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L’ibis eremita “Gero” uccisa a fucilate dai bracconieri, i ricercatori: “Episodio inquietante”

I bracconieri hanno ucciso “Gero”, una delle ibis eremita che durante le sue migrazioni aveva attraversato anche i cieli trentini: “Abbiamo inviato una lettera al Ministero per la Transizione Ecologica, servono misure contro la caccia illegale”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 25 maggio 2022 - 13:25

TRENTO. “Gero” era una delle ibis eremita del programma Life+ che durante le sue migrazioni aveva attraversato anche i cieli trentini. Purtroppo però questo esemplare è stato abbattuto dai bracconieri. “Finora – spiegano gli esperti che seguono il progetto – questi abbattimenti illegali sono avvenuti quasi esclusivamente durante la stagione della caccia, in autunno e all’inizio dell’inverno. Ma il caso dell'Ibis eremita Gero rappresenta un’inquietante eccezione”.

 

Gero apparteneva alla colonia riproduttiva di Überlingen, sul Lago di Costanza. Si è schiusa nel 2019 ed è stata allevata a mano nel corso del programma di rilascio durante il primo progetto Life. È stata poi portata nel sito comune di svernamento l’oasi del Wwf “Laguna di Orbetello”, nella Toscana meridionale, come parte della migrazione guidata dall’uomo.

 

Dopo aver raggiunto la maturità sessuale, Gero ha iniziato la prima migrazione primaverile verso nord il 19 aprile 2022, insieme a tre conspecifici. I dispositivi Gps sul dorso degli uccelli hanno permesso di seguire gli animali quasi in tempo reale. La squadra ha volato fino al Trentino, da dove Gero ha proseguito da sola per Mantova e si è fermata per un po’ nei pressi del fiume Canalbianco Po di Levante. Il 26 aprile però, i dati Gps indicavano la morte di Gero verso sera, vicino al suo posatoio notturno. Grazie a questi dati è stato possibile trovare e recuperare il corpo. L’esame forense ha potuto stabilire senza ombra di dubbio che la morte è arrivata a causa di colpi di fucile.

 

Secondo i ricercatori questa è la prova di un altro caso di caccia illegale. Come nei precedenti casi, la Procura della Repubblica è stata immediatamente informata per avviare le indagini: “Abbiamo anche inviato una lettera al Ministero italiano per la Transizione Ecologica con il riferimento urgente alla necessità di misure contro la caccia illegale agli uccelli in questa zona”.

 

Gli esperti ricordano come stando alla classificazione della “Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura” l’ibis eremita rientri fra le specie “in pericolo”. Questi uccelli (oggi una presenza regolare anche nei cieli del Trentino) erano quasi estinti quando nel 2002 un gruppo di biologi e piloti austriaci, il Waldrappteam, ha dato vita al progetto di reintroduzione, coinvolgendo partner austriaci, italiani e tedeschi.

 

Nonostante la protezione di cui gode, questa specie continua a essere minacciata dai bracconieri. L’esteso monitoraggio Gps della popolazione di ibis eremita dimostra che circa il 30% delle perdite in Italia è causato dalla caccia illegale. Come sottolineava il direttore del progetto Johannes Frit, circa un terzo delle perdite registrate in Italia sono causate dalla caccia illegale: “Questo numero allarmante influenza sostanzialmente lo sviluppo della popolazione e, anno dopo anno, ne mette in pericolo la sopravvivenza stessa. Solo per il 2021 abbiamo prove concrete dell’uccisione di sette uccelli”.

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