Gambero di fiume a rischio estinzione nel torrente Tesina, in valle dei Mulini. L'esperto: "Urge un ripopolamento, ma serve assolutamente un centro regionale"
"Bisognerà intervenire con un ripopolamento ma in Veneto non esiste un centro di riproduzione e ripopolamento a livello regionale, come invece in Trentino, in Lombardia, in Friuli, Emilia Romagna e Liguria" spiega Giovanni Bombieri della commissione conservazione della società herpetologica italica

GARDA. Il rischio concreto è che il gambero di fiume europeo scompaia dal torrente Tesina e dalla valle dei Mulini, uno splendido "pezzetto" di Veneto tra i comuni di Costermano e Garda. Il motivo? Stavolta a minacciare la specie non sono le presenze "aliene" del rappresentate dal gambero rosso della Louisiana e dal gambero americano, ma una malattia devastante, la peste del gambero, che sta facendo strage di gamberi di fiume, che hanno trovato nella zona il proprio habitat naturale. Probabilmente, ad oggi, ad un mese di distanza dalla prima segnalazione, il fungo ha colpito tutti gli esemplari presenti, partendo dalla parte inferiore del torrente e risalendo.
La situazione, dunque, andrà monitorata con attenzione e bisognerà pensare ad un ripopolamento, ma l'operazione rischia di essere tutt'altro che semplice. L'Ulss 9 Scaligera è a conoscenza del problema, così come i comuni di Costermano e Garda.
" L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie - spiega Giovanni Bombieri, dottore forestale e membro della commissione conservazione della società herpetologica italica, il braccio operativo di Ispra in ambito erpetologico -. presso il quale sono stati portati gli esemplari raccolti per le analisi del caso, ha certificato la presenza del ceppo "D" della peste del gambero. Di tale patologia, trattasi di un fungo patogeno, è portatore sano il gambero rosso della Louisiana, ma la contaminazione potrebbe essere avvenuta anche tramite la trasmissione di spore provenienti, ad esempio, da un'attrezzatura da pesca precedentemente infettata e non adeguatamente sanificata o da qualche animale selvatico che si è nutrito di gamberi rossi e poi ha rigurgitato le parti non digeribili. I nostri rilievi riguardavano i primi 100 metri di torrente analizzati ma temiamo che, a distanza di un mese, la peste si sia diffusa lungo tutto il corso d'acqua, raggiungendo anche le parti più a monte".
Ma perché è così importante il gambero di fiume?
"Il problema, oltre che ecologico - prosegue Bombieri - è anche di carattere sociale: il gambero di fiume è uno ottimo indicatore dello stato di salute degli ecosistemi acquatici. Insomma la sua presenza ci fa capire che quell'ecosistema è sano. In altre zone, vedi la Pianura Padana, a causa dell'agricoltura invasiva, della presenza di fitofarmaci nelle acque e l'inserimento di fauna alloctona, come ad esempio la trota, che si nutre del gambero il tutte le sue fasi, tale indicatore è stato perduto e non vogliamo che questo accada anche nella valle dei Mulini. Bisognerà intervenire con un ripopolamento ma in Veneto non esiste un centro di riproduzione e ripopolamento a livello regionale, come invece in Trentino, in Lombardia, in Friuli, Emilia Romagna e Liguria".
Quindi, come intervenire?
"Per ripopolare la zona è necessario pensare all'istituzione di un centro regionale, sfruttando magari qualche allevamento di trote ora in disuso. La tipologia delle acque adatte per la crescita e la proliferazione è la medesima e, dunque, non vi sarebbero grandi difficoltà a livello d'impianto. E poi si dovrebbe procedere con l'immissione d'individui sani nel corso d'acqua, una volta che tutti gli esemplari contaminati sono morti. Esortiamo la Regione, Veneto Agricoltura, che potrebbe gestire la struttura, l'agenzia veneta per il settore primario perché, in coordinamento con il museo di storia naturale di Verona, le associazioni di pesca e quelle ambientaliste si adoperino per far sì che venga approntata questa struttura".












