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Bolzano
16 febbraio | 19:16

Olimpiadi, le "Sorelle d'Italia" emozionano a suon di medaglie. Bellutti: "Per le donne tantissime difficoltà per emergere. Il professionismo esiste solo per il calcio"

"Una donna, per riuscire a praticare lo sport a livello agonistico, deve superare tantissime difficoltà, selezioni estremamente severe e tante atlete che, magari avrebbero grandi potenzialità, ma non raggiungono grandi risultati a livello giovanile, vengono penalizzate in maniera quasi definitiva. Per fortuna esistono i corpi militari, che sono la spina dorsale del movimento agonistico e permettono alle campionesse di dedicarsi esclusivamente alla pratica sportiva e cui bisogna dire un enorme "grazie""

BOLZANO. Qualcuno, ironicamente (ma non troppo) ha lanciato la proposta, sull'onda delle imprese - stratosferiche - realizzate, una dietro o l'altra, dalle azzurre alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026: perché non modificare l'incipit dell'inno di Mameli, passando da "Fratelli d'Italia" a "Sorelle d'Italia"?

 

Se l'Italia vola nel medagliere e ha già superato il record stabilito 32 anni fa a Lillehammer il merito è soprattutto delle atlete che, sin qui, ne hanno conquistate molte di più rispetto ai "colleghi" uomini.

 

Sia chiaro, non è una gara "interna", tutte hanno un valore eccezionale (le Olimpiadi sono le Olimpiadi), ma è altrettanto innegabile che i "volti" italiani di una spedizione che sta facendo sognare - come non mai - un'intera Nazione sono quelli delle atlete.

 

Federica Brignone ha vinto due ori a dieci mesi di distanza da un infortunio "terribile" che, per il 99% degli atleti, significa fine della carriera, Francesca Lollobrigida ha trionfato due volte dopo essere diventata mamma e aver recuperato da un grave infortunio (e che spettacolo, con buona pace dei "leoni da tastiera" e degli "haters", l'intervista con il piccolo Tommy in braccio: è stato e sarà uno dei momenti più belli dell'intera manifestazione), Lisa Vittozzi ha regalato al biathlon la prima medaglia d'oro olimpica della storia con una rimonta epocale, Arianna Fontana è arrivata a quota 13 ed è la più medagliata di sempre, con Elisa Confortola e Chiara Betti anch'esse straordinarie protagoniste nella staffetta mista di short track.

 

Senza dimenticare Andrea Vötter e Marion Oberhofer nello slittino. E' Grand'Italia, senza dubbio, soprattutto al femminile, perché poi - ma servirebbe un libro - ci sono gli argenti e i bronzi, tantissimi ed entusiasmanti anche quelli.

 

Trionfi che resteranno nella storia dello sport italiano e non solo, perché certe imprese sono ormai oggetto di racconto da parte dei media di ogni angolo del pianeta. "E dovrebbero essere raccontate da un poeta o una poetessa per quanto grandi sono".

 

Antonella Bellutti sa perfettamente cosa significhi vincere una medaglia alle Olimpiadi. Sa benissimo cosa significhi lavorare, per quattro anni, per un unico obiettivo, per essere "al posto giusto, nel momento giusto (e con la forma giusta)" quando serve.

 

Lei che, l'inno di Mameli l'ha cantato sia ai Giochi di Atlanta '96 che quattro anni dopo a Sydney e poi si è tolta lo sfizio di partecipare, come bobbista, alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002, anche nel momento di massima gioia, offre un punto di vista "diverso".

 

Sì, perché oggi è festa grande per le imprese delle azzurre (e ci mancherebbe non fosse così), ma per le donne praticare sport - ad alto livello - in Italia è e resta molto complicato. Il professionismo, non solamente negli sport invernali ma in tutte le discipline che non siano il calcio, infatti non esiste.

 

Se le fuoriclasse che stanno facendo esultare un Paese intero, da Cortina a Milano, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, possono dedicarsi esclusivamente all'agonismo non è grazie al "sistema", ma all'attività dei corpi militari, delle federazioni e della capacità delle singole atlete (e anche degli atleti) di raccogliere sponsor personali.

 

"Qui siamo di fronte all'eccellenza - esordisce -, ad atlete incredibili, fortissime, ma in Italia c'è ancora un grande problema che non è stato mai risolto. Una donna, per riuscire a praticare lo sport a livello agonistico, deve superare tantissime difficoltà, selezioni estremamente severe e tante atlete che, magari avrebbero grandi potenzialità, ma non raggiungono grandi risultati a livello giovanile, vengono penalizzate in maniera quasi definitiva. Insomma, o emergi subito o non hai la possibilità, poi, di rientrare nel giro e di dedicarti solamente allo sport. Per fortuna esistono i corpi militari, che sono la spina dorsale del movimento agonistico e permettono alle campionesse di dedicarsi esclusivamente alla pratica sportiva e cui bisogna dire un enorme "grazie". Sono in poche quelle che "resistono". Con la riforma dello sport del 2023 si sarebbe potuto fare tanto e, invece, il professionismo è solamente per il calcio e non per tutte le altre discipline".

 

C'è una medaglia che l'ha emozionata più di altre?

"Beh, per la storia che ha vissuto Federica Brignone i due ori conquistati sono sensazionali. Alla vigilia sembrava che averle affidato il ruolo di portabandiera fosse un riconoscimento per la sua straordinaria carriera e, invece, la sua forza e la sua serenità le hanno permesso di scrivere due pagine incredibili della storia dello sport, non solamente italiano ma mondiale".

 

Francesca Lollobrigida ha dimostrato che la maternità non è assolutamente un "freno". E che si può essere campionesse e mamme allo stesso tempo.

"A lei è stato fornito il supporto per proseguire l'attività: ha trovato un presidente e una Federazione sensibili che le hanno consentito di andare avanti, ma già questo è un errore perché non dovrebbe essere una "concessione" o che tutto ciò venga "demandato". Dovrebbe essere un diritto. C'è ancora molto da fare, se pensiamo che, nel 2021, la pallavolista Lara Lugli venne addirittura citata per danni dalla sua società perché restò incinta ma non aveva comunicato al club la sua volontà di diventare mamma".

 

Lei che ha provato quell'emozione: cosa significa vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi?

"E' un qualcosa che è difficile da descrivere. Le Olimpiadi sono un evento che entra nelle case di tutti, mentre i Campionati del Mondo sono solamente per gli "addetti ai lavori". La pressione è enorme, diversa da qualsiasi altro appuntamento, esci dalla tua sfera personale ed è tutto più "grande". I Giochi Olimpici si svolgono ogni quattro anni, se si sbaglia ci si può riprovare, ma non tutti, solamente quattro anni dopo, è una sfida nella sfida, che non puoi sbagliare, perché magari non avrai una seconda chance. Il momento della consapevolezza? Quando ti ritrovi sul podio, senti l'inno e la tensione comincia a calare. Lì cominci a capire".

 

Lei è tra le poche, pochissime, atlete che hanno vinto due ori in due edizioni diverse dei Giochi. Meglio quella di Atlanta '96 o quella di Sidney 2000?

"Sono due medaglie d'oro ma dal retrogusto diverso. Entrambe "dolcissime", ma quella di Atlanta è stata la gioia dello stupore. Correvo da pochi mesi, i risultati erano ottimi e sapevo di avere una grande prestazione nelle gambe. Da podio sì, ma non da oro. Quella conquistata quattro anni dopo a Sydney è stata la medaglia della conferma, della gioia di bissare. E' stata una vittoria travolgente: quindi, se devo scegliere, dico Sydney".

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