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''Dal 1962 è come se avessimo perso un ghiacciaio grande come il Lago di Como, ma invertire la rotta è ancora possibile''

I modelli di previsione parlano chiaro: entro fine secolo vedremo i ghiacciai italiani diminuiti dell'80%. Intervista a Guglielmina Diolaiuti, professoressa di geografia fisica al Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università di Milano: ''In Alaska alcuni ghiacciai sono arretrati anche di 50 chilometri mentre in Italia il ghiacciaio dei Forni, nel Parco dello Stelvio, è arretrato di oltre 2 chilometri. L’equilibrio climatico si è rotto''

Il ritiro del ghiacciaio dei Forni dal 1890 al 2019
Di Lucia Brunello - 02 febbraio 2020 - 22:18

TRENTO. I Ghiacciai sono i migliori testimoni dei cambiamenti climatici. Non sono gli unici elementi del paesaggio naturale a rispondere al clima e alle sue variazioni, ma di sicuro quelli che lo fanno in modo più chiaro e inequivocabile.

 

Per capire quale sia l’attuale condizione dei ghiacciai italiani, ilDolomiti.it ha intervistato Guglielmina Diolaiuti, professoressa di geografia fisica al Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università di Milano.

 

Professoressa, potrebbe fornire una panoramica della condizione glaciologica a livello globale?

La temperatura media mondiale è aumentata sensibilmente negli ultimi 150 anni. A fronte di questo riscaldamento, i ghiacciai di tutto il pianeta sono arretrati, riducendo la loro lunghezza, anche di parecchi km. In Alaska alcuni ghiacciai sono arretrati anche di 50 chilometri mentre in Italia il ghiacciaio dei Forni, nel Parco dello Stelvio, è arretrato di oltre 2 chilometri. E’ chiaro che una riduzione di tale entità sia innegabile e rappresenti chiaramente che l’equilibrio climatico si è rotto.

 

Il bosco e la foresta sono risaliti di decine di metri di quota e specie animali e vegetali sono in crisi e a rischio di estinzione, ma solo occhi attenti riescono a cogliere queste variazioni. Un ghiacciaio che prima occupava una valle e che oggi è arretrato di chilometri è invece un’evidenza chiara a tutti.

 

E la situazione dei ghiacciai italiani?

Con il mio gruppo di ricerca studiamo i ghiacciai sia con sopralluoghi sulla superficie dei ghiacciai stessi sia utilizzando immagini satellitari e simili. Utilizzando un ortofoto, una fotografia aerea ad alta risoluzione, nel 2016 abbiamo prodotto e aggiornato il Catasto Nazionale dei Ghiacciai, un inventario che descrive i 903 ghiacciai d’Italia. Questo lo abbiamo poi confrontato con quello precedente del 1962, da cui è risultato che tutti i 903 ghiacciai italiani si estendano per 369 chilometri quadrati, e che negli ultimi 50 anni abbiamo perso 157 chilometri quadrati di area: un’estensione più o meno come quella del Lago di Como.

 

Avrebbe un esempio di ghiacciaio che, nel corso degli ultimi decenni, ha visto diminuire drasticamente il suo volume?

Sicuramente un esempio paradigmatico è il Ghiacciaio dei Forni che, proprio per la sua importanza, è studiato e monitorato da oltre due secoli. Sulla superficie del ghiacciaio sono localizzate due stazioni meteorologiche automatiche galleggianti, di proprietà dell’Università degli Studi di Milano, che sono in funzione ininterrottamente dal 26 settembre 2005 quando il mio gruppo di ricerca le ha installate.

 

Quali sono le principali cause di questi scioglimenti?

La causa principale è senz’altro la temperatura. Grazie ai dati di queste stazioni, un vero e proprio laboratorio sopraglaciale, abbiamo potuto vedere che il Ghiacciaio dei Forni in estate fonde anche di 6-8 metri al giorno di spessore, che in 100 giorni si traduce in una perdita anche di 6-8 metri. La fusione in questione è continua, giorno e notte, con temperature diurne di circa 12 gradi e notturne sempre sopra gli 0 gradi.

 

Il Ghiacciaio dei Forni, come molti altri, sta inoltre accentuando la sua fusione a causa del cosiddetto “darkening”, l’annerimento. Questo è un processo sempre più intenso e diffuso sia per cause naturali, come i frammenti di detrito che cadono dalle pareti rocciose incassanti, sia per cause antropiche, come il black carbon derivante dalla combustione dei motori diesel, dagli incendi boschivi e dalle attività industriali di pianura.

 

I ghiacciai in questo modo diventano non solo sempre più grigi, ma anche più fragili: infatti, via via che si scuriscono, assorbono sempre più radiazione solare e fondono sempre più velocemente. Pensate a come ci vestiamo noi in estate: in genere privilegiamo i colori chiari perché riflettono la radiazione solare e ci fanno avvertire meno la calura. I ghiacciai invece a causa dell’annerimento naturale e antropico sotto il sole estivo sono sempre più “vestiti di nero” e questo li fa fondere e ridurre a velocità via via crescenti.

 

Alpi senza ghiacciai, è possibile?

E’ possibile. Se non cambieremo radicalmente il nostro stile di vita passando ad azioni e pratiche sostenibili, sostenendo l’economia circolare e riducendo le emissioni di gas climalteranti, il clima continuerà a modificarsi, l’atmosfera a riscaldarsi e i ghiacciai a ridursi fino a scomparireI ghiacciai rispondono con un ritardo di uno o più decenni al clima e le dimensioni attuali sono in equilibrio con le condizioni climatiche del decennio precedente. In futuro, quindi, anche se le nostre emissioni si ridurranno, loro continueranno per inerzia a ridursi anche diversi anni dopo l’auspicata inversione di tendenza dei gas serra. Questo non deve però scoraggiarci: un cambiamento è possibile.

 

In che modo?

Non tutti sanno che grazie alle politiche di riduzione delle emissioni l’Italia ha già ridotto del 15% le emissioni di CO2 equivalenti e che molto ancora si può fare anche con l’impegno dei singoli. Con i miei colleghi della Statale in forza all’ESP è stato prodotto un test autovalutativo a disposizione di tutti i cittadini che consente di valutare la propria impronta climatica. Inoltre segnalo che sono possibili attività di glacial engineering, dove, con strategie diverse si tenta per alcuni selezionati apparati di limitare la fusione glaciale attraverso l’uso di geotessili protettivi che stesi in estate impediscono alla radiazione solare di colpire la neve e di promuoverne la fusione.

 

Con il mio gruppo di ricerca nel 2008 ho testato l’efficacia del metodo sul Ghiacciaio Dosdè in Lombardia, attraverso una parcella sperimentale di 100 metri quadri stesa per 90 giorni sulla superficie del ghiacciaio, che risultò smorzare di oltre il 60% la fusione nivale e del 98% quella glaciale. Queste strategie non sono ovviamente applicabili per costi diretti e ambientali ai 903 ghiacciai italiani e vanno riservati a quegli apparati dove la logistica sia già facilitante e i costi pertanto contenuti. Per tutti gli altri l’unica soluzione è cambiare il nostro stile di vita e ridurre drasticamente le nostre emissioni climalteranti.

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