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Olimpiadi 2026, la pista da bob a Cortina (con soldi di Trento e Bolzano)? Bocciata dal Cio. Guarda: ''L'opera ritenuta costosa e non necessaria, meglio Innsbruck''

Una contrarietà che è emersa dal carteggio tra Venezia e Cio in mano a Cristina Guarda, consigliera della Regione Veneto in quota Europa Verde: "Il Comitato olimpico internazionale mette in guardia e evidenzia come, forse a futura memoria, questa opera sia stata indicata come inopportuna fin dai tempi della candidatura. Questa opera rischia di mettere a rischio la sostenibilità ambientale ma anche quella finanziaria, economica e sociale"

Di Luca Andreazza - 26 maggio 2022 - 19:50

CORTINA D'AMPEZZO. "L'opera è troppo costosa e non necessaria, meglio Innsbruck". Questo in sintesi il pensiero del Comitato olimpiaco internazionale sulla riqualificazione della pista di bob a Cortina d'Ampezzo; un'infrastruttura funzionale alle Olimpiadi 2026 ma contestata a più livelli, in primis dal mondo ambientalista. Una contrarietà che è emersa dal carteggio tra Venezia e Cio in mano a Cristina Guarda, consigliera della Regione Veneto in quota Europa Verde.

 

"Si capisce - aveva detto il governatore Luca Zaia - che siamo in presenza di un sito degradato, che dovrà essere bonificato con un costo sui 10-15 milioni di euro. Si sa poi che se fossimo andati a Innsbruck come qualcuno sosteneva ci sarebbero voluti altri 30 milioni di euro, portando quindi il totale a 45 milioni. Con 60 milioni di euro ci portiamo a casa la pista nuova con un vantaggio: è l'unico impianto paralimpico al mondo e garantiremo così a tutti gli sportivi di poterlo utilizzare" (Qui articolo).

 

Ma proprio il Cio aveva provato fino all'ultimo a convincere Italia e Veneto a non realizzare la nuova pista. Le lettere e le analisi, però, sono cadute nel vuoto e la Regione ha deciso di tirare dritto. Un tracciato che riceverà un finanziamento anche da Trentino e Alto Adige per coprire i costi di gestione e i deficit previsti per almeno 15 anni attraverso il "Fondo Comuni di confine" (Qui articolo).

 

Secondo quanto spiegato da Guarda, il presidente del Cio, Thomas Bach, e il direttore generale, Christophe De Kepper, tentarono di spiegare che gli impianti già esistenti sono più che sufficienti e che un'operazione di rifacimento della pista avrebbe rappresentato uno spreco di denaro e come eredità una "cattedrale nel deserto" a Olimpiadi archiviate.

 

"A fine novembre nella discussione sul bilancio in materia venues olimpiche - commenta Cristina Guarda, consigliera di Europa Verde nella Regione Veneto - il presidente aveva mostrato una certa sicurezza sull'opportunità di demolire e ricostruire la pista da bob di Cortina. Anzi, aveva affermato che quell'opera è stata fondamentale per rafforzare la candidatura italiana. In realtà è tutto un castello fantasioso e si mette a rischio la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell'area. Il deficit appare inevitabile, un buco che viene lasciato sulle spalle delle future generazioni"

 

Invece fin da subito il Cio ha chiesto chiarimenti rispetto alla pista da bob, anche alla luce dell'emergenza Covid: la pandemia ha cambiato anche la percezione dei giochi olimpici e quindi è necessario assicurarsi che l’eredità che l’edizione Milano-Cortina lascerà sia in linea con quanto atteso a livello internazionale e che non ricada sulle future generazioni.

 

Non solo, il Comitato olimpiaco internazionale mette già sul piatto le opportunità (anche per il territorio) che si possono trarre dal non costruire una nuova pista da bob. Il Cio fornisce anche degli esempi sui deficit, compresa l'edizione di Torino 2006, e fornisce un elenco di piste da bob olimpiche chiuse nel corso degli anni. E per questo il massimo organo istituzionale ritiene che non ci sia bisogno di realizzare una nuova pista: meglio pensare a utilizzare l'esistente, se non addirittura rivolgersi a opere esterne alla Regione interessata. 

