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Attualità | 26 settembre 2026 | 06:00

In tanti deridono chi si mette in coda per il bus delle Tre Cime di Lavaredo, ma si tratta dell'opzione consigliata. I problemi di queste file sono altri, vediamo perché

"Una soluzione pratica per evitare lo stress del traffico e della ricerca parcheggio" promette il sito di Dolomitibus, che gestisce le navette che collegano Misurina al rifugio Auronzo, ai piedi delle Tre Cime. Quest'estate, la folla alla fermata ripresa in molti video si è fatta emblema dell'ennesimo risvolto negativo generato dal turismo di massa in alcune località di montagna. Queste scene rappresentano però la punta dell'iceberg di problematiche meno evidenti

"La strada delle Cime di Lavaredo, si afferma, diventerà famosa in tutto il mondo, porterà migliaia e migliaia di turisti. Verranno sì lunghissimi cortei di macchine italiane e forestiere, verranno franchi, dollari e sterline. E dopo? Si è sicuri che dopo il conto torni?", scriveva Dino Buzzati nel 1952.

 

Prosegue, con l'obiettivo di osservare le dinamiche turistiche che stanno coinvolgendo le Dolomiti, la nuova rubrica Le Dolomiti nell'era dell'overtourism a cura di Pietro Lacasella e Valentina Ciprian. 

 

Quest’estate hanno fatto il giro del web i video delle centinaia di persone in fila nei pressi del lago di Misurina, in attesa di poter salire a bordo dei bus navetta diretti al rifugio Auronzo, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. 

 

Quelle immagini condivise sui social hanno totalizzato moltissime visualizzazioni e, a giudicare dai commenti, hanno scatenato indignazione e insofferenza verso le lacune del servizio di trasporto, ma, soprattutto,  nei confronti dei turisti, della sovraesposizione di alcuni luoghi e della concentrazione dei flussi che tendono a convergere su determinate mete, sempre più inflazionate. La semplice inquadratura della folla in coda alla fermata si è in breve tempo fatta emblema dell’ennesimo risvolto negativo generato dal turismo di massa in alcune località di montagna. 

 

A Misurina scene simili si sono ripetute spesso negli ultimi mesi, ben oltre il periodo che tradizionalmente viene considerato di “alta stagione”, e rappresentano forse la punta dell’iceberg di dinamiche che riguardano strategie di gestione turistica, capacità di carico e progetti di nuove infrastrutture (si parla di realizzare una cabinovia da Misurina). 

 

Per comprendere cosa stia succedendo nella zona delle Tre Cime - uno dei cosiddetti hotspot dell’overtourism dolomitico, ma per me anche una zona che frequento da decenni e la cui evoluzione mi incuriosisce e mi tocca da vicino - abbiamo quindi scelto di andare sul campo. 

 

Uno di quei bus navetta, su cui siamo saliti in una mattina di fine settembre, è diventato un favorevole punto di osservazione, condiviso insieme ai passeggeri in viaggio verso  il lembo d’asfalto più vicino alle vertiginose pareti meridionali delle Tre Cime.


La situazione alla fermata di Misurina il 19 settembre 2026

La strada delle Tre Cime di Lavaredo

Come spiegava Pietro Lacasella in questo primo reportage, ci sono diversi modi per raggiungere questa meta, oltre a svariati itinerari escursionistici che partono dai fondovalle. 

 

Proprio lungo la linea di cresta delle Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen, in tedesco) corre l’attuale confine tra la provincia di Belluno e quella di Bolzano. Sul versante veneto, nel territorio del Comune di Auronzo di Cadore, si snoda una strada asfaltata lunga circa 7 chilometri che, dalla zona di Misurina e dal lago di Antorno, sale fino al rifugio Auronzo. Segue un’apertura stagionale ed è delimitata da un casello: i mezzi privati possono superarlo, solo previa prenotazione, al fine di usufruire del parcheggio a pagamento posto all’arrivo, in prossimità dal rifugio. La prenotazione per i privati è stata introdotta nell’estate 2025, come soluzione alle lunghe code che si formavano alla sbarra ogni volta in cui il parcheggio del rifugio Auronzo era pieno (cioè molto spesso, nelle recenti estati, con conseguenze facilmente immaginabili in termini di inquinamento e caos). 

