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Attualità | 01 settembre 2026 | 06:00

Il rifugio ha chiuso, ma continua a essere frequentato da centinaia di affezionati: "Se mi avessero detto di un'estate senza Marinelli, non ci avrei mai creduto"

"Ieri passavo in zona e volevo respirare la strana aria di un rifugio Marinelli incredibilmente chiuso". Il rifugio Marinelli, a 2122 metri di quota, quest'estate si è presentato drammaticamente chiuso. Per i friulani (ma non solo) è un importante punto di riferimento. Ciononostante, accanto alla struttura è stata realizzata una nuova strada d'alta quota

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La terrazza con i tavoli accatastati, le imposte chiuse, la porta serrata. Persone sedute in terrazza, a terra, o appoggiate alla staccionata, che si godono una pausa dopo un trekking. Sopra, il Coglians, la montagna più alta del Friuli Venezia Giulia. Il rifugio Marinelli, a 2122 metri di quota, quest’estate si è presentato così. Drammaticamente chiuso.

 

È il rifugio friulano più antico: fu inaugurato il 22 settembre 1901 grazie alla spinta decisiva del geografo Giovanni Marinelli, fondatore e poi presidente della Società Alpina Friulana. L’obiettivo, da subito, era quello di avere un punto d’appoggio per le esplorazioni e le salite sul Coglians e sulle più imponenti cime della zona, come la Creta di Collina e la Creta delle Chianevate. Fu distrutto durante la Prima guerra mondiale, ricostruito, ampliato, nel 1927, ristrutturato nel 1974 e nel 2001. Oggi è dedicato a Giovanni Marinelli e a suo figlio Olinto, anche lui, come il padre, geografo e presidente della Saf. 

 

Sono passata al Marinelli almeno tre volte quest’estate. In discesa dal Coglians, dopo la salita lungo la ferrata. Di passaggio, affrontando il Sentiero Spinotti. E poi semplicemente per salire a vedere com’era lassù, dopo aver raggiunto il lago Volaia, poco distante. C’era sempre qualcuno, tanti si erano posti il Marinelli come meta. Qualcosa che negli anni scorsi era un classico e ora, con il rifugio chiuso, pare strano. Ma ribadisce l’affetto e la passione che ci sono per rifugio e per il Coglians. 

 

La conferma arriva anche da Omar Gubeila, accompagnatore di media montagna, blogger de Ai piedi delle Carniche, autore, insieme al videomaker Davis Solerti, del progetto “Traversata Carnica: montagne, genti, storia”. È un video racconto, disponibile su Youtube, che presenta l’Alta Via lungo le Alpi Carniche, privilegiando il settore italiano, meno conosciuto. Il grande protagonista dell’Alta Via è il Coglians. E sino all’anno scorso lo era anche il Marinelli. Omar, che ha un passato da rifugista, passa spesso lassù. E ha voluto condividere questo pensiero. 

 

“Ieri passavo in zona e volevo respirare la strana aria di un rifugio Marinelli incredibilmente chiuso. Incredibile, perché se mi avessero detto di un'estate con quel rifugio chiuso, uno dei più importanti del Friuli Venezia Giulia, non ci avrei di certo creduto. Eppure. In uno dei posti più belli delle Alpi Carniche ieri sostavano nel terrazzo una quindicina di persone e altre arrivavano da valle anche se l'ora era già piuttosto avanzata. Le vecchie bandierine tibetane sventolavano, ma tutto aveva un sapore triste, a tinte sbiadite. Non c’era certo l'atmosfera a cui la storica gestione ci aveva abituati. Unico colore acceso: la rete arancione di un cantiere lì vicino. Oltrepassata da numerosi escursionisti, sono voluto andare a vedere il tracciato al tempo tanto osteggiato. Perché nel frattempo, comunque, i lavori sono andati avanti. Furono raccolte 16.000 firme contro quest'opera, si espressero associazioni di vario tenore e anche l'allora sindaco di Paluzza. L'assessore di turno disse: 'C’è bisogno di creare un asse di sicurezza nel caso la viabilità esistente diventasse inservibile'. Oggi vedo il risultato di questa idea, che di certo non creerà un asse viario utile in caso di necessità: pendii e sede stradale troppo stretti, siamo a 2000 metri. Solo un pazzo passerebbe in jeep su e giù di là, quindi nemmeno per i soccorsi sarà utile. Un taglio al versante all'interno di una zona S.I.C., nel parco intercomunale del Monte Terzo”. 

 

La situazione è davvero questa. Promoturismo Fvg investe nella promozione del progetto di comunicazione della traversata carnica di Omar e Devis e, al tempo stesso, il Marinelli è chiuso e la storica mulattiera che parte dal laghetto di Plotta è stata trasformata in un'inedita strada. Dalla casetta di servizio del rifugio appare questa ferita nella montagna che scende verso il laghetto e verso il But, a valle. La rete di cantiere, ciondolante, sembra quasi voler celare la strada. Una strada che non ha reali ragioni, considerando che il rifugio è raggiungibile con l’automobile da Collina di Forni Avoltri e che per quasi sei mesi la zona non è transitabile a causa di ghiaccio e neve. È un inutile sfregio a un ambiente di alta montagna, fragile e vulnerabile. Un ambiente che per di più è protetto dall'Unione Europea e dal Comune di Paluzza. 

 

“Il Marinelli è parte della storia della montagna, è un rifugio di quelli che funzionano, che sono frequentati, e ha una posizione strategica: è una tappa fondamentale per chi affronta la Traversata Carnica e per chi vuole salire al Coglians limitando il dislivello giornaliero. Tenerlo chiuso significa scombinare i piani degli escursionisti e farli fermare al rifugio austriaco, al lago di Volaia”, chiosa Omar. Che poi aggiunge. “Capisco le difficoltà di prendere un rifugio in gestione, c’è una burocrazia enorme, a livello fiscale non è certamente facile. Forse è giunto il tempo di ripensare le regole, di rendere il lavoro del gestore meno gravoso, almeno a livello normativo”.  

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