"Non si distrugga un’intera filiera legale e produttiva", anche la Lega difende la cannabis light e attacca il Decreto Sicurezza. Europa Verde plaude all’intervento
Il rappresentante leghista intervenire dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza che rende in Italia illegale la cannabis light: " Le ricadute, non solo economiche, sarebbero pesanti: credo valga la pena ascoltare la voce di chi, nel tempo, ha investito tempo e risorse per operare in modo legale"

VENEZIA. “Non si penalizzi un’intera filiera con ampie potenzialità agricole e produttive e chi ha sempre operato in modo legale”. Usa queste parole Roberto Cimbetti, esponente leghista e presidente del Consiglio regionale del Veneto commentando l'entrata in vigore del decreto sicurezza nei giorni scorsi e che rende in Italia illegale la cannabis light.
L'articolo 18 consente ora la produzione di infiorescenze contenenti Cbd solo se destinate al "florovivaismo professionale", vietandone ogni altro uso, dal commercio alla lavorazione, dalla detenzione alla vendita.
Stiamo parlando di un settore che a livello nazionale offre lavoro per circa 10 – 15 mila persone (30 mila nei picchi stagionali) e conta un giro d'affari da mezzo miliardo.
“Quello della filiera agroindustriale ed agroalimentare della canapa è un comparto che negli ultimi anni, in particolare dal 2014 al 2020 con i progetti di sperimentazione attraverso il Psr e poi con la legge regionale 36/2019, ha visto una crescita significativa” ha spiegato in una nota Ciambetti illustrando i dati.
Per il Veneto si parla di un valore di 30 milioni di euro all’anno, con 100 ettari coltivati e una regionale di oltre 12mila quintali, circa il 15% del settore a livello nazionale, in cui l’industria legata alla canapa impiega nel nostro paese fino a circa 30 mila persone, con 3 mila aziende che producono un fatturato annuo intorno ai 500 milioni di euro.
“Quando parliamo di competitività e multifunzionalità delle imprese agricole e di integrare processi produttivi agricoli e industriali dobbiamo fare attenzione a non procedere in modo pregiudizievole, e soprattutto a non creare confusione normativa. Credo che valga la pena ascoltare i numerosi appelli giunti dal mondo agricolo, che esprimono preoccupazione circa le ricadute sul settore del Decreto Sicurezza approvato dal governo: il rischio è quello di penalizzare e rendere illegale l’attività di quanti, nel corso degli anni, hanno investito in una cultura legale e ad alto valore aggiunto” ha spiegato ancora il presidente del Consiglio regionale veneto.
Negli ultimi giorni sono state molte le richieste degli agricoltori del comparto circa la possibilità di aprire un tavolo di confronto con l’esecutivo dopo l’inserimento, nel decreto, del divieto di “lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa coltivata anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati”.
“Il mondo agricolo sta pagando un prezzo altissimo rispetto alla congiuntura economica internazionale e credo che uno sguardo lungimirante sia utile. Non secondaria, inoltre, è la presunta incompatibilità da un lato delle restrizioni italiane alla canapa industriale con la legislazione Ue - al momento al vaglio della Commissione Europea – e dall’altro con la 'consolidata giurisprudenza' della Corte di Giustizia europea. Le ricadute, non solo economiche, insomma, sarebbero pesanti: credo valga la pena ascoltare la voce di chi, nel tempo, ha investito tempo e risorse per operare in modo legale”, conclude Ciambetti.
Parole, queste, che sono state accolte in maniera positiva dai consiglieri regionali di Europa Verde, Andrea Zanoni e Renzo Masolo. “Bene che il presidente del Consiglio regionale – spiegano in una nota - si sia espresso sul divieto alla cannabis light contenuto nel Dl Sicurezza recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, per questo lo invitiamo, così così come invitiamo tutti i colleghi consigliere e consiglieri, alla sottoscrizione della risoluzione di Europa Verde per chiedere che il Parlamento, in sede di conversione del Decreto legge, si adoperi per stralciare la norma. Le argomentazioni della nostra risoluzione non sono niente affatto dissimili da quelle manifestate dal Presidente del Consiglio regionale. Invitiamo anche Zaia alla sottoscrizione".












