Contenuto sponsorizzato
Attualità | 16 aprile 2025 | 19:00

Treni a idrogeno in Val Camonica: nonostante l’evento pubblico, rimangono i dubbi su trasparenza e interessi in gioco

Trenord sfoggia dati e rassicurazioni, ma le risposte elusive sulle alternative come i treni a batteria (BEMU) non convincono. Pesa l'ombra dei tempi stretti del Pnrr

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Oltre 120 persone si sono riunite, lunedì 14 aprile, a Edolo per l'incontro pubblico sul futuro a idrogeno della ferrovia della Val Camonica. Un segnale forte dell'interesse della popolazione per un progetto destinato a cambiare il volto della mobilità locale. Trenord rappresentata dall'Ing. Erba, si è presentata all'appuntamento preparatissima, rispondendo per oltre un'ora a quesiti mirati, molti dei quali anticipati dagli organizzatori dell'evento.

 

Con un notevole "sfoggio di numeri, tabelle e planimetrie", come riferito da alcuni presenti, l'Ing. Erba ha argomentato diffusamente sulla bontà tecnica e sulla sicurezza del progetto idrogeno, illustrando il funzionamento dei convogli Alstom Coradia Steam in arrivo e i dettagli degli impianti. Tuttavia, questa preparazione mirata, se da un lato ha fornito molte informazioni tecniche, dall'altro ha lasciato insoddisfatti diversi partecipanti su alcuni nodi cruciali, evidenziando la mancanza in sala di una controparte tecnicamente "ferrata" in grado di sostenere un contraddittorio approfondito.

 

La criticità principale emersa riguarda proprio la giustificazione della scelta tecnologica. Alla domanda diretta sul perché non sia stata seriamente valutata l'opzione dei treni elettrici a batteria (BEMU), già operativi su linee simili e prodotti da aziende come Stadler o Siemens, la risposta di Trenord è stata spiazzante: "Nessun costruttore ha valutato tale opzione per la nostra linea". Un'affermazione che ha sollevato più di una perplessità tra chi segue il dibattito sulle tecnologie ferroviarie alternative, apparendo quasi come un modo per eludere un confronto diretto sui meriti comparati delle due soluzioni. Come osservato da alcuni commentatori a margine dell'incontro, per progetti di tale portata ci si aspetterebbe una valutazione comparativa preliminare seria tra diverse tecnologie e diversi fornitori ("competitive bid"), non l'adozione della soluzione proposta da un unico attore.

 

Analogamente, di fronte all'obiezione sui problemi tecnici e sui ripensamenti riguardo ai treni a idrogeno in altre regioni europee, come la Bassa Sassonia, la replica si è concentrata sulle "nuove tecnologie" dei convogli Alstom destinati alla Val Camonica, che dovrebbero superare le criticità precedenti. Una rassicurazione basata sulla fiducia, difficile da contestare tecnicamente su due piedi, ma che rinvia la verifica alla prova dei fatti.

 

Al di là delle scelte tecnologiche, resta il nodo di fondo, sollevato da più parti: il nuovo treno a idrogeno, pur innovativo, rischia di non risolvere – e per alcuni aspetti potrebbe persino aggravare per via dei costi operativi molto più alti delle soluzioni tradizionali – le carenze strutturali storiche della Brescia-Edolo (tempi di percorrenza, tratti a binario unico, capacità limitata). Si tratta di problemi infrastrutturali che nessuna tecnologia di trazione, da sola, può sanare ma che possono essere aggravati dalle difficoltà comportate dall’idrogeno, che impone sfide tecniche ed economiche non indifferenti. 

 

L'incontro ha quindi informato la popolazione, ma "sentendo solo una campana", come ha commentato un partecipante. Sullo sfondo, aleggia la scadenza stringente di fine giugno 2026 imposta dal PNRR per il completamento dei lavori, un fattore che potrebbe aver influenzato la profondità delle valutazioni preliminari sulle alternative tecnologiche. Un altro dubbio espresso dai comitati è quello di utilizzare la linea come esperimento atto a creare domanda dell’idrogeno, ad oggi altamente non competitivo dal punto di vista economico per tutte le applicazioni nelle quali si può pensare di utilizzarlo. Essendo la linea una risorsa preziosa per il territorio, il comitato idroge-NO sostiene che le ingenti quantità di risorse economiche spese per questo esperimento avrebbero potuto essere spese per il suo miglioramento funzionale.

 

Mentre si attende di poter "toccare con mano" i nuovi convogli, magari con visite dedicate per valutarne anche aspetti pratici come il trasporto bici, tra i cittadini e i comitati locali resta viva la richiesta di maggiore trasparenza sulle decisioni prese e la volontà di continuare a monitorare il progetto, esprimendo dissenso informato sulle criticità percepite, in attesa dell'inevitabile inaugurazione "in pompa magna". Da segnalare, infine, il disappunto per il mancato collegamento online della serata, che ha impedito la partecipazione a distanza delle figure tecniche in grado di fare da contraltare all’ing. Erba, attribuito dall'Amministrazione a problemi tecnici con giustificazioni definite "fiacche" da alcuni.

 

La necessità di un confronto civile, e del coinvolgimento dei territori nei processi decisionali, sembra sempre di più una necessità per le aree interne dove vengono calati dall’alto progetti che spesso lasciano senza risposta tanti interrogativi sulla trasparenza e sugli interessi in gioco delle istituzioni promotrici.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 15 settembre | 13:15
Tensione a Roma, in Conferenza unificata, sul tema dei finanziamenti per la montagna. Il confronto serrato, finito [...]
Idee
| 15 settembre | 12:15
Qualcuno ha criticato la scelta dell'attore di postare le fotografie di un territorio che durante l'alta stagione [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato