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| 15 nov 2022 | 13:32

Cambiamento climatico, nei laghi sempre più ghiaccio 'bianco' rispetto al 'nero': ecco cosa sta succedendo (anche nel lago di Tovel)

Uno studio internazionale pubblicato da "Nature communications" ha analizzato la qualità dei ghiacci di 31 laghi dell’emisfero nord, tra i quali anche quello di Tovel, stabilendo che questi "diverranno in futuro sempre più fragili"

Cambiamento climatico, nei laghi sempre più ghiaccio 'bianco' rispetto al 'nero'

TRENTO. Uno studio internazionale pubblicato da "Nature communications" racconta (anche) la preoccupante realtà di un gioiello del Trentino: il lago di Tovel, che sorge a quota 1178 metri, nelle cui acque si specchiano le maestose Dolomiti di Brenta. L’indagine degli scienziati, in generale, guarda alla qualità dei ghiacci di 31 laghi dell’emisfero nord, destinati in futuro a mutare, divenendo "più fragili e quindi potenzialmente pericolosi per animali e persone".

 

Gli effetti del cambiamento climatico si stanno mostrando in ogni dove, modificando nondimeno la qualità di quei ghiacci che si formano nei grandi specchi d'acqua, che diverranno sempre più fragili con un conseguente impatto sulle comunità planctoniche. Questo, quanto emerge dallo studio condotto grazie al progetto 'Iceblitz', scoperta recentemente condivisa dalla rivista "Nature communications": indagine nella quale rientra anche il lago di Tovel, grazie al contributo della Fondazione Edmund Mach.

 

I ricercatori hanno evidenziato che nel lungo periodo si assisterà a una diminuzione di quello che viene definito "ghiaccio nero, derivante dal congelamento dell’acqua e a un aumento del ghiaccio 'bianco', risultato invece dei processi di congelamento e scioglimento delle precipitazioni - si legge nello studio -. Di qui la necessità di controllare e monitorare costantemente il rapporto fra ghiaccio nero e bianco nei laghi". L’aumento della temperatura dell’aria riduce per l'appunto la durata media del congelamento e lo spessore della copertura ghiacciata dei bacini d’acqua dolce.

 

Grazie allo studio è stato approfondita una tematica della quale "poco si sapeva, ossia la qualità delle superfici ghiacciate dei laghi, intesa come l’insieme delle caratteristiche che descrivono lo spessore dei ghiacci, la loro capacità di filtrare la radiazione solare, la struttura cristallina del ghiaccio e la presenza di impurità". 

 

"Il ghiaccio bianco è meno solido rispetto al ghiaccio nero - spiega Ulrike Obertegger, ricercatrice dell'Unità idrobiologia del Centro ricerca e innovazione - Inoltre, essendo opaco non lascia passare la radiazione solare. Ne risulta che l’aumento dello spessore del ghiaccio bianco cambia la fenologia e la composizione del plancton e quindi tutta la catena trofica, inclusi i pesci". Motivo per cui risulterà cruciale tenerne monitorato lo spessore nei laghi, "al fine di comprendere appieno l’ecologia di questi fragili ecosistemi".

 

"Questo aumento del ghiaccio bianco comporta maggiori rischi non solo per le comunità planctoniche - avverte Obertegger - ma anche di annegamento per le persone e gli animali che inconsapevolmente attraversassero queste superfici ghiacciate che sono meno stabili di una volta". Situazione che riguarda anche il lago di Tovel, parte integrante dello studio, "dove facciamo campionamenti mensili (una volta al mese alle ore 12 ndr) dal 1995, raccogliendo dati chimici (relativi ai nutrienti ndr), informazioni in merito a plancton e temperature: 3 componenti che permettono di avere un quadro completo dell’ambiente studiato".

 

Campionamenti mensili che tuttavia non bastano per "fotografare un'ecosistema 'in attività' 24h al giorno per 365 giorni l’anno, cosa che ha spinto nel 2009 costruire una piattaforma in mezzo al lago dalla quale si snodano delle corde con sensori che registrano dati ogni ora (relativi a luce, temperatura e ossigeno) - precisa la ricercatrice - fornendo una visione molto più ampia di quanto accade". 

 

"Dopo essere stati contattati dalla ricercatrice capofila dello studio pubblicato su "Nature" siamo andati al lago di Tovel a febbraio: abbiamo fatto un buco nel ghiaccio e fornito in seguito i dati relativi allo spessore di ghiaccio bianco e nero (accanto a quelli rilevati dai sensori durante tutto l'inverno ndr) ai fini della ricerca internazionale. Il risultato? I nostri dati hanno mostrato come la quantità di ghiaccio bianco, nel corso dell'inverno, aumenti rispetto a quello nero, che sarebbe invece il ghiaccio 'buono'", confessa Obertegger a Il Dolomiti.

 

"É triste pensare come il mondo stia mutando a causa del cambiamento climatico - constata la ricercatrice -. Fino agli anni '60, la gente su questo lago ci pattinava mentre oggi risulta pericoloso fare campionamenti in inverno, tanto che da dicembre ad aprile rinunciamo a approdarvi fisicamente e ci affidiamo soltanto ai sensori", conclude. 

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