“Il nuovo stadio olimpico di Miola di Pinè? L’antitesi della sostenibilità”, Degasperi contro il progetto previsto per Milano-Cortina 2026
Degasperi boccia la copertura dell’anello per il pattinaggio di velocità di Miola di Pinè: “L’opera comporterebbe numerosi svantaggi in termini economici e ambientali al Trentino e alla comunità locale, la quale non potrebbe mai farsi carico delle ingenti perdite generate ogni anno”

TRENTO. “Il nuovo stadio olimpico di Miola di Pinè è l’antitesi della sostenibilità”, così il consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi interviene sul progetto previsto per i giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. “La copertura dell’anello per il pattinaggio di velocità di Miola di Pinè – sottolinea Degasperi – sarà finanziata per circa il 60% dalla Provincia, rappresenta un’opera economicamente svantaggiosa per il Trentino e insostenibile per la comunità locale”.
Come osserva lo stesso consigliere provinciale partendo dall’analisi dei costi, “quelli stimati da Trentino Sviluppo per la sola costruzione della struttura sarebbero di circa 45 milioni di euro”. Va ricordato che lo stadio di Miola si trova ad un’altitudine di 1000 metri dove vigono norme stringenti sul carico neve. Questo comporterebbe dei costi di costruzione e progettazione nettamente superiori rispetto ad altre opere analoghe posizionate a quote inferiori.
Sempre nel piano di fattibilità realizzato da Trentino Sviluppo, si stimerebbe un disavanzo generato da ogni anno di attività della nuova struttura pari a circa 800.000 euro. “Un risultato più che verosimile avvalorato dal fatto che l’attuale perdita annua della sola pista scoperta è di circa 200.000 euro (ammortizzato dal Comune di Baselga) e che il passivo generato da una struttura di riferimento per il pattinaggio di velocità europeo come quella di Inzell in Germania è pari a 600.000 euro”, fa notare Degasperi.
Tra le ipotesi progettuali vi sarebbe anche l’utilizzo del nuovo stadio per eventi e fiere. Eppure non mancano le perplessità. “Anche in quest’ottica va però tenuto presente che la Federazione Italiana Ghiaccio attualmente usufruisce dell’anello olimpico in modo massiccio (dal mese di ottobre fino ad aprile) e considerando la scarsa frequenza di eventi fieristici nei mesi estivi, lo spazio a disposizione per questo genere di manifestazioni sarebbe risicato, riducendo al minimo i ricavi”.
Prendendo a esempio l’Oval-Lingotto di Torino questa struttura è rimasta in funzione per circa 4 anni dopo i giochi olimpici del 2006, per poi essere trasformato in un capannone (costosissimo) per scopi extrasportivi, “per questo non può che evidenziarsi l’assurdità e lo spreco di risorse che un’opera simile comporterebbe per una realtà come quella trentina”.
I benefici che porterebbe dunque all’indotto sarebbero quantificabili con il numero di ritiri delle squadre, con le gare svolte nell’arco dell’anno dagli atleti e con il modestissimo seguito. Un po’ poco per una struttura milionaria. Infine Degasperi fa notare un’ulteriore criticità: “Un’ultima valutazione andrebbe poi fatta sull’area di costruzione dell’opera. La nuova copertura dell’anello olimpico sorgerebbe in una palude bonificata che, stando alle segnalazioni di alcuni cittadini di Miola, sarebbe stata utilizzata come vera e propria discarica del paese fino agli anni 70 e il cui terreno sarebbe tuttora inquinato da materiali di scarto”.
In definitiva secondo il consigliere di Onda Civica “l’opera di copertura dell’anello olimpico comporterebbe numerosi svantaggi in termini economici e ambientali al Trentino e alla comunità locale, la quale non potrebbe mai farsi carico delle ingenti perdite generate ogni anno”.