 

"Viene messo in evidenza - prosegue Guarda - che il numero di atleti che ricorrono a questo genere di strutture è assai contenuto: Cio mette in evidenza come il suggerimento di non costruire una nuova pista è stato avanzato fin dalla fase interlocutoria. Evitare di continuare a costruire strutture così complesse è tra gli obiettivi della Olympic Agenda 2020. Si accenna poi come il deficit di esperienze che hanno preceduto Cortina si sia rivelato ben superiore ai 400 mila euro annui previsti per Cortina: si afferma che mediamente le piste da bob sono costate tra i 90 e i 120 milioni di dollari con un successivo deficit annuo compreso tra i 500 mila e i 750 mila dollari annui".

 

Inevitabile quindi il ricorso a soldi pubblici e il Cio evidenzia come nessun dato suggerisca che la costruzione di una struttura da bob ex novo favorisca lo sviluppo di questa disciplina in Italia. Anzi, le lettere del Comitato internazionale accendono i riflettori sull'impatto di queste opere perché non si può contare su un'ampia percentuale di praticanti. 

 

I tecnici del Cio raccomandano che i costi di costruzione siano compresi tra i 56-75 milioni di euro: la previsione, quindi, di 65 milioni di euro avanzata da Zaia è compatibile. Ma si sottolinea come la progettazione sia ancora troppo in fase embrionale e questo rende assai difficile valutare l’effettivo costo dell’opera. Sulla base del progetto dell'epoca (ottobre 2020) ci si esprime favorevolmente sull'emissione di anidride carbonica visto che il sistema di refrigerazione previsto non usa ammoniaca, ma si evidenzia altri aspetti che devono però presi in considerazione: il consumo energetico, l’impatto nel rimuovere parti dell’esistente pista per costruirne nuovi e il fatto che il nuovo allineamento della pista potrebbe essere causa di interventi di disboscamento. In ogni caso si chiede di valutare una review.

 

E' ancora il Comitato olimpico internazionale a bocciare l'idea di un parco tematico a sostegno della sostenibilità economica della pista. "Si ritiene - continua Guarda - che il progetto si basi su previsioni ottimistiche e su costi sottostimati. Anzi, viene evidenziato un possibile conflitto di interessi, nel momento in cui lo studio di fattibilità viene condotto da un soggetto privato che si candida a divenire il gestore privato e quindi non può essere preso in considerazione come una valutazione indipendente o imparziale".

 

A quel punto, novembre 2020, la Regione Veneto ringrazia per le osservazioni ma conferma l'intenzione di andare avanti secondo i piani. A gennaio il Cio prende atto che i punti di vista sulla realizzazione della pista da bob siano diverse; ricorda come le sue osservazioni siano frutto della esperienza della stessa Cio e di altri soggetti; rimarca la sua contrarietà all’opera a causa dei costi eccessivi, afferma che questa opera rischia di mettere a repentaglio gli sforzi nel rispettare la Olympic Agenda 2020. 

 

"È evidente - risponde il direttore del Cio De Kepper - che le nostre visioni differiscono considerevolmente. Come ricordato in numerose occasioni, la nostra ferma raccomandazione di non intraprendere alcun lavoro è basata sull’esperienza mondiale costruita d’intesa con le Federazioni Fil e Ibsf. Riteniamo che ci siano strutture sufficienti per soddisfare la pratica di questi sport, sia per le gare che per il loro sviluppo (..) Il costo-opportunità per un così importante contributo di fondi pubblici non è favorevole. Mentre il Cio non può interferire e non ha nessuna autorità sui governi sovrani, la nostra preoccupazione è per l’eredità, il patrimonio e l’immagine dei Giochi olimpici. Siamo stati chiari fin dalla fase di candidatura che gli sviluppi non necessari avrebbero dovuto esser rivisti”.

 

"Il Cio mette in guardia e evidenzia come, forse a futura memoria, questa opera sia stata indicata come inopportuna fin dai tempi della candidatura. Questa opera rischia di mettere a rischio la sostenibilità ambientale ma anche quella finanziaria, economica e sociale. Inoltre si è in ritardo di 2 anni sul cronoprogramma e di ulteriori sei mesi rispetto a quelli per lo studio di fattibilità tecnico-economico. Le perdite annue previste sono più alte di quanto ipotizzato e si mettono in difficoltà le casse pubbliche e le prossime generazioni nell'area del Veneto ma anche in quelle di Trento e di Bolzano che compartecipano alla gestione del debito. La nuova pista da bob non è sostenibile e anche le previsioni di 6 mila discese/anno post Giochi è fuori logica e fuori standard", conclude Guarda.

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