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| 20 ago 2021 | 17:00

“Non distruggete il bosco, ci protegge dalle inondazioni”, gli ambientalisti contro i nuovi capannoni industriali a Bressanone

Il bosco ripariale di Bressanone è uno degli ultimi luoghi incontaminati della città ma ora è minacciato dalla costruzione di nuovi capannoni industriali. L’area verde però protegge anche dalle alluvioni: “Le zone più esposte sono proprie quelle dove si vorrebbe costruire”

“Non distruggete il bosco, ci protegge dalle inondazioni”, gli ambientalisti contro i nuovi capannoni industriali a
di Tiziano Grottolo

BRESSANONE (BZ). Da tempo attorno al bosco ripariale di Bressanone si combatte una battaglia che vede contrapposti gli ambientalisti che vorrebbero salvaguardarlo e chi al contrario vorrebbe abbatterlo per far posto ai nuovi capannoni dell’area industriale (articoli QUI e QUI).

 

Eppure, come spiega piega Franz Pattis, portavoce dell’associazione Sos Bosco Ripariale Bressanone, l’abbattimento dell’area verde distruggerebbe un importante rifugio per gli uccelli. Infatti nell’ultimo bosco ripariale della Valle d’Isarco sono state identificate ben 64 specie diverse di volatili, di cui 29 nidificanti e alcune pure a rischio minacciate

 

Non solo, perché sempre stando a quanto riportato dagli ambientalisti, il progetto di abbattimento sarebbe in contrasto con le misure di protezione dalle inondazioni previste per l’area di Bressanone. “Secondo queste misure – sottolinea Pattis – le zone più esposte al rischio di alluvione sono situate nel nucleo della città di Bressanone e nella zona industriale a sud. Quest’ultima è già stata allagata nel 1966. Se dovesse capitare di nuovo i tre ettari del bosco ripariale con prato fiorito garantirebbero uno sfogo per l’inondazione perché le acque dell’alluvione verrebbero raccolte come in un bacino idrografico”. I boschi ripariali possono assorbire grandi quantità di acqua, funzionando un po’ come una spugna, per poi lasciarle defluire o filtrare lentamente.

 

Come fanno notare gli ambientalisti anche nel progetto “Citta-Paese-Fiume”, un documento dove sono elaborati piani per la protezione contro le piene e la valorizzazione area fluviale nella zona urbana di Bressanone, si consiglia ai comuni di garantire gli spazi esistenti, non urbanizzati, per la laminazione delle piene tramite i piani urbanistici comunali. “Cosa potrebbe esserci di più ovvio – sottolineano gli ambientalisti – che preservare il bosco ripariale come area di ritenzione per le inondazioni, tra l’altro, l’unica area della zona industriale che non è stata ancora edificata”.

 

D’altra parte i recenti avvenimenti legati al maltempo dovrebbero suonare come un campanello d’allarme. L’Alto Adige infatti, è stato interessato da forti perturbazioni che hanno provocato molti danni e causato anche una vittima. In quegli stessi giorni il livello del fiume Isarco a Bressanone è salito ben oltre la soglia d’allerta. La pista ciclabile, all’altezza dell’azienda Progress, è stata allagata.

 

“Come riporta uno studio – affermano gli ambientalisti – a seguito della variazione di destinazione dell’area in zona per insediamenti produttivi si avrà sicuramente un aumento delle superfici impermeabilizzate. Anche se sotto questo aspetto è possibile realizzare delle misure di mitigazione, non è possibile compensare totalmente la perdita del suolo attivo e permeabile”. È proprio alla luce di studi come questo che secondo gli attivisti la Progress Holding Spa e il Comune di Bressanone dovrebbero mettere subito da parte il progetto per l’abbattimento del bosco ripariale.

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