 

È questa la via d’accesso preferita dai più, perché permette di arrivare più velocemente e con minor fatica al punto di partenza del giro delle Tre Cime (l’escursione ad anello attorno ai tre giganti di roccia) e anche ad ammirare due degli scorci che, ormai, accompagnano l’immaginario dei monti pallidi nel mondo: le Tre Cime sì, una delle immagini da cartolina più classiche delle Dolomiti tanto da poterne rappresentare un simbolo universalmente riconosciuto, ma anche il “viewpoint” sui Cadini di Misurina, un punto panoramico reso celebre da Instagram.  


Persone in attesa al "viewpoint" dei Cadini di Misurina

 

I bus navetta

La strada viene utilizzata anche dai bus navetta: il servizio è gestito da due aziende diverse del trasporto pubblico locale, una bellunese e una altoatesina. Le due aziende seguono rotte distinte e, negli anni, hanno fatto scelte differenti. 

 

La mobilità pubblica in Alto Adige (Sad) prevede una linea dedicata (la numero 444, attiva dal 31 maggio all’11 ottobre 2026) con capolinea a Dobbiaco e al rifugio Auronzo o una navetta da Sesto e San Candido; è necessario prenotare in anticipo il proprio posto, acquistando il biglietto online. Inoltre questi bus non effettuano fermate a Misurina o al lago di Antorno, servendo di fatto soltanto chi sale (e scende) in territorio altoatesino. I prezzi per un adulto vanno dai 16 euro da Dobbiaco (22 euro per andata e ritorno) e 27 euro da Sesto (37 euro andata e ritorno). 


Le navette parcheggiate al rifugio Auronzo

L’azienda bellunese Dolomitibus ha predisposto la navetta Tre Cime di Lavaredo, che collega Misurina al Rifugio Auronzo, con fermata intermedia al lago di Antorno. Il servizio è operativo dal 30 maggio al 4 ottobre 2026, con corse che variano a seconda dei periodi (ridotte da settembre). Il prezzo è di 10 euro per il biglietto giornaliero. Sono previsti alcuni collegamenti con Auronzo di Cadore e Cortina d’Ampezzo, ma la vera fermata di partenza si trova nei pressi del parcheggio di Misurina, dove si formano lunghe code alla fermata, in modo probabile a causa dell’assenza di un sistema di prenotazioni e di una domanda che evidentemente supera di molto l’offerta. 

 

“Lascia l’auto, vivi la montagna. Dal 30 maggio torna il servizio giornaliero Navetta Tre Cime di Lavaredo, il collegamento diretto pensato per raggiungere in modo semplice e sostenibile uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti”, promette il sito di Dolomitibus, “una soluzione pratica per evitare lo stress del traffico e della ricerca parcheggio”.  

 

Per quanto riguarda la sostenibilità rispetto all’auto non abbiamo dubbi, ma sulla praticità e semplicità qualche perplessità ci viene. La prima criticità che riscontriamo salendo sull’autobus che parte da Auronzo è il carattere frammentato e confusionario delle informazioni, talvolta discordanti o non aggiornate, che si trovano sul sito web e sui cartelli in loco. Se non sono immediate da decifrare per noi che conosciamo il territorio e sappiamo orientarci, come abbiamo potuto constatare risultano ostiche per il pubblico internazionale che usufruisce del servizio. 


I cartelli con gli orari estivi delle navette

Così, è l’autista a dover sopperire alle lacune comunicative e organizzative diventando un tuttofare: oltre a guidare la navetta, a ogni fermata spiega come fare il biglietto (con pagamento contactless per il ticket da 10 euro), vende i biglietti a fasce chilometriche per chi sale prima di Misurina (con pagamento in contanti), fornisce informazioni ai tanti turisti disorientati che si rivolgono a lui nelle lingue più disparate e cerca di sedare gli animi di chi è spazientito dalla lunga attesa. Il tutto mantenendo la calma, senza cedere all’esasperazione (anche se ne avrebbe tutto il diritto). Conoscendo le difficoltà strutturali del trasporto pubblico bellunese e la cronica carenza di autisti, il suo modo di lavorare è davvero encomiabile. 

