"Dai 19 ai 33 anni, sono stato in giro per il mondo con uno zaino e vivevo alla giornata". Poi qualcosa è cambiato, anche grazie al disegno. Storia di Valerio Barchi e della sua ultima iniziativa

Duecentoquarantacinque chilometri attraverso il Centro Italia, lungo quel tracciato che, dal terremoto del 2016, lega inesorabilmente quattro regioni dell’Appennino centrale. Quattordici tappe, da Fabriano a L’Aquila, attraverso la desolazione lasciata dal sisma a distanza di dieci anni. Per mano dell'artista romano, le "terre mutate" diventeranno presto un fumetto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Sono Valerio Barchi, ho 40 anni e da circa 6 anni ho iniziato a fare fumetti. Prima di allora, dai 19 ai 33 anni, sono stato in giro per il mondo con uno zaino e vivevo alla giornata. Quando viaggiare ha smesso di darmi particolare emozione, sono tornato e ho imparato a disegnare e a usare l'acquerello. Queste tecniche le ho volute mettere al servizio della narrazione in forma di fumetto”.
Arriva oggi a destinazione Valerio Barchi, dopo aver affrontato un viaggio di 245 chilometri attraverso il Centro Italia; lungo quel tracciato che, dal terremoto del 2016 lega inesorabilmente quattro regioni dell’Appennino centrale: Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. È il Cammino nelle Terre Mutate: quattordici tappe, da Fabriano a L’Aquila, passando per Arquata del Tronto ed Amatrice, attraverso il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.
In un video sui social aveva annunciato la partenza il 6 settembre. “Questo cammino è stato ideato con l’idea di non far dimenticare queste zone, delle quali, dopo dieci anni, non si parla più e si tende a pensare sia tutto tornato alla normalità. In realtà nulla non c’è nulla di normale; molti centri storici sono rimasti a dieci anni fa: zona rossa, disabitati, alcuni ancora a terra. La ricostruzione è partita solo lo scorso anno e a ritmi molto lenti. Per questo c’è stata la voglia di far conoscere questi territori a forte rischio spopolamento”.

L’idea è stata quella di farvi un fumetto. Non è nuova per Barchi, che nel 2022 aveva pubblicato Bona Via!, un fumetto ad acquerello dedicato ed ambientato nella Via Francigena, dal Passo Gran San Bernardo a Roma. Oggi, mette la sua arte al servizio della narrazione di un viaggio nelle “Terre Mutate”, in cui la sua riscrittura ironica del mondo dovrà confrontarsi con una realtà per molti aspetti drammatica.
Per leggerlo, bisognerà aspettare la prossima estate. L’uscita è prevista in occasione del prossimo anniversario, il decimo dal tragico terremoto che ha spezzato la penisola proprio nel suo cuore.
Alcuni giorni fa, durante il suo viaggio, eravamo riusciti ad intercettare Valerio. Ci aveva parlato dei luoghi e delle persone che aveva incontrato, della terribile esperienza del terremoto in Nepal del 2015 vissuta sulla propria pelle, e delle difficoltà di scrivere un fumetto su un’esperienza così fisicamente ed emotivamente intensa. Di seguito l'intervista.

Come sta andando il Cammino? A che punto sei?
Da poco sono entrato in Abruzzo, l'ultima regione che si incontra, mancano solo poche tappe. Direi che sta andando bene, specie considerato com’ero partito. Due giorni prima avevo un ginocchio gonfio e parecchio dolorante, ma devo dire che più si va avanti, e meglio il corpo si adatta, quindi dal punto di vista fisico va benone. Poi, come puoi immaginare, si parla di un cammino un po’ duro anche a livello emotivo: si attraversa tutto il cratere del terremoto, interi paesi distrutti o deserti perché inagibili… è parecchio intenso. Ancora fatico a dare forma alle emozioni.
Com’è venuta l’idea del fumetto?
L'anno prima del terremoto, quello di Amatrice, ero in Nepal e ho vissuto il terremoto del 2015. È stato un evento che mi ha segnato, quindi, quando poi ho scoperto questo cammino, ho pensato che l’avrei percorso prima o poi. Anni fa, feci la via francigena, e più avanti l’ho ripercorsa con l’idea di farci un fumetto, dunque già c’era un precedente. Quest’anno, dopo una visita a Camerino, mi sono reso conto che in questi luoghi era rimasto quasi tutto come nove anni fa; e sentivo di volerlo raccontare. Visto che il prossimo anno cade il decimo anniversario, i riflettori torneranno sul tema; quindi ho pensato sarebbe stato il momento buono. Ciò significa però che non ho a disposizione tantissimo tempo: vorrei farlo uscire per giugno, luglio al massimo. Appena finisco di camminare dovrò mettermi subito al lavoro.

