La vipera si era infilata nel giardino e aveva morsicato il cane sul labbro. "Lo sentivo abbaiare in lontananza, poi più nulla. Dopo due giorni di ricovero, mi dissero che era in serio pericolo di vita"

Una corsa contro il tempo per il pastore abruzzese e per la sua proprietaria: "Mi hanno consigliato di trasferirlo in un centro medico all'avanguardia a Tolentino, dove avrebbero potuto fargli le trasfusioni se necessario"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Per Maria Cristina e il suo pastore abruzzese maremmano, "Orso", l'incubo inizia lunedì 24 agosto, quando il malcapitato cane ha deciso di dare la caccia a una vipera che si era intrufolata nel giardino della loro casa nelle Marche.
"Lo sentivo abbaiare in lontananza", racconta la proprietaria del cane in un post sulla sua pagina Facebook. "Poi, all'improvviso, più nulla". Dopo pochi minuti il cane è corso dalla padrona guaendo disperatamente. "La sua era una richiesta di aiuto".
Nel giro di pochi minuti, Maria Cristina chiama la clinica veterinaria Sant'Anna. "Istintivamente sapevo che era una situazione di emergenza". Ci vogliono circa 40 minuti perché in auto raggiungano il veterinario a Fabriano, e Orso, nel giro di un'ora e mezza, viene ricoverato.
Arriva il responso tanto temuto: "La vipera lo aveva morsicato al labbro destro e il muso era già molto gonfio e molto dolorante". Occorre un trattamento con cortisone, antistaminico, antinfiammatorio, antidolorifico e antibiotico.

A fare compagnia al cagnolone durante la terapia è il marito di Maria Cristina, Fabrizio. Rimane lì per due giorni, dalla mattina alla sera nella clinica di Fabriano, vicino al povero maremmano dolorante. Poi, la situazione sembra aggravarsi.
I veterinari spiegano ai padroni che, dal momento che il veleno di vipera non solo colpisce fegato e reni ma modifica anche la coagulazione del sangue, il cane era esposto ad un serio rischio di trombosi e – dunque - in gravissimo pericolo di vita.
"Su loro consiglio lo abbiamo trasferito in un centro medico all'avanguardia a Tolentino. Se fosse ulteriormente peggiorato - spiega Maria Cristina - gli avrebbero potuto fare delle trasfusioni e all' occorrenza metterlo in dialisi".
L'ansia è molta, i due coniugi non saprebbero cosa fare senza il loro grande compagno di vita. "La guerra che abbiamo vissuto – scrive la padrona - è disegnata sul nostro volto che porta le ferite causate da preoccupazione, dalla stanchezza, dall'incertezza di come sarebbe andata a finire".

Ma Orso è forte e la storia - mercoledì 27 agosto - si conclude a lieto fine.
"Con la competenza e la dedizione di tutti i medici veterinari che ci hanno seguito, Orso è riuscito a riprendersi e a far rientrare i valori nella norma e ieri pomeriggio è stato dimesso e lo abbiamo portato a casa".
Il povero Orso è provato ma è se la caverà. "È ancora qui accanto a noi, che con tutto l'amore e l'attenzione siamo sicuri che ritornerà il cagnone felice di qualche giorno fa".
Se ce l'ha fatta – ricordano i medici veterinari – è stato grazie all'intervento rapidissimo e al fatto che è un cagnone di taglia grande, altrimenti chissà come sarebbe andata a finire. Questa – ci sembra – è un'informazione importante per chiunque si dovesse trovare in situazioni analoghe, specialmente in questa stagione in cui questi casi sono così frequenti.
"Grazie a tutti i professionisti meravigliosi, alla nostra famiglia e ai cari amici che con le loro influenze positive ci hanno dato una mano. Ora affronteremo questo periodo di convalescenza nel migliore dei modi".












