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| 16 lug 2023 | 06:01

Gli esperti smentiscono la Pat e chiedono di liberare il cucciolo M89, l’ex forestale: “Ha buone probabilità di sopravvivere, la captivazione permanente non è auspicabile”

La Provincia ha fatto sapere di ritenere “inopportuna” l’immissione in natura del giovane orso ma l’ex forestale che ha già salvato due cuccioli non è d’accordo: “Già dopo un breve periodo di isolamento M89 ha imparato a gestire la propria indipendenza, dimostrando di fatto di non cercare di voler interagire con l’essere umano. Per il suo bene dovrebbe essere liberato al più presto”

Gli esperti smentiscono la Pat e chiedono di liberare il cucciolo M89
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “È inopportuno procedere all’immissione in natura del giovane orso con il rischio che questo, anche a distanza di tempo, a seguito della sua peculiare esperienza con l’uomo possa assumere nel futuro un comportamento problematico”, questa la “sentenza” della Provincia sulla possibile liberazione del cucciolo di orso M89.

 

La vicenda del cucciolo ormai è nota: M89 venne recuperato lo scorso 2 aprile in Val d’Algone dopo essere rimasto separato dalla madre. Ferito e deperito è stato curato dal capo veterinario della Provincia che segue i grandi carnivori del Trentino, Roberto Guadagnini. Successivamente il plantigrado si è ristabilito ed è stato trasferito al “Belpark”, il Parco faunistico di Spormaggiore dove è stato avviato un progetto sperimentale di ricerca scientifica con l’obiettivo di reintrodurre in natura il cucciolo.

 

Tuttavia il dirigente del Servizio faunistico sembrerebbe escludere la possibilità che l’orsetto venga liberato, questo perché pur apprezzando gli sforzi messi in campo per salvarlo, secondo Sergio Tonolli “non è certamente possibile garantire in assoluto eventuali interazioni o frequentazioni di zone antropizzate che potrebbero manifestarsi con il tempo”.


La posizione degli esperti però è ben diversa. Nella relazione (del 16 giugno) firmata da Alberto Stoffella dell’associazione Rase e da Eileen Zeni per il Parco Naturale Adamello Brenta, i due esperti che si sono occupati della riabilitazione del cucciolo, affermavano che M89 era pronto per essere reintrodotto in natura. Non solo, perché nel documento si sottolineava che per evitare comportamenti stereotipati o di imprinting con l’essere umano sarebbe stato necessario agire in fretta. Dal canto suo la Provincia per prendere posizione ci ha impiegato quasi un mese.

 

“Già dopo un breve periodo di isolamento M89 ha imparato a gestire la propria indipendenza, dimostrando di fatto di non cercare di voler interagire con l’essere umano” spiega Stoffella, l’ex forestale trentino che per anni ha lavorato a stretto contatto con i grandi carnivori. Per la verità Stoffella è anche l’unica persona in Trentino a essersi occupata della reintroduzione in natura di altri due cuccioli di orso: M11(nel 2011) e M56 (nel 2019). “Quei piccoli, quando vennero recuperati, avevano entrambi 4 mesi di vita e vennero rilasciati dopo una quarantina di giorni di riabilitazione, fra il quinto e il sesto mese di vita”.


Quando è stato salvato M89 aveva invece solo 2 mesi di vita e nei primi tre giorni è stato sfamato con un biberon. Cionondimeno i contatti con gli esseri umani sono stati limitati al minimo e ora il piccolo sarebbe pronto a tornare in natura. “Ha raggiunto una propria capacità di autodifesa con una buona probabilità di sopravvivenza anche se rimasto orfano”. Dalla Provincia però non è arrivato il via libera nonostante gli esperti ritengano la captivazione permanente “non auspicabile”. Tra l’altro è la stessa Provincia a riconoscere che gli attuali spazi del Parco faunistico di Spormaggiore non siano adatti ad accogliere il cucciolo che per ora vive in circa 30 metri quadrati ma sta crescendo rapidamente. “In natura molti cuccioli abituati a frequentare con la madre centri abitati, spesso anche dopo il distacco, hanno mantenuto questo comportamento”, ricorda l’ex forestale. “M89 è stato recuperato a oltre 1.600 metri di quota in un’area remota del Brenta ma ha conosciuto esclusivamente le due aree ristrette di detenzione, pertanto è molto probabile che mantenga un comportamento naturale”.

 

Ovviamente nessuno può escludere che in futuro questo esemplare sviluppi dei comportamenti confidenti ma Stoffella è convinto che comunque non sarebbero collegabili al periodo di riabilitazione. “Un tempo avevamo sviluppato un progetto per realizzare un’area dedicata a queste situazioni ma l’idea non venne mai presa seriamente in considerazione, personalmente sono convinto che il cucciolo possa tornare nel suo habitat e qualora dovesse manifestare comportamenti confidenti potrebbe sempre essere ricatturato. Una cosa però è certa – conclude l’ex forestale – lo spazio attuale presto non sarà più adeguato per ospitarlo”.

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