Il via libera all'abbattimento di 100-180 cervi nel parco dello Stelvio già comunicato più di un anno fa: "Fondamentale per ridurre la perdita di biodiversità"
Il piano di controllo sarebbe dovuto partire già nel 2022 ma è stato avviato solo in queste settimane per la necessità di completare la pianificazione e la formazione del personale. Nel primo biennio si punta a prelevare 100-180 esemplari, il progetto è di 5 anni

STELVIO. Troppi cervi. Da qui la decisione di ridurre il numero di questi ungulati all'interno del Parco nazionale dello Stelvio. E' il piano di 5 anni stabilito dalla Provincia per "ridurre la perdita di biodiversità determinata dalla elevata densità della popolazione animale e lavorare per un migliore equilibrio e coesistenza tra ecosistemi e attività umane".
Gli obiettivi sono contenuti nel "Piano di Conservazione e gestione del cervo nel Parco Nazionale dello Stelvio – Trentino 2022-2026", un'iniziativa che la Giunta provinciale ha condiviso con il Parco e che prevede anche una riduzione della densità del cervo mediante prelievi, una cifra variabile con gli anni tra 1.000 e i 2.000 individui i nel periodo estivo e autunnale.
"E' la prima volta che viene dato il via libera a questa azione in Trentino mentre ci sono già stati interventi di questo tipo nelle porzioni del parco della Lombardia e dell'Alto Adige", commenta Roberto Andreatta, dirigente generale di Dipartimento territorio e trasporti, ambiente, energia, cooperazione. "C'è l'evidenzia scientifica di un'alterazione profonda del territorio e sulla biodiversità se non si interviene". E' previsto nella prossima settimana un incontro della Fondazione Mach per affrontare questo intervento in modo scientifico.
Le criticità, riporta la Provincia, sono in particolare il carico da morso per brucamento sul patrimonio forestale (le gemme delle piantine di rinnovazione); la semplificazione e riduzione dello strato arbustivo e del sottobosco nelle aree di forte concentrazione invernale con gli effetti a cascata sulla biodiversità forestale; gli impatti sui prati a sfalcio, su cui il cervo si alimenta nei mesi primaverili (che causano ammanchi di fieno di circa il 20-30%) e i fenomeni di competizione con il camoscio e il capriolo, che hanno visto una significativa riduzione di queste specie a favore del cervo.
I risultati che il Piano si propone di raggiungere sono la riduzione dei danni causati dalla specie a prati e patrimonio forestale e una crescita delle popolazioni di capriolo e camoscio all’interno del Parco. Tutto ciò anche attraverso la stabilizzazione della popolazione complessiva di cervo su valori di densità inferiori a quelli attuali.
Nei primi 2 anni l'intenzione è quella di procedere con un prelievo sperimentale di circa 100-180 cervi all’anno. Poi una rivalutazione per il restante triennio ma non si dovrebbe arrivare 1.500 esemplari come titolato da un quotidiano in quanto è la stima complessiva della presenza di questo animale all'interno del parco. Questo progetto verrà realizzato con la collaborazione dell'Associazione cacciatori trentini e con il coordinamento dell'ente stesso e del Corpo forestale trentino. Il piano sarebbe dovuto originariamente partire l'anno scorso, poi i tempi si sono allungati per completare gli aspetti tecnici di pianificazione, sottoposti al parere di Ispra e all’autorizzazione del Ministero per la Transizione Ecologica. Ora il via libera all'interno dell'area protetta.
"E' servito tempo - aggiunge Andreatta - per il centro di lavorazione e per predisporre la pianificazione tra attività di formazione, di supporto e dei coadiuvanti". Inoltre, a differenza di quanto prevede la fattispecie dell’attività venatoria, i capi abbattuti restano, come previsto dalla norma, proprietà indisponibile dello Stato e il Parco provvederà alla loro vendita.
Il Parco dello Stelvio ha iniziato a interessarsi del problema delle elevate densità di cervo nel proprio territorio e degli impatti esercitati sugli ecosistemi e sulle attività economiche fin dal 1997. Stimando all’epoca una popolazione di circa 2.600 cervi, di cui 1.700 all’interno del Parco, e considerato il forte impatto sulla rinnovazione forestale, tra il 1998 e il 2000 è stato elaborato il “Programma triennale di indagine e sperimentazione per una gestione del cervo nel Parco nazionale dello Stelvio”, che prevedeva una riduzione della popolazione verso valori soglia di 7-8 cervi per kmq, attraverso l’aumento dei prelievi venatori all’esterno dei confini dell’area protetta durante la fase invernale.
A seguito della prima fase di studio e di programmazione, realizzata tra il 2001 e il 2007, è stata verificata l’inefficacia della strategia adottata, in quanto l’entità delle migrazioni della popolazione di cervo si è ridotta notevolmente e le densità all’interno del Parco non si sono ridotte, mantenendo elevati gli effetti e gli impatti sulle altre componenti degli ecosistemi.
Nel 2008 è stato pertanto redatto e approvato il “Progetto Cervo - Piano di Conservazione e Gestione del cervo nel settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio e nel Distretto faunistico Val di Sole”. A fronte di una stima della popolazione in Val di Sole di circa 2.900 cervi, di cui circa il 65% presenti all’interno del Parco, il Piano del 2008 ha previsto la realizzazione di abbattimenti di controllo all’interno dell’area protetta, per ridurre gli squilibri ecologici accertati, attraverso la riduzione della consistenza della popolazione di cervo. Sono successivamente seguite altre vicende, fra cui un ricorso giurisdizionale da parte della Riserva di caccia di Rabbi che ha di fatto impedito la prosecuzione del progetto, e l’arrivo dell’inverno 2008-09, particolarmente duro e nevoso, che ha causato una elevata mortalità naturale per fame e ha fortemente ridotto il numero di cervi contribuendo ad avvicinarsi in modo naturale agli obiettivi del Piano (nel 2010, a seguito degli effetti demografici sulla popolazione, si è arrivati a una consistenza stimata di circa un migliaio cervi nel Parco).
Dal 2011 al 2017, quindi, il Piano è rimasto sospeso. Nel frattempo la popolazione è tornata a crescere, raggiungendo nuovamente nel 2017 la soglia dei 2.000 cervi nel Parco (circa 3.000 nell’intera Val di Sole). A oggi la stima della consistenza primaverile del cervo nell’intera Unità di gestione Pns–Val di Sole è di circa 2.900 cervi. E’ possibile stimare che, durante la fase estivo-autunnale, la parte di popolazione presente nel Parco è di circa 1.600 individui.
Nel 2021 è stato effettuato il decennale monitoraggio dell’impatto del morso del cervo sulla rinnovazione forestale, per valutare nuovamente l’entità degli effetti e impatti sugli ecosistemi forestali, così è iniziata la fase di redazione di una nuova versione del “Piano di Conservazione e Gestione del Cervo nel Parco Nazionale dello Stelvio Trentino all’interno dell’Unità di Gestione Val di Sole”. Al suo interno è stata predisposta una nuova proposta di Piano di Controllo del Cervo 2022-2026, di durata quinquennale. "Il Piano di Conservazione e Gestione - si legge nella nota della Provincia - segue la logica, gli obiettivi, le modalità e i risultati attesi di quanto già pianificato nel 2008, tenendo conto – secondo un processo circolare di gestione adattativa che si basa su una costante acquisizione di informazioni e conoscenze medianti specifici monitoraggi - dell’evoluzione degli impatti esercitati su ecosistemi e biodiversità e delle condizioni della popolazione" .












