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| 15 lug 2023 | 06:01

Il cucciolo M89? La Provincia non vuole liberarlo: “C’è il rischio che diventi problematico”. Eppure secondo gli esperti potrebbe essere reintrodotto in natura

Il cucciolo M89 era stato salvato in Val d’Algone ed era stato attivato un progetto ad hoc per reintrodurlo in natura, tuttavia la Provincia ha scelto per la captivazione permanente: “È inopportuno procedere all’immissione in natura del giovane orso con il rischio che questo, anche a distanza di tempo, a seguito della sua peculiare esperienza con l’uomo possa assumere nel futuro un comportamento problematico”

Il cucciolo M89? La Provincia non vuole liberarlo: “C’è il rischio che diventi problematico”
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Quando venne recuperato l’orsetto M89 (questo il nome che gli sarà affidato dalla Provincia) non era in grado di alimentarsi ed era gravemente ferito e deperito. L’esemplare era rimasto separato dalla madre in Val d’Algone all’inizio dello scorso aprile, proprio nei giorni a ridosso dell’attacco che è costato la vita al 26enne Andrea Papi. Dopo aver atteso alcuni giorni, una volta capito che la madre non sarebbe tornata a recuperarlo i forestali decisero di intervenire.

 

Successivamente, grazie alle cure prestate dal capo veterinario della Provincia che segue i grandi carnivori del Trentino, Roberto Guadagnini, il piccolo di orso si è ristabilito e da alcuni mesi si trova al “Belpark”, il Parco faunistico di Spormaggiore. Si tratta di un’area creata nel 1991 che si estende in una zona boscosa di oltre 5 ettari sulla Paganella.

 

Al Belpark è stato avviato un progetto sperimentale di ricerca scientifica in collaborazione con il Parco Naturale Adamello Brenta e l’associazione Rase, formata da esperti ed ex forestali come Alberto Stoffella che in passato si sono già occupati del reinserimento in natura dei cuccioli di orso. L’obiettivo? Reintrodurre il piccolo orso nel suo habitat senza che si abituasse alla presenza umana.

 

Proprio per questo, per evitare il cosiddetto imprinting, per sfamare il cucciolo uno degli addetti si travestiva da orso prima di portargli il latte. Dopo il suo trasferimento al parco faunistico di Spormaggiore non è più stato necessario adottare questi espedienti perché l’area in cui è custodito non è aperta al pubblico. Quello che nel frattempo è diventato un cucciolone viene monitorato attraverso un impianto di videosorveglianza mentre il cibo gli viene lasciato in una sezione del recinto che viene momentaneamente isolata per impedire che l’animale entri in contatto con gli umani.

 

Tuttavia il percorso di recupero di M89 era terminato già alcune settimane fa, per questo si attendeva da tempo il parere della Provincia per la sua liberazione. Il via libera però, nonostante il parere favorevole di chi si ne è occupato, non è arrivato. Attraverso una nota firmata dal dirigente del Servizio faunistico, Sergio Tonolli, la Provincia sembrerebbe escludere la possibilità che l’orsetto venga liberato. Il motivo? Pur apprezzando gli sforzi messi in campo per salvare il cucciolo secondo Tonolli “non è certamente possibile garantire in assoluto eventuali interazioni o frequentazioni di zone antropizzate che potrebbero manifestarsi con il tempo”.

 

D’altra parte questa condizione non può essere garantita per nessun esemplare. Chi mai potrebbe certificare in maniera assoluta che un orso non diventerà confidente? Eppure non è la prima volta che dei cuccioli salvati dai forestali vengono reintrodotti in natura. Ad ogni modo per Tonolli “è inopportuno procedere all’immissione in natura del giovane orso con il rischio che questo, anche a distanza di tempo, a seguito della sua peculiare esperienza con l’uomo possa assumere nel futuro un comportamento problematico”. In questo senso, sottolinea il dirigente, “nemmeno l’attività sperimentale condotta al Belpark, ancorché meritoria, può rendere accettabile tale rischio”.

 

La Provincia preferisce dunque il mantenimento di M89 “in un ambiente controllato come quello che potrà essere offerto dal Belpark”. Ma è sempre Tonolli a evidenziare che, qualora si decidesse per la captivazione permanente, occorrerebbe adeguare il sistema gestionale del Belpark. Il come però non viene spiegato.

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