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Fiammate rosse tra i boschi del Trentino: è il bostrico. L'esperta: ''Stiamo per raggiungere il picco di diffusione''

Un suo massiccio ritorno era già stato annunciato dopo i numerosi schianti provocati dalla tempesta Vaia; l’insetto, infatti, è già presente in Trentino e “aveva già dato problemi, ma mai di questa entità”, sottolinea Salvador

Pubblicato il - 26 agosto 2020 - 17:15

TRENTO. “Stiamo per raggiungere il picco di diffusione del bostrico. In un contesto come quello avvenuto con Vaia, un evento così devastante per la foresta, l’apice di proliferazione del bostrico si ha intorno al 2° o 3° anno. Noi siamo alla fine del 2° anno, perciò ci aspettiamo un aumento forte in questa fase e in quella che arriverà''. E' Cristina Salvadori del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach a parlare. La paura del bostrico tipografo è stata risollevata con la comparsa di alcune “fiammate” rosse fra i boschi sopra Predazzo e anche sull'Altopiano di Piné. 

 

Un suo massiccio ritorno era già stato annunciato dopo i numerosi schianti provocati dalla tempesta Vaia; l’insetto, infatti, è già presente in Trentino e “aveva già dato problemi, ma mai di questa entità”, sottolinea Salvadori. Per combattere l’insetto non ci sono molte opzioni: non esistono in natura avversari naturali come invece per la cimice asiatica, né ci sono ''terapie'' chimiche, che comunque sarebbero impraticabili se si vuole anche preservare l’ambiente naturale. “Una volta che la pianta è stata attaccata - racconta Salvadori - è irrecuperabile: il taglio è l’unica soluzione possibile per allontanare dal bosco le colonie di insetti”.

 

La primavera scorsa era stato avviato il monitoraggio tramite l’installazione di circa 230 trappole, per mappare la presenza delle colonie sul territorio e decidere l’eventuale necessità di disporre i tagli. Dopo Vaia la Provincia aveva immediatamente dato il via alle operazioni di rimozione degli alberi caduti, ma data la quantità di tronchi in tutto il Nordest non è stato possibile eliminare tutti gli schianti. “La tempesta ha creato un clima favorevole per la diffusione, perché con tutti i tronchi caduti rimasti a terra l’insetto ha a disposizione un terreno fertile per riprodursi - secondo l’esperta -. Non si trattava di una situazione facile, era inevitabile che ci fosse una diffusione così massiccia ma è stato fatto il possibile per la prevenzione”. 

 

Fortunatamente, una pianta attaccata non presenta rischio imminente di caduta: “Il pericolo che può rappresentare il bostrico è limitato alle altre piante e alla salute della foresta, ma i tronchi colonizzati ancora in piedi rischiano di crollare solo dopo decine d’anni, e noi non permetteremo che questo succeda” assicura Salvadori. 

 

Questo insetto fitofago della famiglia dei coleotteri è chiamato tipografo per via delle gallerie che scava all’interno della corteccia, imitando una sorta di “scrittura” sulla corteccia. “Gli adulti entrano nei tronchi degli alberi caduti - completa l'esperta della Fem - e lì si accoppiano. Le femmine depongono le uova in gallerie appositamente scavate e le larve rimangono nel floema, ovvero nella parte dell’albero più ricca di sostanze nutritive, dove poi continuano a scavare. In questo modo bloccano la circolazione linfatica della pianta, che di conseguenza muore”. 

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