 

Appena saliti, è lui ad accoglierci a bordo spiegando come validare correttamente il biglietto; quando gli chiediamo come stia andando si esprime con spontaneità: “Vedrete più in su, a Misurina. È un disastro, da impazzire!”, aggiungendo di aver preso servizio da un paio di settimane e di non essere quindi in grado di stilare un bilancio dell’intera estate.

 

La famosa fila alla fermata del bus navetta

In breve capiamo cosa intende con “disastro”: superato il lago di Misurina, ancora avvolto nella nebbia del primo mattino, il bus svolta a destra verso l’imbocco della strada per le Tre Cime ed è lì, alla fermata di fronte al parcheggio, che si materializza una di quelle code che finora avevamo visto solo sui social, nei reel. Sono circa le 8.30 di un sabato di fine settembre e un serpentone umano, intorpidito dal freddo e dal sonno, aspetta con pazienza la nostra navetta sul ciglio della strada. Le transenne sono troppo poche rispetto alle persone in fila: uno dei tanti segnali che mostrano come molte dinamiche, legate ai crescenti flussi turistici in questo lembo di Dolomiti, probabilmente siano sottostimate.

 

Zainetti e zaini da escursionismo, macchine fotografiche, caschi da alpinismo e kit da ferrata: la varietà di accessori addosso alle persone in attesa rivela i diversi programmi della giornata di ciascuno. Mi tornano alla mente i commenti che ho letto sotto quei video che impazzano sui social, dove in molti puntano il dito denunciando la “follia” di chi è disposto a stare in coda ad aspettare l’autobus e con fare giudicante si sentono in diritto di irridere i cosiddetti “merenderos” e mi rendo conto che, ancora una volta, la realtà è più complessa di quello che appare. Così, chi per salire alle Tre Cime sceglie i mezzi pubblici, cioè l’opzione suggerita dagli stessi consorzi turistici, viene deriso come se avesse di proposito scelto di infliggersi un’esperienza negativa attraverso un disservizio, quando invece più verosimilmente quello a cui auspicava era di fruire di un servizio. 


La situazione a Misurina il 19 settembre 2026

Di certo la presenza di uno schieramento di persone non fa pensare a un contesto alpino, ma piuttosto alla coda di una stazione della metropolitana nell’ora di punta, o all’ingresso di un museo famoso in una città d’arte. Appare sempre più evidente che l’immagine della montagna come sinonimo di quiete e solitudine, nel caso degli hotspot, va rimessa in discussione e che gite che un tempo si potevano improvvisare con l’aumentare della frequentazione devono essere pianificate con oculatezza. 

 

Sul sito di Dolomitibus si parla di uno sportello clienti a Misurina Genzianella (la fermata prende il nome da un ristorante), ma se c’è non risulta visibile. Oppure c’è da credere che tale punto informativo abbia cessato di essere operativo con l’inizio di settembre. Proprio come gli orari e la frequenza delle corse, molti aspetti sembrano calibrati su un’utenza inferiore rispetto a quella reale, più italiana che straniera, più estiva che autunnale. In quota, al rifugio Locatelli, il cassiere ci dirà: "Tanta gente? Sempre. Ma quest'anno di più. Quest'anno abbiamo avuto più persone a settembre che in agosto".


Il "check-point" Tre Cime di Lavaredo

Visibile è invece il primo “check-point park Tre Cime di Lavaredo” che la navetta supera agevolmente: è un punto di controllo dove gli addetti verificano che le auto abbiano diritto di procedere verso il lago di Antorno. Poco più in su del piccolo specchio d'acqua, ecco la sbarra che lascia passare solo i mezzi autorizzati e chi ha prenotato il parcheggio del rifugio Auronzo. Il casello è tappezzato da avvisi scritti a mano: “Solo prenotazione online”, “no tickets”, “no internet”, nel tentativo di anticipare le risposte alle domande più comuni.


