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Sci in metallo e in legno lunghi più di 2 metri. La "Valanga Rosa" e "Azzurra" sul Bondone in versione vintage

A 50 anni dalla prima gara di Coppa del Mondo femminile del Bondone sul Palon si sono sfidati i grandi: da Claudia Giordani a Maria Rosa Quario, da Sabina Panzanini a Dody Nicolussi e poi Thea Gamper, Giustina Demtez, Carlo Senoner, Clotilde Fasolis, Paola Hofer, Wilma Gatta, Piera Macchi e Micaela Valentino

Pubblicato il - 22 gennaio 2017 - 20:08

TRENTO. Cinquant'anni e non sentirli. Nel gennaio del 1967 il Monte Bondone ospitò la prima gara di Coppa del Mondo femminile. Si trattò di un momento storico per lo sci e per il Trentino, che oggi, a cinquant'anni di distanza, è stato celebrato proprio sull'Alpe di Trento, alla presenza di personaggi del calibro di Claudia Giordani, Maria Rosa Quario, Sabina Panzanini, Dody Nicolussi, Thea Gamper, Giustina Demtez, Carlo Senoner, Clotilde Fasolis, Paola Hofer, Wilma Gatta, Piera Macchi e Micaela Valentino. Atleti che in epoche diverse hanno difeso i colori azzurri sulle piste di Coppa del Mondo, personaggi che hanno fatto sognare generazioni di italiani e che si sono meritati ampi spazi su quotidiani, riviste e trasmissioni tv del loro tempo, chi immortalato da immagini in bianco e nero, chi dai colori un po' "slavati" degli anni Settanta e Ottanta o da quelli più fedeli degli anni Novanta.

Ieri si è tenuta la prima edizione del raduno «Sciatori d'Epoca Monte Bondone», che ha messo in palio il 1° «Trofeo Hannes Schneider», al quale sono state unite, grazie allo spirito di iniziativa di Dody Nicolussi e alla collaborazione dell'Apt di Trento, le celebrazioni per il cinquantenario della Coppa del Mondo di sci femminile. L'obiettivo, dopo questo primo passo, è quello di renderlo un appuntamento fisso del calendario invernale, trasformandolo nel raduno annuale ufficiale degli atleti azzurri di ogni epoca, sempre abbinato ad una gara "vintage" (con gli sci di metallo) e ad una "old style" (con gli sci di legno).

 



Sulla pista del Palon si è così messa in moto, per poche ore, una straordinaria macchina del tempo, che ha riportato i presenti indietro di decenni. Il tracciato sul quale sono scesi questi miti dello sci italiano, e  in alcuni casi mondiale, è stato allestito con pali di legno, come avveniva fino agli anni Sessanta, presidiati dagli uomini del Soccorso Alpino, anche loro in divisa rigorosamente d'epoca. In quanto agli atleti, ciascuno ha indossato l'abbigliamento degli anni in cui era in auge. Si sono rivisti sci lunghi oltre due metri, che oggi si possono ritrovare al massimo nelle soffitte o nelle cantine, governati con straordinaria eleganza, abbinati ad attacchi e spesso a scarponi che starebbero bene in un museo dedicato alla storia del Ventesimo secolo.

 


 

All'esterno dello Chalet Lo Sciatore i cultori di cimeli hanno potuto trovare altro pane per i propri denti, grazie all'esposizione di vecchi sci proposta dai fratelli Battaglin, collezionisti di Marostica, che hanno perlustrato persino le discariche per trovare pezzi ormai rarissimi. A dominare la giornata sono stati infine i ricordi che quel clima e quegli oggetti hanno inevitabilmente evocato, racconti e aneddoti di momenti che non torneranno, ma che è importante tenere vivi nella memoria e, se possibile, trasferire alle nuove generazioni. A rievocarli, oltre a tanti atleti, è comparso anche Oreste Peccedi, allenatore della Valanga Azzurra di Gustavo Thoeni.

Per la cronaca, la gara riservata agli sci di legno è stata vinta da Claudio Lanza, che ha usato attrezzi degli anni Quaranta, quella riservata agli sci vintage da Elisabetta Pazzaglia e Massimo Mosele, che si è servito di un bel paio di Roy Racer Pro del 1975.

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