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Per l'Ispra in Italia la temperatura si alza più velocemente rispetto a quella media globale. Intanto la Pianura Padana si conferma tra le aree più inquinate d'Europa

I numeri dall’Annuario dei dati ambientali 2019 dell’Ispra, il centro studi del ministero dell’Ambiente, parlano chiaro. L’aumento della temperatura media registrato in Italia continua a salire ed è ormai superiore a quella media globale sulla terraferma. Il picco si è raggiunto anche per la temperatura dei mari 

 

Di Lucia Brunello - 04 giugno 2020 - 18:38

TRENTO. L'Ispra parla chiaro: in Italia la temperatura si alza tendenzialmente di più rispetto al resto del mondo. Nel 2018, infatti, è stato registrato un aumento medio di +1,71 gradi rispetto alla media climatologica 1961-1990. Un dato importante, specialmente se lo si accosta a quello medio globale sulla terra ferma di +0,98 gradi.  Per quanto riguarda la temperatura delle acque marine, in Italia si è registrato un nuovo picco di +1,08 gradi, il secondo dopo il 2015, rispetto al periodo compreso tra il 1961 e il 1990. Le principali strategie e programmi politici internazionali riguardanti i cambiamenti del clima hanno come obiettivo quello di contrastare il riscaldamento in atto nel sistema climatico. Sotto molti aspetti, però, i trend sono negativi e che quindi mostrano un allontanamento da tale obiettivo.

A rivelarlo è l'Annuario dei dati ambientali 2019 dell'Ispra, presentato in streaming alla presenza del premier Giuseppe Conte, del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. In particolare è stato calcolato un aumento della temperatura media pari a circa +0,38 °C ogni dieci anni nel periodo 1981-2018. 

 

Uno degli effetti del lockdown è stata la riduzione del biossido di azoto tra il 40 e 50% nelle regioni del nord Italia e nella Pianura padana. Il bacino Padano, però, rimane una delle aree dove l'inquinamento atmosferico è più pesante in tutta Europa. Guardando ai dati del 2019, il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato nel 21% delle stazioni di monitoraggio (50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l'anno). Rispettati invece i limiti per i PM2,5 nella maggior parte delle stazioni di rilevamento.

 

Nel primo trimestre del 2020, si è stimata una riduzione (a causa del lockdown) dei gas serra del 5,5%. Nel 2018 la diminuzione era stata dello 0,9% rispetto all'anno precedente, e per il 2019 la tendenza  è di una riduzione del 2,0% rispetto al 2018. 

L'Ue è il secondo produttore mondiale di sostanze chimiche dopo la Cina. L'Italia è il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, con più di 2.800 imprese attive. Rispetto all'Europa, l'Italia cresce molto di più nell'uso circolare dei materiali. Il consumo del suolo è invece avanzato in Italia al ritmo di 2 metri quadri al secondo fra il 2017 e il 2018, cementificando o asfaltando 23.000 chilometri quadri. Sebbene il fenomeno mostrasse segnali di rallentamento, probabilmente a causa della congiuntura economica, dal 2018 il consumo di suolo ha ripreso a crescere.

 

Nel 2018 è stato sottratto anche il 2% delle aree protette. In Italia è anche grave la situazione per fauna e flora, minacciate da inquinamento e specie aliene. Bisogna ricordare che con le sue 60 mila specie animali e 12 mila vegetali, l'Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità in Europa. Un patrimonio che però vede davanti a sé, alti livelli di minaccia anche per flora e fauna. 

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