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| 13 lug 2023 | 18:36

Grandi carnivori, il lamento degli allevatori con tanto di immagini della ''violenza inaudita'' delle predazioni ma la demagogia non aiuta nessuno

Il presidente degli allevatori Trentini ha parlato di ''violenza inaudita, inconcepibile e inaccettabile'' quando tutti sanno che buona parte degli animali allevati sono destinati a finire nei nostri piatti e che quanto a ''violenza inaudita, inconcepibile e inaccettabile'' l'essere umano non ha rivali in natura. I dati, poi, smentiscono la retorica dello sterminio in atto (sono decisamente in calo le predazioni perché sono sempre di più gli allevatori che adottano sistemi di difesa) e l'esempio portato di come Malga Boldera oggi non sia più ''inespugnabile'' da parte dei lupi dimostra solo quanto in questi 5 anni le istituzioni siano rimaste ferme 

Grandi carnivori, il lamento degli allevatori con tanto di immagini della violenza inaudita'' delle predazioni ma la

TRENTO. Sembra quasi che non si aspettasse altro. Malga Boldera, sui monti Lessini, rappresentava una struttura che in quattro anni, di fatto, aveva tenuto al sicuro i capi di bestiame grazie al suo recinto elettrificato fisso a sette fili (dal 2018 si era verificata una sola predazione nel 2022 in una zona dove le predazioni, in precedenza con allevatori ancora impreparati, erano all'ordine del giorno).

 

A giugno di quest'anno, però i lupi sono riusciti ad introdursi all'interno della struttura e tra il 6 e il 28 giugno hanno ucciso 13 vitelli e 2 asini. Il lupo, infatti, ha capito che saltandoli quei fili non trasmettono la scossa perché non lui non sta toccando terra e quindi si lanciano tra i fili riuscendo a passarvici in mezzo. Oggi gli allevatori hanno indetto una conferenza stampa per ribadire quanto dicono da sempre: la convivenza con i grandi carnivori è impossibile e che non ce la fanno più. E ora c'è anche il caso di Malga Boldera, citata più volte, per dire che i sistemi di difesa dai grandi carnivori non funzionano e per rilanciare il loro grido di allarme perché lupi e orsi starebbero compiendo delle vere e propri stragi di pecore e vacche in quota.

 

Si è arrivati anche a citare ''il grande alpinista sudtirolese Reinhold Messner - ha detto il presidente degli allevatori trentini Broch -. Ci sembra doveroso ricordare il suo monito quando afferma che una pecora vale quanto un orso o quanto un lupo e quindi ha tutto il diritto di vivere in pace''. Ovviamente questa è una fesseria bella e buona visto che in Italia le pecore sono quasi 7 milioni e a queste si possono aggiungere circa 1 milione di capre mentre i lupi sono poco meno di 4.000 e gli orsi si aggirano sui 120 esemplari. Inoltre le prime non le alleviamo per farle vivere ''in pace'' ma perché vengano poi mangiate da noi o per usarle tra latte e lana. Insomma 'le caprette non fanno ciao' spesso sono destinate a una fine che è molto simile se non peggiore di quella mostrata nelle foto delle predazioni per cercare di smuovere le coscienze delle grandi masse. E se gli animali di allevamento li alleviamo a milioni per mangiarli, scuoiarli, spezzettarli o farci altro i grandi carnivori li proteggiamo perché sono ancora pochissimi e sono anche per questo tutelati (per fare un paragone si pensi che in Italia ci sono circa 600mila cani randagi che fanno danni enormi eppure si parla solo dei ''paurosissimi'' 4.000 lupi). 

 

''Le immagini che vi mostriamo - ha detto Broch facendo vedere pecore uccise e asini mangiati - rappresentano la cruda verità legata alla predazioni che avvengono ormai quotidianamente sulle nostre malghe. Stiamo parlando di atti di violenza inaudita, inconcepibili e inaccettabili per chiunque''. E anche qui non ha senso parlare di violenza inaudita, inconcepibile e inaccettabile. Si tratta di predazioni naturali, normalissime che possono non avvenire solo se l'uomo riesce a superare il lupo e l'orso in destrezza mettendo in campo le strategie di difesa di greggi e mandrie, che esistono. Non siamo certo di quelli che si scandalizzano per come l'uomo tratta agnelli, mucche, pecore negli allevamenti, nei mattatoi e nei centri di lavorazione della carne ma anche qui non prendiamoci in giro. L'uomo per violenza inaudita, inconcepibile e inaccettabile non ha rivali in natura e consigliamo a chi mangia carne di non andare a vedere come buona parte della carne che mangia viene prodotta

 

