Milano-Cortina 2026, Guarda: "Ecco il primo record: Olimpiadi in rosso ancora prima di iniziare. Le cose non stanno andando come previsto"
I presidenti di regione e i sindaci coinvolti nelle Olimpiadi invernali chiedono a Palazzo Chigi di entrare a far parte della organizzazione dell’evento. Continuano a far discutere i temi della sostenibilità ambientale e costi. Guarda: "Sponsor? Previsti circa 550 milioni di euro, ma al momento non risulta andato a termine alcun contratto di sponsorizzazione"

CORTINA D'AMPEZZO. "Ecco il primo record: Olimpiadi in rosso ancora prima di iniziare". Così esordisce Cristina Guarda, la consigliera di Europa Verde della Regione Veneto. "Un monito da tenere bene in considerazione è quello sui conti della Fondazione Milano-Cortina 2026 che continuerebbero a essere in rosso, seppure qualcuno preferisca precisare che si tratta però di un rosso contenuto rispetto a non precisate previsioni".
Continuano a far discutere le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: sostenibilità ambientale e costi sono i capi d'accusa che vengono mossi agli organizzatori da alcuni mesi a questa parte.
I presidenti di regione e i sindaci coinvolti nelle Olimpiadi invernali chiedono a Palazzo Chigi di entrare a far parte della organizzazione dell’evento. "E’ sempre più palpabile la preoccupazione sul futuro dei Giochi invernali 2026 da parte di chi li ha voluti in questo modo - dichiara Guarda - dietro i continui slogan trionfalistici si cela una realtà che, giorno dopo giorno, emerge in maniera dirompente: le cose non stanno andando come previsto".
Il capitolo costi è "il più mastodontico dei problemi", per questo si spera in un ingresso del Governo nella Fondazione Milano-Cortina, "auspicando che questo possa accelerare il cronoprogramma che è già in notevole ritardo: per capirci è come se la squadra di bob si fosse lanciata dalla famosa pista da 63milioni di euro (oggi in realtà 85 milioni) pista Eugenio Monti con il freno a mano".
La consigliera di Europa Verde ritiene che alcuni investimenti possano essere rivisti, "come nel caso della pista da bob, considerando che lo stesso Cio aveva inizialmente suggerito di ricorrere ad altre già in funzione".
Soltanto pochi mesi fa la consigliera aveva riportato come il presidente del Cio, Thomas Bach, e il direttore generale, Christophe De Kepper, avevano tentato di spiegare che gli impianti già esistenti erano più che sufficienti e che un'operazione di rifacimento della pista da bob avrebbe rappresentato uno spreco di denaro e come eredità una "cattedrale nel deserto" a Olimpiadi archiviate (Qui l'articolo).
Ai conti in rosso della Fondazione, si aggiunge il fatto che "al momento non risulta andato a termine alcun contratto di sponsorizzazione, quando in un primo momento il bilancio di previsione dell'organizzazione prevedeva circa 550 milioni di euro in arrivo da sponsor".
A detta di Guarda, "per come si stanno mettendo le cose pare che l’unico introito possibile sia costituito dai fondi pubblici, quindi le tasche dei contribuenti".
Da questo punto di vista, accusa, "a non dormire tranquilli non sono solo gli organizzatori ma anche i cittadini - conclude - a meno che tra i poteri che si vorrebbero ulteriormente attribuire al Commissario, che di poteri ne ha già parecchi, non vi sia anche quello di restituire a quest'ultimi ogni singolo centesimo speso per questa edizione delle Olimpiadi".
Anche le stesse associazioni ambientaliste, protagoniste di una manifestazione organizzata a Passo Giau il 5 giugno scorso, hanno più volte chiesto di rispettare gli impegni assunti dal Cio con la comunità sportiva internazionale nella Olympic Agenda 2020. Anche in quell'occasione era stato sottolineato come le famose "Olimpiadi a costo zero", come erano state inizialmente prospettate, avessero in realtà "già superato la previsione di 3 miliardi di euro di spesa".















