Turisti in abiti da sera e tacchi a spillo in riva al lago. Il motivo? Lunghi shooting fotografici. Sulle Dolomiti va in scena il turismo della vanità e dell'ostentazione

Un viaggio tra il lago di Braies e Cortina, per osservare da vicino due tra le più visitate aree delle Dolomiti. La forza dei social attrae flussi dal Medio e dall'Estremo Oriente, mentre nella Perla delle Dolomiti colpisce la "divisa da montagna" che in tanti indossano: non per un'escursione, ma per sfilare davanti alle vetrine dei grandi marchi della moda

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Lunghe, lunghissime pose da essere postate sui social, abito da sera e tacco a spillo in riva al lago nel pieno pomeriggio: è la divisa da terra alta ai tempi del turismo della vanità, dell'apparenza. Un turismo non di rado "mordi e fuggi". Così visitare oggi le località più rinomate delle Dolomiti (e, più in generale, delle Alpi) può diventare un'esperienza nell'esperienza, punto privilegiato di osservazione di alcune forme di stereotipo e di una certa standardizzazione comportamentale dei visitatori.

Frammenti di un recente viaggio tra alcune delle zone più visitate delle Dolomiti portano innanzitutto a considerare l'importante ruolo dei residenti all'interno di un territorio montano. Un valore non solo in termini di mantenimento dei servizi essenziali, ma anche perché può garantire quel difficile equilibrio tra la qualità della vita e la sostenibilità delle destinazioni. Un progressivo ritiro degli abitanti per fare spazio a frotte sempre maggiori di turisti rischia quindi di modificare in modo irreversibile un territorio.
Il caso Braies
Già molto apprezzato, il salto di notorietà del lago è dovuto alla serie televisiva Un passo dal cielo. Poi i social hanno completato l'opera. Un'affluenza tale da costringere gli amministratori locali a implementare e sviluppare politiche di contenimento dei flussi con la prenotazione obbligatoria e la riduzione degli accessi alle auto private dopo le 9.00 del mattino e prima delle 16.00 del pomeriggio. Il tutto gestito all'imbocco della valle da una sorta di dogana, presidiata dalle forze dell'ordine, con stanga e lettura delle targhe.

L'indicazione è di prenotare preferibilmente online, ma è stata ricavato un info-point in un piazzale per quelle persone che non si sono premunite di ticket di accesso. Un "biglietto" non proprio economico: 44 euro per le auto (tariffa che si alza per i mezzi superiori ai 2,20 metri) che comprende il permesso di transito, il parcheggio, la navetta in valle (se necessario) e un buono per i ristoranti e gli shop dal valore di 22 euro. Poi ci si affida ai vari parcheggi (piuttosto costosi pure quelli) presenti a ridosso del lago. Più economico invece se si sceglie di arrivare con i bus da Monguelfo e Dobbiaco (si parte da 13 euro e ci sono pacchetti famiglia).
L'impatto visivo dell'avvicinamento al celebre lago è notevole. Un fiume di visitatori. La maggior parte si ferma alla spiaggia che si incontra appena raggiunto lo specchio d'acqua. In molti noleggiano le barche a remi e, di conseguenza, è grande il traffico nelle acque del lago (quest'anno sofferente a causa della siccità, tanto che l'iconica palafitta è sostanzialmente all'asciutto). I costi sono piuttosto alti ma si può aspettare fino a 2 ore in alta stagione prima di noleggiare un'imbarcazione.

Il giro del lago? Un'"avventura" che sembra interessare a pochi.
Il lago di Braies viene scelto sempre più spesso come set matrimoniale. Ciak si gira o, meglio, si scattano centinaia di fotografie tra brevi passeggiate in spiaggia, sorrisi e amore.
Se i visitatori più sbrigativi si fermano appena qualche minuto, tempo di scattare l'iconica foto, c'è anche chi ha un'approccio più "professionale: si possono così assistere a lunghissimi (ma davvero lunghissimi e improvvisati) shooting fotografici. Turisti in abiti da sera e tacchi, pose a non finire tra profilo destro, profilo sinistro e l'infinito elenco di possibilità alla ricerca di quello scatto perfetto da pubblicare sui social. Una sequenza di comportamenti ormai standardizzata.
Molti gli italiani - il periodo è un po' quello delle ferie nel nostro Paese -, ma moltissimi anche i turisti stranieri, in particolare arabi e giapponesi (viene da chiedersi quale sia in questo caso la forza promozionale impiegata, tra social e campagne marketing istituzionali, per attrarre mercati complessi o così lontani). Il programma che accomuna la gran parte dei visitatori che si recano al lago di Braies, a prescindere dalla provenienza, prevede quindi fotografie (tante fotografie) e giro sulla barchetta.
Se si sale verso Prato Piazza invece il pubblico cambia. C'è un secondo "posto di blocco" a Ponticello. Da lì bus fino in quota. Si deve faticare per raggiungere le varie cime e il pubblico è già diverso.

Tappa a Cortina
La seconda tappa di questa visita ci porta tra le vie di Cortina, il cui fascino - nonostante tutto - rimane ancora integro. Per molti, l'attrattività della "perla delle Dolomiti" sembra riflettersi nell'immaginario da "cinepanettone" che su di essa si è sedimentato: di conseguenza tra le sue vie va in scena una sorta di esibizione del proprio status.
Tanti sembrano trasformarsi, come se andassero a indossare una sorta di "divisa da montagna": e allora camicia a quadretti (rossi o azzurri), gilet di pile (marrone d'ordinanza), foulard con le stelle alpine al collo, pantaloncini corti, possibilmente scamosciati, calzettoni e pedule da qualche centinaio di euro (il cappello a tesa larga è un optional). Preferibilmente si dovrebbe camminare accompagnati da ordinatissimi barboncini toy color caramello.
Per qualche strana ragione ci si deve travestire per passeggiare avanti e indietro per Corso Italia, tra grandi marchi e firme importanti della moda.
Rispetto a Braies, sembra essere una tipologia di turista leggermente diversa: innanzitutto una permanenza prolungata non è proprio per tutti, perché i prezzi sono calibrati su un turismo altospendente; l'offerta è adeguata a tasche profondissime. Questa dinamica dovrebbe portare a qualche riflessione sulla tenuta sociale del paese, che nel lungo periodo potrebbe vacillare a causa (anche, ma non solo) di un divario esagerato tra il costo della vita e le possibilità dei residenti.
D'accordo, numeri sempre importanti, il turismo può essere un traino per l'economia e non si deve smettere di investire in questo settore, ma ci si dovrebbe fermare a riflettere sugli equilibri. Il numero dei residenti è infatti in costante decrescita: un calo demografico che sembra accomunare quelle località montane ad alta densità turistica che si stanno strutturando attorno ai bisogni dei visitatori, più che a quelli della comunità locale. Questo può spingere gli abitanti a cercare altrove opportunità lavorative più stabili, ma, soprattutto, un costo della vita più sostenibile (qui un approfondimento de L'Altramontagna). Ma questo è un altro capitolo.