La demagogia non fa bene a nessuna causa. Gli allevatori hanno certamente il diritto e le loro ragioni di lamentarsi e di chiedere aiuto e sostegno alla comunità e alle istituzioni nella sfida alla convivenza con i grandi carnivori e gli altri animali selvatici ma non è questa la strada per ottenerli aiuto e sostegno. I dati, poi, smentiscono la narrazione dell'invasione e degli stermini. Più gli allevatori si attrezzano con sistemi di difesa quali i recinti elettrificati, i cani da guardiania, il controllo attivo, più le predazioni si riducono e infatti dal 2021 al 2022 (come da report grandi carnivori del 2022 e del 2023) i danni provocati da lupi e orsi si sono quasi dimezzati e si è passati da 337.587 euro a 145.679 euro e sono calati anche i capi predati: 1259 nel 2021 quelli colpiti da orso e lupo e 825 nel 2022. Di questi ultimi più di 300 erano galline o conigli. Dei 500 restanti 426 sono capre e pecore (di queste 86 risultano disperse), i bovini predati (compresi i feriti e i dispersi) sia dai lupi che dagli orsi in totale, in tutto l'anno, sono stati 53.

 

Ed è importante aggiungere, anche, che per quanto riguarda i danni causati dall'orso (in totale 76mila euro, il costo di un'auto di qualche rappresentante politico, giusto per restare nel solco della demagogia spiccia) la maggior parte sono riconducibili al settore delle api (35mila euro) e poi a quello dell'agricoltura (22mila euro). I danni al patrimonio zootecnico ammontano a meno del costo di una Panda nuova: 13mila euro. La battaglia degli allevatori va sostenuta in toto perché è vero quel che dicono, e che ha detto Broch: ''Complessivamente gli allevatori assicurano il presidio e la conservazione di 110.000 ettari di territorio coltivato che comprendono le superfici foraggere e oltre 90.000 ettari di pascolo. Il settore zootecnico presidia una parte fondamentale del territorio del Trentino, pari a oltre un sesto della superficie, garantendo con questo sia l’estetica di un paesaggio, sia la stabilità idrogeologica della montagna''.

 

E quindi la domanda retorica che rivolge Broch è più che condivisibile: ''In base a questi numeri sorge spontanea la domanda relativa a cosa resterebbe del valore estetico del nostro ambiente montano e quali conseguenze negative si verificherebbero sul turismo e l’industria dell’accoglienza se le nostre imprese e in nostri alpeggi dovessero chiudere come vorrebbero, a quanto sembra, i sostenitori della montagna inselvatichita ed abbandonata dall’attività umana''. Gli allevatori devono, quindi, chiedere essenzialmente che la Provincia faccia quel che deve fare e li aiuti in tutto e per tutto a difendersi. I progetti, anche innovativi, in giro per l'Italia esistono e non si capisce perché il Trentino abbia abdicato completamente a mettere in campo pratiche nuove.

 

Malga Boldera era stato un progetto sperimentale (erano state 4 le strutture fisse realizzate nel 2018) voluto dalla vecchia legislatura. Un progetto che per quasi 5 anni ha funzionato alla perfezione. Alla sperimentazione, però, di solito seguono altre sperimentazioni, altri progetti, altre iniziative. Invece questa amministrazione provinciale è rimasta talmente ferma da far sì che il lupo stesso riuscisse ad ''aggiornare'' le sue tecniche di attacco. Malga Boldera, certamente, non è un'iniziativa da buttare via ma che va ora sviluppata. Il mondo è cambiato per tutti, è molto più complesso di 40, 50 anni fa e lo è anche per chi vuol fare l'allevatore. Ma la politica deve stare vicina ai suoi cittadini e aiutarli ad affrontare i cambiamenti. Il ritorno del lupo e la reintroduzione degli orsi hanno certamente reso la vita più difficile per gli allevatori che vanno al pascolo, ma è altrettanto certo che non sarà più permesso, come accadeva un secolo fa, che vengano sterminati i predatori. Forse si darà la possibilità di ridurne il numero? Giusto? Sbagliato? Servirebbe? Non servirebbe? Chissà. Quel che è certo è che la situazione attuale è questa. Lamentarsi sempre e solo chiedendo quel che non si può fare (richiesta di abbattimenti, leggi che scavalcano quelle europee e nazionali o altro) non serve a nulla a chi ha il problema ma è molto comodo per chi dovrebbe governare il problema perché gli permette di continuare a non fare niente rilanciando semplicemente quelle lamentele inattuabili.

 

Lamentarsi per chiedere quel che si potrebbe fare (investimenti in sistemi di difesa, sperimentazioni, ricerca, studio) invece è giusto e sacrosanto e andrebbe sostenuto da tutti.   

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