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Dalla cerva uccisa dai lupi ad Avio al capriolo ferito a morte da un cane a Levico: l'evento che non deve accadere è il secondo ma le istituzioni si spaventano per il primo

Negli ultimi giorni si sono verificati due eventi simili ma molto diversi. Due ungulati sono morti: in un caso, il più normale e naturale possibile, è stata trovata una carcassa uccisa dai lupi e il sindaco e l'assessore di Avio hanno subito fatto un comunicato stampa di grande preoccupazione (quando dovrebbero preoccuparsi prima di tutto di mettere in campo tutte le misure per la convivenza uomo-selvatico); nel secondo, invece, la colpa è tutta dell'uomo e occorre ribadirlo

Capriolo, foto Wikipedia Davide Luigi Rosa
Di Luca Pianesi - 18 May 2021 - 19:48

LEVICO. La carcassa di una cerva trovata morta sul sentiero che da Avio porta a Madonna della Neve, da un lato. Un capriolo morso più volte al ventre e fuggito nel bosco con le viscere a vista a Barco di Levico. Due eventi simili ma lontani, non solo per il luogo dove sono avvenuti ma per i protagonisti in campo.

 

In un caso ad uccidere l'ungulato sarebbero stati ''uno o più lupi'' e la cosa è diventata oggetto di un preoccupato comunicato stampa dell'amministrazione di Avio con il sindaco Fracchetti e l'assessore all'agricoltura Salvetti che dichiarano: ''I timori di chi frequenta la montagna sia per lavoro che per turismo sono fondati e li condividiamo pienamente''. Nell'altro caso a condannare a morte il capriolo è stata una coppia di signori che ha lasciato il proprio cane libero sul sentiero che da Barco va fino ad Arte Sella. L'animale, un taglia media tipo setter, si è accorto dell'ungulato e in lui è scattato l'istinto predatorio, ha inseguito e raggiunto il capriolo e ha cominciato a morderlo al ventre. Il selvatico è riuscito, poi, a liberarsi e ad allontanarsi nel bosco pur essendo, di fatto condannato a morte. 

 

Ora il comportamento sbagliato, quello che non deve verificarsi, e deve interrogare gli esseri umani, è il secondo e non il primo. Il lupo, nella sua vita, fa il lupo e il cervo rientra tra le sue normali prede e serve per nutrirsi. Non è una minaccia per l'uomo (come insegna qualsiasi studio) e se un turista dovesse avere la fortuna di vederne uno (molto difficile anche se si circola in zona dove sono presenti) conserverebbe quel momento come uno dei più straordinari delle sue esperienze nella natura.

 

Il comunicato del Comune di Avio prosegue citando un fantomatico albergatore (di cui non vengono specificate generalità o altro) e recita così: ''"La presenza del lupo e la successione di predazioni potrebbero indurre molti escursionisti a non frequentare più la zona con un danno notevole alle nostre attività" è il commento di un albergatore. "Un danno per gli operatori economici della montagna già provati dalla chiusura causata dal Covid - aggiunge il Sindaco - Per quanto riguarda gli allevatori, proprio alla vigilia della monticazione, qualcuno sta pensando di rinunciare a portare gli animali al pascolo sul Baldo: ipotesi che va scongiurata garantendo la sicurezza a chi frequenta a vario titolo la montagna"''.

 

Esatto, l'ipotesi va scongiurata dotando gli allevatori degli strumenti per difendere i propri pascoli (recinti elettrificati e cani da guardiana in primis) e magari mettendo in campo qualche iniziativa nuova (i pasturs, i collari con i gps per monitorarli) prendendo esempio da altri territori. In Trentino, invece, tutto è fermo da almeno due anni e mentre i lupi aumentano, fortunatamente (per l'ecosistema e per l'equilibrio naturale dei nostri boschi e il cervo predato ad Avio è l'esempio che le cose funzionano bene), a livello politico non si sta facendo un granché per favorire la convivenza uomo-grandi carnivori, anzi. Ma è proprio l'uomo (e in questo caso le istituzioni) che con pochi investimenti possono azzerare i contrasti: il problema non sono i lupi, che fanno i lupi, è la politica che non fa la politica e non aiuta i suoi cittadini come potrebbe. 

 

E anche nell'altro caso il cane fa il cane e, specie se con un dna di esemplare da caccia, il suo istinto lo porta a inseguire una preda che scappa. Al contrario del lupo, però, una volta uccisa o condannata a morte a colpi di morsi non sa che farsene (la sua pancia è già piena di crocchette e non rincorre un selvatico per fame). Ancora una volta la differenza la fanno gli uomini, i padroni del cane in questo caso. Basta rispettare le regole. Prevenire un comportamento del genere è facilissimo: tenere il cane al guinzaglio o ''sotto il controllo del padrone'', anche nel bosco, è l'abc. Evitare certe situazioni è facilissimo e dipende dai nostri comportamenti e se nelle vostre escursioni vedete cani vaganti avvisate la Stazione del Corpo forestale trentino: si possono chiamare i vigili del fuoco permanenti di Trento (il Numero unico 112 per interessare la reperibilità forestale).

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