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Lotta alla Drosophila, il Trentino si prepara a sperimentare l'imenottero asiatico: ''Stanziati 130 mila euro per le gabbie di quarantena''

Dopo la firma del Decreto, la Fondazione Mach si prepara a avviare le prime sperimentazioni sul territorio e sul tavolo ci sono le risorse per attivarsi. Zanotelli: "Nella manovra di assestamento di bilancio risorse anche le reti anti-insetto"

Di Luca Andreazza - 01 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. Il Trentino si muove nella lotta alla Drosophila suzukii, sono state stanziate le prime risorse per predisporre le sperimentazioni sull'utilizzo dell'imenottero asiatico, dopo che a Roma è stato approvato a fine giugno scorso un provvedimento per derogare al divieto di reintroduzioneintroduzione e popolamento in natura di specie non autoctone nel territorio in caso di assenza di effetti negativi.

 

Il significato? Il documento sgombera il campo proprio all'uso dell'imenottero asiatico, che è in fase avanzata di sperimentazione in Svizzera e in Francia. "Consapevoli delle criticità che questo parassita (la Drosophila, ndr) rappresenta per le nostre colture - spiega l'assessora Giulia Zanotelli nel rispondere all'interrogazione di Michele Dallapiccola (Patt) Qui articolo - attraverso la Fondazione Mach, in attesa dei necessari nulla osta nazionali di Ispra e del ministero dell'ambiente, sono state attivate collaborazioni con altri centri di ricerca nazionali e esteri per seguire direttamente le attività svolte a livello europeo. Quanto illustrato dal dottor Lukas del Cabi nella serata divulgativa di Baselga di Pinè è un chiaro esempio".

 

Intanto la Fondazione Mach si prepara a avviare le prime sperimentazioni sul territorio e sul tavolo ci sono le risorse per attivarsi. "Nel primo semestre del 2019 - aggiunge l'assessora - attraverso i fondi dell'accordo di programma Pat-Fem sono stati stanziati 130 mila euro per la predisposizione di gabbie di quarantena, che rappresentano strumenti necessari a compiere la sperimentazione, utile alla richiesta di autorizzazione ministeriale per l'utilizzo di parassiti alloctoni".

 

La Drosophila suzukii è, infatti, un parassita polifago che può attaccare tutte le specie frutticole e viticole per arrivare a distruggere anche l'80% della produzione di una pianta (fonte Dipartimento Ripartizione agricoltura della Provincia di Bolzano). Ora poi ci sono le condizioni ideali per la diffusione di questo insetto: alte temperature unite al tasso di umidità, un incubo per gli agricoltori che dal 2009 registrano danni gravi e crescenti. 

 

Attualmente tra i metodi più efficaci e sicuri per bloccare la Drosophila resta quello delle retima è di difficile applicazione: vero che permette di mettere in sicurezza la pianta senza ricorrere a pesticidi e veleni, ma il problema è quello di dover coprire tutti gli impianti e questo si traduce in diversi anni di lavoro e ingenti investimenti, ma le risorse per intanto fronteggiare questo insetto sono state inserite nella manovra di assestamento al bilancio.

 

Un tema, quello dei danni causati dalla Drosophila, non nuovo. "E purtroppo - prosegue Zanotelli - non è il solo argomento di preoccupazione per gli agricoltori trentini che, rispetto ai processi di globalizzazione dei mercati e cambiamenti climatici, si vedono continuamente impegnati in nuove sfide produttive. Sia in passato che per la campagna in corso, sono stati richiesti l'uso in deroga e l'estensione di etichetta per alcuni principi attivi, in modo da garantire minimi strumenti di lotta alla Drosophila suzukii, in quanto, assieme alle reti insetto, rappresentano oggi gli strumenti più efficaci, anche se non sufficienti". 

