Per l'Europa il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato: e nel Vecchio Continente le temperature aumentano più della media globale
A dirlo è la nuova edizione dell'European State of the climate diffusa dal Copernicus Climate Change Service e dall'Organizzazione meteorologica mondiale

TRENTO. Per il continente europeo nel suo complesso è stato l'anno più caldo da quando si fanno registrazioni strumentali (dunque almeno da metà Ottocento).
A dirlo è la nuova edizione dell'European State of the climate diffusa dal Copernicus Climate Change Service e dall'Organizzazione meteorologica mondiale: nei dati riportati dalla Società Meteorologica Italiana NIMBUS, emerge come in particolare nella metà Centro-Est del Vecchio Continente abbia registrato anomalie termiche annue tra +2 °C e +3 °C rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020.
Particolarmente marcato, si sottolinea, il declino del numero di giorni di gelo: il 69% della terraferma europea ne ha contati meno di 90 durante l'anno, estensione più elevata di cui ci sia evidenza storica.
L'Europa conferma un tasso di riscaldamento quasi doppio rispetto alla media globale: +2,4 °C dal periodo 1850-1900, a fronte di +1,3 °C a scala planetaria.
Molto caldi anche i mari che circondano l'Europa: sempre nel 2024, nuovo record delle temperature in superficie dall'inizio del rilevamento satellitare nel 1979 (anomalia +0,69 °C), nel Mediterraneo in particolare (+1,2 °C), superando i precedenti primati del 2023 e alimentando l'insorgere di eventi meteo-idrologici estremi come le alluvioni prodotte dalla tempesta Boris di metà settembre in Europa centrale, e quelle del 29 ottobre a Valencia e dintorni. E' stato un anno molto grigio, piovoso e con frequenti piene fluviali a Ovest (Nord Italia, Francia, Benelux, Danimarca, Norvegia), soleggiato e molto secco invece a Est (il più asciutto in almeno 46 anni su parte dell'Ucraina e della Russia).
Tutte le regioni glacializzate d'Europa hanno sperimentato perdite di massa glaciale nell'anno idrologico 2023-24, in particolare nel Nord: nonostante un inverno nevoso, l'intenso caldo estivo ha infatti determinato riduzioni di spessore glaciale da record in Scandinavia e alle Svalbard, rispettivamente pari a -1,8 metri e -2,7 metri di ghiaccio (peraltro i valori più elevati al mondo nel 2024); in Islanda, unico Paese europeo ad aver registrato temperature sotto media, i ghiacciai hanno comunque perso 0,8 metri di spessore (tuttavia circa la metà dell'anno precedente); analogamente, sulle Alpi nonostante le copiose nevicate primaverili le perdite di spessore glaciale sono state marcate (-1,2 metri), ma per lo meno nettamente più contenute rispetto ai primati del 2022 (-3,6 metri) e 2023 (-2,4 metri).
Tra gli eventi rilevanti nel continente, meritano menzione anche i vasti incendi forestali di settembre 2024 in Portogallo.












