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L’allarme: “In molte valli è emergenza bostrico”. La Giunta stanzia 1,5 milioni di euro

 Gli schianti, ormai secchi a quasi due anni da Vaia, non risultano più attrattivi e così il bostrico attacca le piante in piedi sopravvissute al vento. La Pat: “Con i primi controlli dell’anno è stato rilevato un forte incremento della popolazione”  

Di T.G. - 25 luglio 2020 - 10:13

TRENTO. La tempesta Vaia, oltre a radere al suolo più di 40mila ettari di bosco, ha ricreato le condizioni ideali per favorire l’alimentazione e la riproduzione del bostrico: il problema principale è che il coleottero può passare in tempi piuttosto brevi dal legno schiantato alle piante in piedi. Queste ultime, indebolite dalla tempesta, in alcuni casi non sono state in grado di reagire agli attacchi degli insetti che, scavando reti di gallerie sotto la corteccia ne hanno provocato la morte.

 

“Normalmente – spiega la Pat – l'insetto è presente nei boschi di abete rosso, ma grazie ai trattamenti selvicolturali degli ultimi decenni, ispirati al rispetto degli equilibri naturali, fino a quest'anno non si erano mai registrate catastrofiche pullulazioni”. Eppure, a partire dalla scorsa primavera il bostrico si è manifestato in numeri importanti anche in Trentino tanto che la provincia parla di una vera e propria emergenza.

 

In molte valli del Trentino, purtroppo, si stanno creando le condizioni favorevoli ad una diffusione del coleottero. Gli schianti, ormai secchi a quasi due anni da Vaia, non risultano più attrattivi e così il bostrico attacca le piante in piedi sopravvissute al vento. Per la Provincia è fondamentale procedere con il recupero degli schianti: nonostante il grande impegno profuso da imprese boschive, proprietari e amministrazioni pubbliche, rimane ancora a terra una significativa quantità di legname, da un lato per l’emergenza Covid che ha bloccato a lungo il lavoro nei boschi e dall’altro per il crollo del prezzo dei questo materiale sui mercati.

 

Per il monitoraggio della situazione, sin dalla primavera 2019 è stata predisposta una rete capillare di 225 trappole distribuite ai margini delle aree schiantate in tutto il Trentino, controllate ogni 15 giorni nel periodo aprile-ottobre dal personale forestale della Provincia, dai custodi forestali comunali e dai tecnici della Fondazione Edmund Mach. Questi strumenti di cattura, basati su un attrattivo sessuale, hanno consentito di controllare la distribuzione, l’entità e la dinamica di crescita delle popolazioni del coleottero. Se nel 2019 il monitoraggio ha permesso di accertare una presenza al di sotto dei valori considerati critici, le trappole a feromoni sono state puntualmente riattivate nel 2020, ma già i primi controlli ad aprile e maggio manifestano chiaramente la tendenza ad un forte incremento della popolazione.

 

L’unico strumento di lotta al bostrico è il taglio e l’immediato allontanamento delle piante compromesse, in modo da prevenire l’uscita degli adulti e la diffusione del contagio su altre piante. Per questo,Giulia Zanotelli assessora alle foreste è intervenuta con uno stanziamento da 1,5 milioni di euro per sostenere il recupero dei tronchi attraverso un incentivo a metro cubo netto di legname utilizzato a favore delle imprese boschive. Un analogo intervento è allo studio per i proprietari che utilizzano in forma diretta il legname schiantato o attaccato dal bostrico. Il Servizio Foreste e fauna impiegherà peraltro una parte delle proprie squadre di operai forestali per rafforzare il lavoro delle imprese private.

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