 

Anche un'altra sperimentazione, quella dei maschi sterili, non ha portato all'attuazione di particolari contromisure. "La Fondazione Mach - evidenzia l'assessora - sta sperimentando anche altre forme di lotta come l'utilizzo di maschi sterili o la ricerca di feromoni per la confusione sessuale, anche queste pratiche fino ad ora non hanno garantito risultati soddisfacenti".

 

Nel tempo si sono valutate ulteriori alternative, ma tra norme e risultati la strada si è sempre rivelata in salita. "Già nella trascorsa legislatura - commenta Zanotelli - erano state avviate alcune attività di monitoraggio, analisi e sperimentazione, attraverso la Fondazione Mach, intese a trovare risposte di sostenibilità in particolare per le coltivazioni di ciliegie, fragole e piccoli frutti. Fin da subito sono emerse le difficoltà connesse all'utilizzo di parassiti naturali che necessitano delle autorizzazioni ministeriali di non facile acquisizione. Parallelamente, sono state avviate attività di sperimentazione e ricerca di parassiti endogeni in attesa che le norme nazionali consentissero l'utilizzo e la sperimentazione di parassiti alloctoni. La sperimentazione e la moltiplicazione della Trichopria drosophilae, un imenottero parassitoide presente negli habitat europei dove sviluppa a carico di ditteri del genere drosophila, e il suo utilizzo attraverso gli augmentori rappresenta oggi la possibile soluzione per gli agricoltori, ancorché la capacità selettiva di parassitazione di questo imenottero sia molto bassa".

 

Insomma, oltre alle reti, le speranze per arginare la Drosophila risiede nell'imenottero asiatico. "La Ganapsis brasiliensis - evidenzia l'assessora - soprattutto riferita alla sottospecie Japonica risulta, infatti, di particolare interesse per la sua capacità selettiva di parassitazione. Essendo però un parassitoide alloctono, il suo utilizzo anche solo a fini di ricerca e sperimentazione incontra oggi in Italia le criticità conosciute".

 

La Provincia resta in attesa dell'attuazione del decreto firmato dal presidente della Repubblica e intanto si monitorano le analisi all'estero, anche se replicare tout court le esperienze di Svizzera e Francia in Trentino non sembra percorribile. "In attesa del superamento di questi ostacoli autorizzativi - continua l'assessora - la collaborazione e l'interscambio di esperienze con i diversi istituti di ricerca anche a livello internazionale è di grande utilità. Appena la proposta di Decreto a modificare e ampliare la modalità di attuazione nazionale della direttiva sarà operativa, sarà possibile superare il divieto di utilizzo di parassitoidi non autoctoni anche solo per fini di ricerca e quindi Fem potrà intraprendere le opportune sperimentazioni, propedeutiche alla richiesta di autorizzazione. Le attuali disposizioni non consentono, infatti, di mutuare direttamente sperimentazioni compiuti in altri Stati e quindi le attività di sperimentazione oggi in atto in Svizzera e in Francia non sembrano direttamente utilizzabili".

 

L'amministrazione ha già sollecitato i ministri per cercare di accelerare la pratica. "In attesa della approvazione del Dpr - conclude Zanotelli - il 28 giugno abbiamo provveduto a inviare una nota ai ministri Costa e Centinato, con la quale ribadivamo la gravità della situazione in ordine ai danni da Drosophila e da cimice asiatica e chiedevamo un'approvazione urgente del Dpr e delle relative norme attuative, per consentire a Fem di avviare le attività di sperimentazione. Pur riconoscendo la positiva azione di parassitazione della Drosophila Suzukii attraverso la Ganapsis, riteniamo di poter affermare che una concreta e corretta risposta alle nuove fitopatie dovrà necessariamente coinvolgere una molteplicità di interventi che insieme possano interagire per garantire sostenibilità alle coltivazioni e al lavoro dei nostri agricoltori. In questo senso la Provincia e le proprie strutture tecniche sono impegnate a operare".

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