"Rischi idrogeologici e per l'ambiente", un territorio contro il maxi impianto idroelettrico. Il sindaco: "Inviate al Ministero le criticità, si mobilitano anche i cittadini"
La maxi opera dovrebbe sorgere sul territorio di Brentino Belluno, prevista la realizzazione di due bacini da 800 mila metri cubi d'acqua. Il sindaco Zanga: "Non dimentichiamoci che i due bacini verrebbero realizzati in un'area Sic della rete Natura 2000, per di più ad elevato rischio frane P4 e nelle vicinanze di un abitato. Potrebbe trattarsi anche di una zona carsica, con conseguenti pericoli per la sicurezza delle persone e del territorio"

BRENTINO BELLUNO. Un'intera area, a cavallo di due province, contro il progetto del grande impianto idroelettrico Rivalta, opera prevista nei prossimi anni sul territorio del comune veronese di Brentino Belluno, al confine tra il Trentino e il Veneto.
Dopo il dissenso manifestato da comuni ed enti dell'area montebaldina, ma anche delle due province interessate, nei confronti del progetto dell'azienda statale norvegese Statkraft – che prevede la realizzazione di due bacini da 800 mila metri cubi d'acqua e nove ettari di superficie, a monte e a valle a ridosso della frazione di Rivalta – nei giorni scorsi è stato inviato al Ministero dell'ambiente un documento, approvato all'unanimità dal consiglio comunale di Brentino Belluno, contenente una trentina di osservazioni per mettere in luce le criticità del progetto: su tutte quelle ambientali e connesse ai rischi idrogeologici.
A fare il punto della situazione, intervistato da il Dolomiti, è il sindaco Massimo Zanga che spiega come il rischio maggiore connesso alla realizzazione dell'opera sia legato proprio a quest'ultimo aspetto.
"Tra le varie osservazioni inviate quella che risalta maggiormente è quella inerente ai rischi idrogeologici. Non dimentichiamoci – spiega il primo cittadino – che secondo il progetto i due bacini verranno realizzati in un'area Sic (Sito di Importanza Comunitaria, ndr) della rete Natura 2000, e per di più ad elevato rischio frane P4 e nelle vicinanze di un abitato. Va tenuto conto che potrebbe trattarsi, alla luce della conformazione del territorio, anche di una zona carsica, con conseguenti pericoli per la sicurezza delle persone e del territorio, compresa l'autostrada".
Massimo Zanga rimarca poi il fatto che il territorio sia già interessato da numerose opere e infrastrutture, che impattano non poco sulla vita degli abitanti e sulla gestione dell'area. "Parliamo di otto elettrodotti, l'Autostrada del Brennero, la Ss12 e la Sp12, oltre alla ferrovia del Brennero, le centrali di Brentino Belluno e Avio e anche il Canale Bifis. Tutte opere – sottolinea – che vincolano molto l'area: l'impianto idroelettrico la condizionerebbe ulteriormente, e non vogliamo che la valle si trasformi a tutti gli effetti in un cavedio per i servizi, ma inospitale e non idoneo alla vita delle persone".
E poi, ultimo ma non per importanza, l'aspetto dell'impatto sul paesaggio di un'area dal grande valore naturalistico che, a detta del sindaco, verrebbe sicuramente intaccato da un'opera di queste proporzioni. "Questo aspetto non è per nulla secondario – conclude – anche perché i bacini che verrebbero costruiti, rivestiti in pvc e che spiccherebbero dal terreno con un'altezza di circa 10-12 metri, creerebbero a tutti gli effetti delle superfici riflettenti con un grande impatto. In ultima battuta, vanno anche considerati i disagi che arrecherebbe al territorio la fase di costruzione, che durerebbe almeno 4-5 anno con impatti incredibili sull'ambiente naturale e soprattutto sulla fauna".
A mobilitarsi contro l'impianto idroelettrico, il cui costo si aggirerebbe attorno ai trecento milioni di euro, sono stati anche i cittadini di Brentino Belluno che nel giro di pochissimo tempo, spiega il sindaco, hanno organizzato una petizione e raccolto oltre 400 firme contrarie. "Il territorio è fortemente preoccupato – osserva Zanga – e i cittadini si sono mossi in massa per raccogliere tutte quelle firme in solo due giorni, un grande numero considerato il numero complessivo degli abitanti".
Valicando il confine regionale e provinciale, nei giorni scorsi ad esprimere un parere contrario al progetto era stata anche la Provincia di Trento, con le osservazioni trasmesse al Ministero dell'Ambiente che riguardano i possibili effetti che, pur riguardando il Veneto, potrebbero ripercuotersi anche sul territorio provinciale e sui Comuni trentini (QUI ARTICOLO).
Nel parere si evidenzia, per esempio, la mancanza di informazioni chiare sulla gestione e sulla destinazione di circa 2,5 milioni di metri cubi di terra e rocce da scavo, la cui movimentazione potrebbe avere effetti negativi sulla viabilità anche nel territorio trentino, in mancanza di adeguate soluzioni interamente in ambito veneto.
Un’altra preoccupazione riguarda l’impatto paesaggistico sul versante del Monte Baldo, che visivamente e soprattutto a distanza si percepisce in continuità tra i confini amministrativi, conseguente alla realizzazione dei due bacini artificiali.
Sull'argomento si è espresso anche il presidente Maurizio Fugatti che ha specificato come "trattandosi di un’opera di grandi dimensioni, con impatti significativi che potrebbero creare problemi ai Comuni vicini", la Provincia abbia il dovere di mantenere alta l’attenzione e di chiedere approfondimenti per valutare bene gli effetti e proteggere il territorio. "Una necessità di tutela – ha specificato – che va assicurata ascoltando in prima istanza le preoccupazioni delle comunità locali".
La necessità di tenere in debita considerazione la tutela del Baldo è evidenziata "anche in relazione alle progettualità intercomunali e interregionali connesse alla candidatura a patrimonio Unesco, orientate alla salvaguardia della montagna nella sua interezza", aveva specificato la Provincia di Trento. "Non meno rilevanti le ulteriori criticità segnalate: il tema degli impatti idrici, sui prelievi e lo svuotamento di acqua sul fiume Adige, oltre che sulla rete idrica e le acque sotterranee, la mancanza per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza di un piano di evacuazione, i potenziali danni per le economie locali degli ambiti confinanti legate a viticoltura, turismo enogastronomico e ricettività, settori che hanno nel paesaggio e nella qualità ambientale la loro principale risorsa".
Ma tornando al documento inviato dal Comune di Brentino Belluno, cosa succederà ora? Il Ministero dell'ambiente, dopo averle recepite, dovrà trasmettere a Statkraft le varie criticità messe in evidenza, con l'azienda che avrà 180 giorni per inviare un eventuale nuova versione del progetto. A quel punto il Comune, e gli altri enti coinvolti, avranno a disposizione 15 giorni per inviare eventuali nuove osservazioni sul progetto. In attesa, infine, del parere definitivo della Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero.