Il casello visto dal bus navetta

La navetta procede sicura lungo i tornanti della strada panoramica che si inerpica verso le Tre Cime e scarica il suo fiotto di occupanti nel piazzale in parte ancora sgombro dalle auto, che arriveranno con più calma nel corso della mattinata. 

 

Sciolte le fila, incamminandosi sui sentieri e sparpagliandosi tra i diversi itinerari, il sovraffollamento si fa notare in misura meno evidente. Ma è attorno ai rifugi, in prossimità dei ricercati “viewpoint” e delle forcelle panoramiche che l’effetto “collo di bottiglia” torna a rendere palese l’elevata frequentazione concentrata in questo particolare ambiente. 

 

Attualmente, al rifugio Auronzo ci sono circa 680 posti auto, che vengono assegnati su prenotazione con ticket validi per 12 ore. A questi si aggiungono i bus turistici, i passeggeri delle navette altoatesine (contingentati) e quelli delle navette da Misurina (limitati solo dalla capienza dei mezzi e dal numero delle corse). Ci sono poi le persone che, dal fondovalle, salgono a piedi verso i diversi rifugi o in bicicletta al rifugio Auronzo. Dal momento che parcheggio e navette dal versante altoatesino sono su prenotazione - e anche in questi giorni di inizio autunno non si trovano facilmente slot disponibili né per l’uno né per l’altro - le navette Dolomitibus restano l’opzione accessibile a tutti coloro che non intendono salire a piedi, a patto di essere disposti ad attendere alla fermata di trovare posto a bordo. Ecco perché a Misurina si formano le code.

 

Nicola Bombassei, consigliere comunale di Auronzo delegato alla gestione dell’accesso alle Tre Cime, quest’estate ha dichiarato a Il Nordest che “il Comune non ritiene che Dolomitibus debba portare in quota tutte le mille o diecimila persone che lo chiedono. C’è un limite di presenze oltre il quale è saggio non andare. E, in ogni caso, chiediamo a Dolomitibus che si attivi per la prenotazione come il Comune ha fatto per le auto”. Il Comune auspica quindi che le navette bellunesi seguano un modello simile a quello del trasporto pubblico altoatesino. “Già l’anno scorso abbiamo invitato Dolomitibus a fare quello che la Sad ha già in corso: come da noi prenotano la salita in auto, così dovrebbe accadere per i viaggiatori in pullman. Dolomitibus ci aveva promesso che l’avrebbe fatto. Ancora non è accaduto”. 


Le Tre Cime di Lavaredo, 19 settembre 2026

Bombassei fa inoltre riferimento alla capacità di carico: “Le Tre Cime non sopportano 15.000 visitatori al giorno, tutti lo devono sapere. Neppure 10.000. L’Unesco, ancora anni fa, ha suggerito una media massima di 4.500-5000 presenze. Noi, con la prenotazione delle auto, la rispettiamo: non più di 700 posti macchina al giorno. In pullman potrebbero salire altre mille persone, più quelle a piedi? Fissiamo insieme un tetto e poi gestiamolo, ognuno con i propri sistemi, anche se quello delle prenotazioni sembra il più efficace”. 

 

A metà settembre, il sindaco di Auronzo Dario Vecellio Galeno ha dichiarato che il Comune intende inoltre vietare la raccolta dei turisti a Misurina, utilizzando le fermate a valle (ad esempio ad Auronzo e Cortina), per liberare la zona del lago dalle auto parcheggiate. Non solo, “con altrettanta determinazione l’amministrazione sta portando avanti l’idea di un collegamento a fune tra Misurina e le Tre Cime, con partenza raggiungibile solo attraverso navetta”. 

