Comitato per la difesa delle acque contro Tonina: "L'ultima delibera? Incentiva la costruzione di nuovi impianti idroelettrici, una follia per il Trentino"
Il Comitato per la difesa delle acque contro la delibera a firma dell'assessore Tonina dell'8 luglio 2022, in cui anche le domande di concessione rifiutate e vincitrici di un ricorso saranno riammesse alla valutazione dei tecnici. Bonazza: "Chiara intenzione politica nel voler far passare tutti i progetti. Il destino dei corsi d’acqua trentini è ormai segnato. Follia pura per un territorio che produce già molta più energia di quella che consuma"

TRENTO. "Ci siamo. Il destino dei corsi d’acqua trentini è ormai segnato. Con questa delibera si incentiva dunque la costruzione di nuovi impianti: follia pura, per un territorio, quello trentino, che produce già molta più energia di quella che consuma". A parlare è nuovamente Tommaso Bonazza, portavoce del Comitato Permanente per la difesa delle acque del Trentino, che già aveva lanciato un grido di allarme contro al "Piano di Tutela delle Acque 2022-2027", il documento che regolerà la gestione delle risorse idriche nel corso dei prossimi anni.
Questa volta si fa riferimento però alla recente delibera approvata dalla Giunta provinciale, numero 1219 dell’8 luglio 2022, relativa all'entrata in vigore e applicazione delle norme di attuazione del Piano, sui procedimenti amministrativi e domande relative a nuove concessioni di piccole derivazioni di acqua a scopo idroelettrico.
Il documento, unitamente alle "dichiarazioni entusiaste" del vicepresidente e assessore provinciale all'Ambiente Mario Tonina, sottolinea Bonazza, mette in chiaro che "perfino le domande di concessione precedentemente rifiutate e vincitrici di un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque saranno riammesse alla valutazione dei tecnici". Un "requiem", così viene definito il documento dal portavoce del Comitato, "la campana a morto per molti fiumi e torrenti trentini".
In concreto, i tecnici della Provincia possono dare suggerimenti su quali parametri "ritoccare" o quali modifiche apportare al progetto presentato, nel momento in cui non dovesse passare. "Modifica dopo modifica potrebbero essere approvati potenzialmente tutti - sostiene Bonazza - è evidente che ci sia una chiara intenzione politica nel voler far passare tutti i progetti. Tra l'altro l’autore della delibera non si degna nemmeno di fare una distinzione tra centraline a utilità pubblica e centraline per lucro privato".
I servizi tecnici della Pat vengono messi, per legge, a disposizione dei proponenti "in una indecente dinamica di asservimento del pubblico nei confronti di iniziative private in nome di un fantomatico 'carattere costruttivo' dei procedimenti - prosegue - saranno dunque gli uffici competenti a 'rinvenire ove possibile le indicazioni che possano permettere al proponente di sviluppare le modifiche progettuali necessarie a ottenere l’assenso'".
Viene data quindi una forte spinta alla costruzione di nuovi impianti: "Una follia - commenta il portavoce - la ridotta protezione normativa che la Provincia, attraverso i suoi servizi, prevedeva per la salvaguardia di fiumi e torrenti viene così ulteriormente indebolita e al suo posto si istituisce un quadro legale di infinite deroghe a regolamenti, leggi provinciali, norme italiane, europee o di semplice buonsenso".
L'accusa è diretta all'assessore Tonina e alla sue "semplicistiche e scientificamente discutibili" argomentazioni: la prima sul valore 'green' dell’idroelettrico, che è energia rinnovabile e che, chiedendocelo l’Europa, è importante per la transizione verso la decarbonizzazione. "Peccato che l’Europa non abbia mai chiesto di distruggere corsi d’acqua e demolire ecosistemi, - ribatte Bonazza - si vedano per esempio le recenti deliberazioni in materia di salvaguardia della biodiversità e rinaturalizzazione dei fiumi".
La seconda sulla crisi energetica attuale, con la guerra in corso in Ucraina, la carenza di gas e l’aumento delle bollette. "Come se l’emergenza europea di oggi - risponde il portavoce - possa essere risolta da centraline mini-idroelettriche sui fiumi trentini, realizzabili certamente in tempi non rapidi e clamorosamente poco produttive da un punto di vista energetico, ma estremamente distruttive da un punto di vista ambientale".
A detta del Comitato questo si rivela un violento attacco "contro quello che resta delle nostre preziose risorse naturali". Innanzitutto per lo sfruttamento che ne deriva, rovinando "ecosistemi che una volta intaccati non torneranno mai più come prima".
Se è vero che l’acqua è classificabile come risorsa rinnovabile, "è anche vero - conclude Bonanazza - che gli ecosistemi che dipendono da essa non hanno la capacità di rigenerarsi facilmente. Ogni volta che perdiamo una porzione di habitat distruggiamo biodiversità e compromettiamo la resilienza degli ambienti naturali".

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