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Ravanelli capitano coraggioso col "Viareggio" in bacheca: "Il calcio in Tv non lo guardo, preferisco il Montevaccino"

Intervista al ragazzo di Montevaccino (cresciuto nel Calisio e nel Mezzocorona e in estate accostato all'Alto Adige) che ha vinto col suo Sassuolo il trofeo più importante d'Europa a livello giovanile e ora pensa alla Serie A ("mi alleno spesso con Di Francesco e cerco di imparare tutto")

Di Daniele Loss - 30 marzo 2017 - 19:11

TRENTO. Vincere il Torneo di Viareggio? Fatto. Vincerlo dopo aver eliminato Psv Eindhoven, Fiorentina, Inter e Torino e battuto in finale l'Empoli? Fatto. Vincerlo con la fascia di capitano al braccio e potendo, dunque, prima di tutti, alzare al cielo il trofeo? Fatto. Luca Ravanelli ricorderà a lungo, forse per sempre, il 29 marzo 2017. La "Primavera" del Sassuolo, massima espressione giovanile di una società definita provinciale che in poco più di dieci anni è passata dalla serie C2 alla serie A e all'Europa League, ha messo in fila tutte le big della penisola e, dopo un percorso che ha dell'incredibile (quattro gare ad eliminazione diretta vinte ai calci di rigore), si è tolta la soddisfazione di mettere in bacheca uno dei trofei più prestigiosi a livello giovanile del panorama calcistico europeo e, probabilmente, mondiale.

 


 

Nel successo del Sassuolo c'è anche un pezzo di Trentino. Anzi, un bel pezzo di Trentino, visto che il trofeo è stato consegnato nelle mani di Luca Ravanelli, capitano della compagine neroverde e originario di Trento, precisamente di Montevaccino. Due giorni fa avevamo raccontato la storia del 20enne cresciuto nel settore giovanile del Calisio e passato poi, giovanissimo, al Mezzocorona. Poi il passaggio al Parma e, nel 2015, il trasferimento al Sassuolo, per precisa volontà del responsabile del settore giovanile Francesco Palmieri, che prima l'aveva fortissimamente voluto in gialloblù e, dopo essere stato ingaggiato da "patron" Squinzi, non ci ha pensato su due volte e se l'è portato anche in neroverde.

 

La vittoria ai rigori contro l'Empoli (con Ravanelli che ha fallito il suo tiro dagli undici metri), la festa e il rientro già in serata in Emilia. Oggi il calciatore trentino, sfruttando i giorni di libertà concessi dalla società, ha deciso di far rientro a Trento per stare qualche giorno assieme alla famiglia. Poi ci sarà la festa al "Mapei Stadium" e, da lunedì, si tornerà a sudare in vista della ripresa del campionato "Primavera".

 

Ravanelli, cosa vuol dire per un giovane calciatore vincere il Torneo di Viareggio?

 

E' una soddisfazione immensa, non ci sono altre parole per descrivere il mio stato d'animo e quello dei mie compagni in questo momento. Sapevamo che avremmo potuto disputare un buon torneo, ma nessuno di noi pensava che saremmo potuti arrivare sino in fondo e conquistare la vittoria. E' stata una faticaccia: sette partite in due settimane, affrontando prima Psv Eindhoven, Bologna e Pisa nel girone eliminatorio e poi Fiorentina, Inter e Torino, praticamente tutte le favorite, nella fase ad eliminazione diretta. Insomma, un percorso mica da ridere. Siamo stati eccezionali: il nostro è uno splendido gruppo e l'abbiamo dimostrato anche nella finale contro l'Empoli.

 

Ma Scamacca, decisivo anche in finale, è veramente così forte?

 

Fortissimo. Ci ha messo un po' ad ambientarsi, ma da quando si è inserito fa la differenza. E poi, nonostante le qualità e il peso specifico che può avere, è un ragazzo di enorme umiltà.

 

Nel campionato "Primavera" militano altri due calciatori trentini, Andrea Pinamonti, centravanti dell'Inter e grande promessa del calcio italiano, e Fabio Depaoli, in forza al Chievo Verona e ormai stabilmente nel giro della prima squadra. Li ha affrontati durante la stagione e li conosce?

 

Depaoli sì e, infatti, capita anche d'incontrarsi a Trento per fare due chiacchiere e confrontarsi, mentre Pinamonti è stato avversario in campionato (non al Torneo di Viareggio, visto che il giocatore noneso era impegnato con la nazionale, ndr), ma non lo conosco personalmente. Sono due eccellenti giocatori e, non a caso, entrambi hanno già esordito in serie A.

 

A lei quando toccherà?

 

Non lo so, ma io sto lavorando sodo per farmi trovare pronto. Mi alleno spesso con la prima squadra e sono attentissimo ai consigli che arrivano da mister Di Francesco e dai compagni. Ah, sono tutti campioni: quando giochi in serie A vuol dire sei bravo. Punto. Questo sarà il mio ultimo anno in "Primavera" e l'anno prossimo andrò a farmi le ossa in qualche campionato "maggiore", sperando di trovare immediatamente continuità.

 

Ecco, appunto. In estate lei era stato accostato all'Alto Adige, ma poi ha preferito restare alla "Primavera" del Sassuolo. Come mai?

 

Io gioco difensore centrale e il mio è un ruolo delicato. Il rischio era quello di entrare nella rosa, ma poi di essere impiegato poco. Ho scelto di restare qui per poter scendere in campo con continuità: meglio una stagione in più in "Primavera" ma giocando tanto, che fare la "comparsa" in Lega Pro. Da giugno in poi sarà diverso, ovviamente, ma intanto posso dire di essere cresciuto tantissimo negli ultimi mesi.

 

Ravanelli è tifoso del?

Mah, in questo momento non ho una squadra per la quale faccio il tifo. Da giovane seguivo il Milan, ma adesso guardo assai poco il calcio in televisione. La Nazionale sì, ma quello è un altro discorso, mentre non mi appassionano più di tanto le partite. Il pallone preferisco viverlo anziché guardarlo. Quando torno a casa, quando posso, vado al campetto e assisto alle partite del Montevaccino, squadra nella quale milita mio fratello Tommaso. Mi diverte di più che vedere il calcio in Tv.

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