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Vallagarina
07 luglio | 16:50

I lupi hanno scoperto come entrare nel recinto elettrificato senza prendere la scossa in Lessinia? La Cia: "Si gettano a capofitto e predano gli animali. Situazione drammatica"

Nei primi 20 giorni di alpeggio si sono verificate diverse predazioni del lupo a malga Boldera sulla Lessinia che per anni è rimasta senza predazioni perché questo era il luogo dove si era creato uno dei 4 recinti sperimentali fissi a sette fili. I lupi hanno trovato un modo per superare la recinzione elettrificata e introdursi nel pascolo. La Cia: "Situazione drammatica, predate o ferite 13 vitelle e 2 asini". L'allevatore: "Il danno non è solo la predazione ma anche lo spavento per gli altri animali"

ALA. I lupi avrebbero capito che lanciandosi attraverso i fili elettrificati non prendono la scossa se non toccano terra. Pare incredibile ma in alcune zone, come in Lessinia, con ogni probabilità servirà riaggiornare le tecniche di difesa delle greggi e delle mandrie perché mentre gli esseri umani discutono e perdono tempo a gridare ''al lupo al lupo'' (qualcuno sperando che vengano fatti sparire d'incanto cosa impossibile e che non avverrà perché non è più il 1800 e la nostra è una società che, nel bene o nel male, dà valore anche alla fauna selvatica e non solo alle attività antropiche) e quindi nemmeno mettono in atto le più basilari strategia di difesa del bestiame i predatori cambiano i loro comportamenti in base a quel che accade intorno a loro.

 

E così capita che una delle strutture che per anni hanno funzionato meglio perché ottimamente difesa con recinti fissi elettrificati ora risulti vulnerabile. Fu inaugurata nel 2018 dall'allora assessore Dallapiccola che con la Pat avevano promosso la realizzazione di quattro strutture di questo tipo. A malga Boldera, infatti, nei primi 10 giorni di alpeggio del 2018 si erano registrate ben 3 predazioni su altrettanti vitelli. Da quando era stato realizzato il recinto fisso di fatto è stata garantita la sicurezza quasi totale degli allevatori e del loro bestiame con zero predazioni al referto per interi anni e 1 sola nel 2022, come da report grandi carnivori 2023 (''nell’anno in esame si è registrato un solo attacco a carico del bestiame custodito dalle recinzioni sopra menzionate, ovvero un giovane bovino predato all’inizio della stagione di alpeggio presso Malga Boldera (Ala), forse a causa della siccità e delle alte temperature registrate da maggio in poi, che hanno ridotto la presenza di umidità nel terreno al punto da compromettere in parte l’efficacia della trasmissibilità elettrica, solitamente garantita dalle messe a terra''). 

 

Quest'anno, però, le cose sono cambiate eccome. Come comunica la Cia dal 6 al 28 giugno, in soli 20 giorni si sono verificate diverse predazioni da parte dei lupi, presenti con tre branchi sui monti Lessini. La Confederazione italiana agricoltori spiega che in queste ore si è recata con i suoi rappresentati a malga Boldera di Ala, per esprimere vicinanza e vedere con i propri occhi quanto accaduto recentemente sui pascoli gestiti dalla Società allevatori alense. ''Sono state predate o ferite - spiega la Cia - in modo irrimediabile 13 vitelle e due asini, su un totale di 64 vacche e due asini. l’allevatore Cornelio Bazzanella ha perso 8 sulle vitelle 11 di sua proprietà''.

 

"Il danno - spiega l'allevatore Bazzanella - non è soltanto la predazione, ma tutto quello che c’è dietro e che non è coperto dal risarcimento: il tempo per la ricostruzione dei recinti, il trasporto e lo smaltimento delle carcasse, le cure veterinarie per gli animali feriti, ma non solo, c’è il trauma degli altri animali per lo spavento, spesso poi le gravide perdono il vitello".

 

 

Eppure su Malga Bordala incide una recinzione montata e smontata ogni anno, costituita da 7 fili elettrici lungo tutto il perimetro del pascolo, cioè 3,2 chilometri, per un totale quindi di 22,5 chilometri di filo pastore. Il pascolo è suddiviso in due settori per una migliore gestione degli animali e per garantire maggior tensione elettrica.

 

 

Una soluzione che finora aveva evitato le predazioni, bloccando sostanzialmente i lupi fuori dall'area di pascolo, ma dall'inizio di questa stagione estiva i predatori sembrano essere riusciti a trovare un modo per superare l'ostacolo. Sul tema è intervenuta l'associazione Io non ho paura del lupo che, nel dirsi dispiaciuta per le predazioni avvenute, ricorda come reti e fili elettrificati non siano 'infallibili' e che, per rendere più efficaci le opere di prevenzione, è necessario aggiungere elementi come la presenza dell'uomo o dei cani da guardiania. Un'ottica di prevenzione nella quale rientra, dicono gli esperti, anche l'utilizzo di azioni di dissuasione non letale, come l'utilizzo di proiettili in gomma (Qui articolo). E probabilmente se i predatori modificano i loro comportamenti toccherà agli uomini fare altrettanto magari aggiungendo le reti dietro i recinti elettrificati o pensare ad altre strategie. 

 

"Ora il recinto è stato violato", evidenzia la Cia. "Sembrava che le tecniche costruttive fossero decisive e invece non è così. Siamo davanti a una situazione drammatica: i lupi si gettano a capofitto tra i fili elettrificati infilandosi all'interno del recinto e predando le manze. E non è nemmeno possibile aumentare il voltaggio dei recinti perché si creerebbe un pericolo di morte per elettrizzazione per persone e animali. Da qualche anno si chiede che la direttiva Habitat e le norme di tutela europee e nazionali si adeguino alle circostanze, alla presenza ormai eccessiva di predatori in alpeggio, permettendo la gestione anziché prevedere solo la tutela e il risarcimento. Il numero di predatori è ormai ben al di sopra della soglia della tanto declamata convivenza".

 

La Confederazione italiana agricoltori del Trentino ribadisce che la vita in malga è impegnativa e faticosa da affrontare, spesso in luoghi e situazioni non confortevoli e in assenza di molti servizi e comodità. Se le recinzioni non dovessero bastare per prevenire le predazioni dei grandi carnivori, la pratica dell'allevamento viene messa ulteriormente a rischio.

 

"L'alpeggio è una pratica virtuosa che consente l’utilizzo e salvaguardia di aree preziose e delicate in alta quota, favorisce il benessere animale e caratterizza la distintività della produzione casearia delle zone alpine. Nonostante un’evoluzione sempre più industrializzata dell’allevamento, fortunatamente ancora nel nostro territorio questa pratica permane grazie all’impegno e agli sforzi dei nostri allevatori. Non dobbiamo dimenticare che pochi mantengono un patrimonio ambientale, economico e paesaggistico-culturale del quale beneficiamo tutti. Tutelarli e supportarli è nostro dovere", conclude Paolo Calovi, presidente di Cia del Trentino.

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