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| 12 nov 2022 | 11:25

Sisma in Trentino, il presidente Ingv: “Le Alpi sono 'vive', ma le scosse più forti si sviluppano fuori dalla catena. Sciame nelle Marche? Durerà ancora qualche settimana”

A parlare è il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni, che sottolinea come il terremoto registrato in Val di Fassa la sera del 10 novembre sia stato causato dal continuo avvicinamento della Placca Adriatica a quella Europea: “Anche all'interno della catena alpina si possono verificare dei sismi, ma i più energetici si sviluppano solo nell'area Pedemontana o nella zona della Val Pusteria”

Sisma in Trentino, il presidente Ingv: “Le Alpi sono 'vive', ma le scosse più forti si sviluppano fuori dalla catena

TRENTO. Erano circa le 22 e 30 di giovedì scorso, 10 novembre, quando in Trentino, a due chilometri in direzione Ovest dall'abitato di Pozza di Fassa, la terra ha iniziato a tremare (Qui Articolo). Si è trattato di una scossa tutto sommato modesta (la magnitudo registrata è stata di 2,8 gradi sulla scala Richter), che però hanno distintamente sentito in molti e che ha stupito proprio per la posizione dell'epicentro, in un'area considerata non particolarmente a rischio per quanto riguarda i fenomeni sismici.

 

Tutto il sistema alpino però, sottolinea a il Dolomiti il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Carlo Doglioni: “E' vivo dal punto di vista geologico, a causa dell'avvicinamento tra la Placca Adriatica (l'Italia) e quella Europea, che prosegue con un ritmo di accorciamento di circa 2 millimetri all'anno. Un movimento che ha formato la catena alpina stessa, all'interno della quale è possibile quindi che si sviluppino terremoti, anche se quelli più energetici si verificano di norma solo nell'area Pedemontana, grosso modo dalla Valbelluna alla Pianura Veneta e a Nord nell'area Bavarese”.

 

Unica eccezione all'interno del sistema alpino, continua Doglioni: “La Val Pusteria, dove fenomeni più energetici si possono verificare per la presenza di una deformazione di tipo trascorrente e dove quindi non conta la topografia della zona”. In ogni caso, dice il presidente di Ingv, il sisma che si è verificato in Trentino non presenta nessuna correlazione con lo sciame sismico che da giorni ormai continua nelle Marche, dove nella mattinata del 9 novembre si è verificata una forte scossa di magnitudo 5,5.

 

“La Val di Fassa – conclude Doglioni – rientra in una zona che noi classifichiamo a 'media pericolosità', mentre l'area Pedemontana veneta per esempio è ad alto rischio. Per quanto riguarda le Marche invece, lo sciame sismico attualmente si sta evolvendo all'interno della sequenza naturale: dopo un evento importante lo sciame tende a decadere ma gradualmente, 'coprendo' tutte le magnitudo. Più l'intensità delle scosse cala poi, più sismi si verificano in termini numerici: per vedere la fine di questo sciame dovremo aspettare ancora qualche settimana”.

 

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