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Trento
06 aprile | 19:59

"Nuovi bacini artificiali? Idea anacronistica e antiscientifica". Carenza idrica, il Comitato per la difesa delle acque alla Pat: "L'unico serbatoio 'ricaricabile' è la falda acquifera"

Si è tenuta nella mattinata del 6 aprile la conferenza del Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino, alla confluenza tra il torrente Fersina e il fiume Adige. Il portavoce: "L'estrema carenza idrica richiede un'azione politico-tecnica forte e scientificamente informata. La retorica dell'emergenza è l'insopportabile e immaturo piagnisteo di chi, negli ultimi 30 anni, non ha fatto abbastanza per prepararsi al cambiamento climatico"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "La Provincia abbandoni l'idea anacronistica e antiscientifica della costruzione di nuovi bacini artificiali e persegua immediatamente un ambizioso piano di realizzazione capillare di infrastrutture ecologiche". E' chiaro il messaggio di Tommaso Bonazza, portavoce del Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino, alla conferenza stampa di oggi (6 aprile) che si è svolta alla confluenza tra il torrente Fersina e il fiume Adige.

 

"Il prolungato periodo di siccità che stiamo vivendo è la dimostrazione del rapido avanzamento dei cambiamenti climatici sul nostro arco alpino - prosegue Bonazza attaccando la Provincia autonoma di Trento -. L'estrema carenza idrica è sotto gli occhi di tutti e richiede un'azione politico-tecnica forte e scientificamente informata. La retorica dell’emergenza è l’insopportabile e immaturo piagnisteo di chi, negli ultimi 30 anni, non ha fatto abbastanza per prepararsi al cambiamento climatico".

 

All'incontro di oggi, intitolato ironicamente "Ops! Siamo a secco", il Comitato sottolinea che l'unico vero serbatoio "ricaricabile" ha un nome preciso e si chiama falda acquifera. "I sistemi di ricarica controllata della falda costano in media 1,5 euro al metro cubo di capacità di infiltrazione annua - spiega Bonazza -, mentre per gli invasi i costi arrivano a 5-6 euro al metro cubo di volume invasabile. I sistemi di ricarica controllata consumano molto meno territorio e per essi è più facile trovare siti idonei".

 

Tre le proposte avanzate viene chiesta in primo luogo "l'adozione immediata di misure mirate all’incremento della funzionalità ecologica dei terreni agrari e della loro capacità di trattenere e far infiltrare le acque meteoriche e prevenire il degrado dei suoli".

 

La seconda richiesta, visto "l'approccio industriale" nelle valli, nonostante "i grandi imperi agricoli si dipingano la faccia di verde fregiandosi, a torto, di agire in maniera sostenibile, salvo poi richiedere deroghe alle più basilari norme di tutela ambientale".

 

La richiesta è quindi quella di applicare le misure previste dall'Unione Europea. "Chiediamo la riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua, decanalizzandoli e recuperando le forti incisioni subite nei decenni scorsi, riconnettendo le pianure alluvionali, ripristinando fitte formazioni boscate riparie; la ricostituzione della rete di siepi interpoderali e del reticolo idraulico minuto".

 

Non solo, anche "l’adozione generalizzata di pratiche colturali che implementino il contenuto di sostanza organica nei suoli e la loro capacità di assorbire le piogge e trattenere umidità e nutrienti (un incremento dell’1% nel contenuto di sostanza organica può garantire fino a 300 mc/ha di accumulo idrico nel suolo, disponibile per la vegetazione); la de-impermeabilizzazione delle aree urbane".

 

A detta del gruppo ambientalista soltanto in questo modo sarà possibile tutelare le risorse idriche sul medio-lungo termine perché "l'acqua possa essere disponibile per i cittadini, gli agricoltori, gli allevatori e tutti coloro che ne fanno uso".

 

Il Comitato lancia un appello alla Provincia visto che "le proposte attualmente in discussione sia a livello nazionale che in Trentino vanno esattamente nella direzione opposta. La Pat non si macchi di ecocidio", conclude Bonazza.

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