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| 11 ago 2021 | 06:01

Cambiamenti climatici, emergenza globale da codice rosso. Il climatologo Barbiero: “In Trentino la temperatura è aumentata il doppio rispetto alla media globale”

Sull’arco alpino e in Trentino il clima sta cambiando in maniera rapida e intensa con effetti sempre più evidenti. Il climatologo Barbiero: “Gli studi ci indicano che potremmo assistere a eventi sempre più estremi, come la tempesta Vaia”. Nel giro di un secolo e mezzo la superficie dei ghiacciai si è ridotta del 75%

di Tiziano Grottolo

TRENTO. “È inequivocabile che l’influenza umana ha riscaldato l’atmosfera, l’oceano e le terre emerse – inoltre – la portata dei recenti cambiamenti nel sistema climatico è senza precedenti”, sono queste due delle principali considerazioni che emergono dall’ultimo Rapporto di Valutazione sul clima globale redatto dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. In ogni regione del Mondo infatti, i cambiamenti climatici stanno già influenzando molti eventi meteorologici e climatici estremi, come ondate di calore, precipitazioni intense, siccità e cicloni tropicali, che si sono rafforzate rispetto agli ultimi anni. Non è un caso che il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, abbia parlato di “codice rosso per l’umanità”.

 

Per usare le parole dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento (Appa), che ha commentato il rapporto appena pubblicato, il clima sta cambiando in maniera più rapida e intensa del previsto mentre le azioni intraprese a livello globale per tagliare drasticamente le emissioni di gas serra, frenare il riscaldamento globale e contrastare la crisi climatica sono ancora del tutto insufficienti.

 

Anche in Trentino e su tutto l’arco alpino siamo di fronte a un evidente aumento delle temperature” conferma Roberto Barbiero, climatologo dell’Appa di Trento. Sul tema, assieme a Valentina Musmeci, Barbiero ha scritto anche un libro “Storie di clima. Testimonianze dal mondo sugli impatti dei cambiamenti climatici” per raccontare gli impatti sempre più devastanti dei cambiamenti climatici sulla vita delle comunità umane, animali e vegetali. Come rilevato dall’esperto dell’Appa, basandosi sui dati raccolti da Meteotrentino, il cambiamento climatico è ormai un’emergenza evidente. In Trentino si stima un incremento delle temperature di circa un grado tra il trentennio 1961-1990 e il 1991-2020, se poi si assume come periodo di riferimento l’era pre-industriale (1850-1899), l’aumento stimato per la città di Trento raggiunge i due gradi, circa il doppio di quanto osservato a livello medio globale.

 

 

“Per quanto riguarda le precipitazioni – prosegue Barbiero – stiamo cercando di indagare meglio il fenomeno ma possiamo già affermare che pure qui siamo di fronte a dei cambiamenti importanti”. Ad essersi modificato non è tanto il regime medio delle precipitazioni che si registrano nell’arco di un anno quanto piuttosto l’alternarsi della varie fasi. “Gli studi ci indicano che sta aumentando l’intensità degli eventi estremi, che a loro volta si alternano a periodi sempre più lunghi di siccità, cioè di assenza di pioggia”.

 

Il settore più vulnerabile a questo tipo di eventi è quello dell’agricoltura. Secondo le stime di Coldiretti, nel 2021, per effetto dei cambiamenti climatici le produzioni nazionali hanno subito tagli che vanno dal 5 al 10% per le previsioni di vendemmia, al 10% per il grano mentre è praticamente dimezzata la frutta nazionale con cali del 30% per le ciliegie, del 40% per le pesche e nettarine fino al 50% per le albicocche, rispetto ad una annata normale. Solo in Trentino, stando alle stime di Codripra, precipitazioni eccessive, grandinate e gelate hanno provocato danni per 40 milioni di euro. “Il riscaldamento globale fa partire prima la stagione vegetativa ma le gelate non scompaiono e arrivano quando non dovrebbero, come accaduto durante questa stagione”.

 

Non solo, perché tra gli effetti più evidenti ci sono quelli che riguardano lo scioglimento dei ghiacciai. Dall’800, quando i ghiacciai raggiunsero la massima espansione, la loro superficie si è ridotta a circa un quarto, in altre parole il 75% dei ghiacci che ricoprivano le Alpi è scomparso. Il degrado del permafrost (il suolo perennemente gelato in profondità ndr) si nota sia in Trentino che in Alto Adige e sta provocando problemi alla stabilità di alcune parti di montagna”. Anche la quota della neve si sta alzando, in più le nevicate sono influenzate dall’andamento stesso delle precipitazioni, quindi eventi più intensi ma brevi, alternati a lunghi periodi dove non nevica per niente. “Se è vero che in questo periodo sulle Alpi orientali si sono registrate alcune delle nevicate più intense degli ultimi anni non significa che coincidano con una tendenza a maggiori precipitazioni invernali. Le eccezioni ci saranno sempre ma poi bisogna andare a guardare cosa accade nel lungo periodo”.

 

 

“Ovviamente tutto ciò influenza sia la flora che la fauna”, sottolinea il climatologo dell’Appa. “Alcune specie si alzano di quota, occupano spazi che prima non potevano raggiungere soppiantandone altre che rischiano l’estinzione. In questo senso preoccupa soprattutto la velocità con la quale si verificano questi cambiamenti che sballano completamente alcuni meccanismi di sincronicità fra le varie specie di flora e fauna”. Gli eventi estremi poi, hanno effetti sui rischi idrogeologici: “Nei prossimi anni è probabile che assisteremo sempre più spesso a fenomeni in grado di raggiungere l’intensità della tempesta Vaia”. Tra il 27 e il 29 ottobre 2018 l’intera area del Nord-est venne investita da un’eccezionale ondata di maltempo, in poche ore raffiche di vento che potevano raggiungere i 200 chilometri orari sradicarono e spezzarono più di 3 milioni di alberi.

 

In questo scenario rappresentano una ben magra consolazione le “opportunità” che potrebbero aprirsi alla luce dei cambiamenti climatici. “È vero alcune produzioni agricole potrebbero essere portate più in quota ma dovrà essere valutata l’opportunità di simili operazioni, in funzione del consumo di suolo e della carenza della risorsa d’acqua che interesserà anche le Alpi”. L’altra faccia dei cambiamenti climatici infatti, quella più grave e pericolosa, sono gli impatti che non riguardano solo l’ambiente e gli ecosistemi, ma anche importanti settori socio-economici, come l’agricoltura, il turismo e la produzione di energia idroelettrica, sulla salute umana e sulla sicurezza della popolazione, ma anche sulle risorse, finora ritenute garantite, come acqua e suolo.

 

Come evidenzia l’Agenzia per la protezione dell’ambiente la lotta ai cambiamenti climatici è una priorità planetaria che però si deve necessariamente tradurre in azioni operative a livello dei singoli Paesi e delle singole regioni. È proprio alla luce di queste considerazioni che la Provincia di Trento ha approvato nei giorni scorsi un percorso di azione denominato “Trentino Clima 2021-2023”, coordinato dalla stessa Appa, al fine di elaborare una strategia provinciale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici che costituirà nei prossimi anni lo strumento di riferimento per affrontare l’emergenza climatica anche in Trentino.

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