A Livigno si scia tra le case, ma in molti credono che le immagini siano false: "Bufala: neve nelle strade e niente sui tetti?". La crescente difficoltà a orientarsi tra reale o artificiale

Ieri sera si è svolta a Livigno l'annuale gara di sci nordico tra contrade. Un'iniziativa, in parte discutibile, di cui abbiamo però già scritto. Ora, tuttavia, desideriamo soffermarci su una particolare dinamica sollevata sui social dalla manifestazione: numerosi utenti, non conoscendola e vedendo per la prima volta le immagini sul web, si sono riversati sui profili delle pagine interessate per dare voce al loro scetticismo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ieri sera si è svolta a Livigno l'annuale gara di sci nordico tra contrade. Per conservare la neve, è stato necessario stoccare quella dell'inverno precedente attraverso la tecnica dello snowfarming: a fine stagione viene accumulata in grandi mucchi, poi isolati con un sistema a più strati che ne favorisce la conservazione.
Un'iniziativa in parte discutibile, su cui abbiamo già espresso alcune considerazioni in questo articolo.
Ora, tuttavia, desideriamo soffermarci su una particolare dinamica sollevata sui social dalla manifestazione: numerosi utenti, infatti, non conoscendola e vedendo per la prima volta le immagini sul web, si sono riversati sui profili delle pagine interessate per dare voce al loro scetticismo:
"Senza dubbio è un fotomontaggio: neve nelle strade e niente sui tetti?", o ancora, per citare un secondo esempio: "Bufala, sui tetti nulla".
Ci siamo a quel punto chiesti: ma chi scrive così è uno sciocco?
Dal nostro punto di vista assolutamente no: non hanno fatto altro che confermare la crescente difficoltà a orientarsi tra reale o artificiale. Ormai ogni scatto capace di evidenziare situazioni inusuali genera diffidenza.
Questo da un lato a causa di una crescente promiscuità, all'interno delle piattaforme social, tra fotografie reali e immagini generate (in tanti ancora evitano di precisare che una tale immagine non è il risultato di una fotocamera, ma di un chatbot); dall'altro a causa di un utilizzo eccessivo dell'AI, anche laddove non ce ne sarebbe la necessità: è come se avessimo sviluppato una forma di dipendenza che, a mio parere, ha a che vedere con una questione di carattere terminologico.
Se a suo tempo avessimo adottato la formula "assistenza artificiale" forse questa dipendenza sarebbe inferiore; forse i chatbot verrebbero semplicemente intesi come una formidabile tecnologia a nostro supporto/servizio al fine di accelerare processi macchinosi e ripetitivi.
Chiamandola "intelligenza artificiale", tuttavia, le cose cambiano, poiché andiamo a percepirla come uno strumento capace di sostituirci, colmando lacune intellettive: in altre parole deleghiamo a un software lo sforzo creativo.
Tale dinamica è da osservare con estrema attenzione perché, con la riduzione della creatività, il pensiero va uniformandosi. Questo può incidere su un sistema democratico, la cui salute dipende da una ricca coesistenza di idee, spesso esito di una corretta informazione.
E qui torniamo al punto di partenza: in un mondo in cui informazioni corrette e informazioni artefatte entrano nella stessa tinozza, mischiandosi in continuazione, aumenta il rischio di abboccare alle fake news oppure di sottovalutare fatti concreti.
Una situazione ideale per chi vede nello spaesamento un modo per guadagnare consensi.