 

Nel dibattito sulla gestione dell’accesso alle Tre Cime, l’ipotesi di realizzare un nuovo impianto di risalita, sostenuta dall’amministrazione comunale di Auronzo, sembra prendere sempre più consistenza. L’idea progettuale era già stata presentata in Regione all’ex presidente Luca Zaia ed è stata portata all’attenzione pubblica con un incontro organizzato il 29 marzo 2025. 

 

Un’ultima postilla con alcune considerazioni meramente economiche, facendo i conti in tasca ai turisti. Attualmente, il sistema penalizza chi decide di pernottare nei rifugi (e quindi gli escursionisti che affrontano trekking più lunghi rispetto a una sosta veloce alla “selfie e fuggi”): il biglietto della navetta Dolomitibus è giornaliero, il ticket per le auto è valido 12 ore. Oltre tale finestra, si paga un altro ticket. Un gruppo di 5 persone in auto spende 40 euro; se sceglie la navetta ne spende 50 (a cui si somma il prezzo del parcheggio di Misurina o il costo del biglietto del bus dai paesi a valle). Si parla da decenni di liberare le Tre Cime dalle auto, ma a conti fatti sono ancora la soluzione che garantisce maggiori comodità ai frequentatori. 


Le persone in attesa del bus navetta per rientrare a Misurina dal rifugio Auronzo

A fine giornata, quando è ora di scendere, sul piazzale del rifugio Auronzo si è formato un gran capannello di persone, in attesa delle navette Dolomitibus del rientro. Una fila auto-organizzata e disciplinata, ma lunghissima: i primi ci riferiscono di essere in coda da un’ora e mezza. Decidiamo quindi di scendere a piedi a Misurina, lungo l’apposito sentiero, altrimenti non faremmo in tempo a prendere l’autobus che da lì ci avrebbe riportati ad Auronzo. 

 

Arrivati alla fermata, mentre vediamo le auto sfilare in discesa dalle Tre Cime e ormai si è fatto buio, ci vengono incontro tre giovanissime turiste asiatiche chiedendoci informazioni su come tornare a Cortina d’Ampezzo. Il primo autobus diretto lì, però, sarebbe passato solo l’indomani. Le aiutiamo a trovare un modo per rientrare in albergo e, nel frattempo, sopraggiunge il nostro autobus, su cui saliamo al volo: è l’ultimo che scende in paese e non possiamo rischiare di perderlo.  

 

Già nel 1952 Dino Buzzati osservava: "La strada delle Cime di Lavaredo, si afferma, diventerà famosa in tutto il mondo, porterà migliaia e migliaia di turisti. Al paragone, gli altri percorsi dolomitici spariranno addirittura. Verranno dunque forestieri in folla, si apriranno nuovi ristoranti, alberghi, chioschi, garages, eccetera. Molta gente insomma avrà da lavorare che adesso non lavora. È vero. Ma si può citare la storia di quel tale, che, il latte della mucca non bastando alla famiglia, ebbe la bella idea di macellarla. Sì, moglie e figli si ingozzarono di carne. E dopo? Verranno sì lunghissimi cortei di macchine italiane e forestiere, verranno franchi, dollari e sterline. E dopo? Si è sicuri che dopo il conto torni?".

 

È da oltre mezzo secolo che la questione fa discutere. 

 

[Se siete interessati ai prossimi reportage, continuate a seguire la rubrica]

il blog
Le Dolomiti nell'era dell'overtourism

Attraverso una serie di reportage sul territorio, con questa rubrica a cura di Pietro Lacasella e Valentina Ciprian, L'Altramontagna desidera approfondire un tema che, negli ultimi anni, sta innescando numerose discussioni relative alla gestione di una delle aree più frequentate della catena alpina. L'overtourism è un fenomeno circoscritto a pochi luoghi oppure diffuso in modo capillare tra valli e vette? Di cosa vanno in cerca, oggi, i turisti che si avventurano sulle Dolomiti? Quali sono gli atteggiamenti più comuni? Come vengono amministrati i flussi? Proveremo a rispondere a queste domande a partire dai sopralluoghi "sul campo"

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