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Attualità | 28 agosto 2026 | 12:00

Nonostante il gran caldo dell'ultima estate, una striscia di neve si snoda tra le strade di Livigno per una gara di sci nordico. Come possono, tali eventi, offrire al turista una maggiore consapevolezza del territorio?

Non bisogna soffermarsi solo sulle strategie per la conservazione della neve utilizzata (snowfarming) o sull'efficacia energetica dei mezzi adoperati per trasportarla e batterla. Risulta infatti importante sviluppare una riflessione di carattere educativo, soprattutto se consideriamo che il turismo - come riconosce l'Omt (Organizzazione Mondiale del Turismo) - dovrebbe svolgere anche un ruolo educativo e formativo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

27 agosto 2026, Livigno. Un'estate di gran caldo sta per giungere al termine, ciononostante tra le strade del paese si snoda una striscia bianca di neve, accuratamente battuta, pronta a essere sciata in occasione dell'annuale gara di sci nordico tra contrade.

 

Livigno è una località notoriamente fredda e non solo per l'elevata altitudine (si trova a circa 1800 metri di quota), ma anche per la particolare conformazione geografica del territorio circostante. Ciononostante, affinché la neve riesca a superare estati sempre più torride (c'erano 19.4 C° al momento della posa della neve, come testimonia la pagina TuttoLivigno) è necessario stoccare quella dell'inverno precedente attraverso la tecnica dello snowfarming: a fine stagione viene accumulata in grandi mucchi, poi isolati con un sistema a più strati che ne favorisce la conservazione.


Ma il punto è un altro, e invita a non soffermarsi solo sulle strategie per la conservazione della neve o sull'efficacia energetica dei mezzi adoperati per trasportarla e batterla. Risulta infatti importante sviluppare una riflessione di carattere educativo, soprattutto se consideriamo che il turismo, come riconosce l'Omt (Organizzazione Mondiale del Turismo), dovrebbe svolgere anche "un ruolo educativo e formativo".

 

Come possono, tali eventi, contribuire alla crescita personale e alla consapevolezza territoriale del turista?

 

Questa iniziativa - che, risalendo agli anni Ottanta, non può di certo annoverarsi tra le tradizioni di lunga data - sembra offrire una dimostrazione plastica dell'inquietudine con cui si vive il presente. Un presente che, in modo evidente, facciamo fatica ad accettare.

Bramiamo la neve in agosto, quando il carattere stagionale della montagna offre diverse e altrettanto pregevoli possibilità.
Poi quando si fanno strada le temperature algide e pungenti dell'inverno, emigriamo in qualche isoletta tropicale, alla ricerca del caldo e di un'abbronzatura rinnovata.
 
Inseguiamo il futuro e trascuriamo il presente. Così le stagioni scorrono rapide in questa rincorsa senza fine, causata da un appagamento che sembra irraggiungibile. 
Intanto il presente, trascurato, sta accumulando scorie sociali e ambientali. Prima o poi consegnerà il conto. Sarebbe bello riuscire a pagarlo con i proventi di un certo modo di "fare turismo": ma non credo sia possibile.

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