Ci racconteresti della tua esperienza durante il terremoto in Nepal?
Ricordo che era intorno a mezzogiorno del 25 aprile 2015, ed io ero fuori per campagne, a fare una passeggiata. All’improvviso sento una scossa molto forte, e davanti a me i piccoli villaggi cadono a terra, scomparendo nel fumo, e sento le grida nella valle. Così torno di corsa dove era il mio paesino, Nagarkot, e vedo un via vai frenetico di gente, urla e man mano che mi avvicino all'abitato vedo che le case sono crollate. Sono rimasto lì per tre giorni, senza elettricità e senza possibilità di spostamenti, arrivavano tutti i tipi di notizie riguardo questo terremoto ma nessuna verificata. C’era chi diceva che Katmandu era distrutta, chi diceva che lì non era successo niente; qualcuno diceva anche che l'aeroporto era distrutto. Solo dopo tre giorni hanno liberato un po' la strada e lì mi sono cominciato a rendere conto della portata di quel terremoto. Ma solo dopo diverso tempo ho scoperto che era stato un 7.8 di magnitudo, e che aveva devastato metà Nepal.
Torniamo al Cammino nelle Terre Mutate. Cosa hai visto attraversando questi territori? Che ne è delle comunità che ci vivevano?
Di questi paesi rimane in sé ben poco: la maggior parte di quelli che stanno su questo percorso sono, o, come Camerino, completamente disabitati, puntellati e inagibili, o, come Amatrice e Arquata del Tronto, sono totalmente rasi al suolo. Questo in cui io sto camminando è un periodo di transizione: dopo anni di immobilismo pressoché totale nella ricostruzione, da un paio d'anni si è un po’ sbloccato: sono iniziati lavori e ci sono parecchi cantieri in opera. Quello che ho messo insieme parlando un po' con gli abitanti ed ex-abitanti di queste realtà è che non è ben chiaro come sarà il futuro. Sono passati dieci anni e molta gente magari non ritornerà al proprio paese, perché si è fatta una vita altrove. In alcuni casi però, ho incontrato anche sacche di resistenza; residenti che non ne vogliono sapere di far spopolare i propri paesi e quindi sono tornati appena possibile, alcuni già da qualche anno, e hanno provato a riprendere in mano la propria attività o ad aprirne una nuova.

Non è la prima volta che scrivi un fumetto su un cammino svolto personalmente. Come cambia l’esperienza sapendo di doverla raccontare?
Hai toccato un punto molto importante. La prima volta che feci la Francigena, quando ancora non facevo il fumettista, la feci a mente sgombra e senza motivo. Fu un'esperienza veramente edificante, sotto tutti i punti di vista. Quando ho ripercorso lo stesso cammino per raccontarlo era tutta un'altra cosa: dovevo fotografare quasi ogni passo per poi avere abbastanza materiale per disegnarlo, documentarmi su qualsiasi edificio storico, parlare con la gente e quindi appuntarmi tutte le testimonianze eccetera. Diventa molto più faticoso rispetto a quello che può affrontare un camminatore che non deve raccontarlo. Per questa ragione, quando feci il fumetto sulla Via Francigena, mi ero ripromesso di non fare mai più un fumetto su un cammino. Perché mi sembra ne svilisca l'esperienza, la rende più faticosa, meno mistica. Però, appunto, raccontare il Cammino nelle Terre Mutate era diventato sempre più un pallino per me. Stavolta però è davvero l’ultimo.
In che modo attraversare un territorio a piedi favorisce la riflessione e l’elaborazione artistica?
Io credo che camminare, su un piano puramente chimico, metta in modo tutta una serie di reazioni che portano ossigeno al cervello, e lo fanno funzionare in maniera più simpatica, più creativa. A me camminare è sempre piaciuto e camminando trovo l'ispirazione. In generale io credo che il cammino è il modo più naturale dell'uomo per approcciarsi al mondo, dell'essere umano che adesso è sempre più abituato a spostarsi ad altissime velocità o a non spostarsi per niente. Camminare mi aiuta anche a immaginarmi delle scene. Quando cammino attraverso un abitato o un particolare paesaggio, cercando di non pensare a niente, l'ispirazione entra più facilmente.

Ha già in mente qualcosa per il tuo fumetto? Hai già pensato ad altri progetti?
Di idee ce n'ho pure troppe perché poi bisognerà tagliare come sempre. Ho tante scene ambientate e disseminate su tutto il percorso e tantissimi appunti. Quando smetterò di camminare e comincerò appunto a scrivere, a immaginare, a scrivere la storia, dovrò insomma trovare un senso, una sorta di morale. Per quello ho varie idee, però voglio aspettare la fine del cammino perché non si sa mai. E poi dovrò legare tutte queste scene in un racconto unico. Per fare un libro a fumetti ci vuole parecchio tempo, soprattutto se sei autore unico. Devi curare tutto fino alla stampa e quindi già so che dovrò dedicarmici ogni giorno senza pausa, fino a quando esce. Poi, una volta che uscirà, dovrò portarlo nel territorio, dovrò farlo conoscere: io credo che da adesso fino alla fine del prossimo anno io sarò interamente concentrato su questo progetto.














