Cannabis, il Tar annulla il decreto "che 'limitava' l'uso di alcune parti della pianta". Europa Verde: "Il prossimo passo? Aumentare le risorse a sostegno del settore"
La consigliera di Europa Verde: “È giunta l’ora, per la politica, di ammettere che siamo di fronte ad un prodotto non psicotropo, ma utilissimo per la salute psico-fisica, superando stigma e preconcetti che fino ad oggi hanno solo consentito di riempire le tasche di organizzazioni criminali, tarpando le ali ai produttori locali”

VERONA. “Dopo la sentenza del Tar Lazio non ci sono più ragioni per criminalizzare un intero settore, quello della canapa”. Ne è convinta la consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde), che rimarca quanto tale filiera produttiva sia importante “anche qui in Veneto”.
Il tar ha annullato il decreto ministeriale che poneva “ingiustificati limiti alla produzione e all'uso delle parti della pianta con basso livello di Thc e alto di Cbd, senza alcuna motivazione tecnica – fa notare Guarda - come già rilevavo nel 2021 con la mia mozione "Diradare la cortina fumogena", poi approvata all'unanimità”, ricorda.
La limitazione dell’uso dell’infiorescenza può infatti comportare un importante “danno economico”, soprattutto per gli agricoltori “che, con grande fatica, hanno ricominciato a produrre varietà di canapa utili non solo per gli effetti benefici del Cbd sulla salute umana, facendo concorrenza all'uso di farmaci, ma anche all'ambiente, per la riduzione di CO2 e inquinanti”.
In seguito a quanto recentemente stabilito, cambieranno quindi le carte in tavola: “Decisione, quella della magistratura amministrativa, che accolgo con soddisfazione e auspico che la Giunta Zaia, col prossimo bilancio, aumenti le risorse a sostegno del settore, come proposto da Europa Verde in più occasioni, e che a livello nazionale si giunga a una regolamentazione onesta e giusta sia della canapa Cbd, oggetto della sentenza, che di quella con più alti livelli di Thc, tanto richiesta da malati cronici e terminali senza però riuscire ad accedervi facilmente, viste le pesantissime restrizioni produttive”, conclude la consigliera.
“È giunta l’ora, per la politica, di ammettere che siamo di fronte ad un prodotto non psicotropo, ma utilissimo per la salute psico-fisica, superando stigma e preconcetti che fino ad oggi hanno solo consentito di riempire le tasche di organizzazioni criminali, tarpando le ali ai produttori locali”.


















