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| 27 lug 2023 | 15:32

Nuove specie di cavallette in Alto Adige: “Arrivate con il vento o in treno. Il nostro territorio è un habitat sempre più adatto a causa dei cambiamenti climatici”

A rendere noto il ritrovamento sono gli esperti di Eurac, nell'ambito del monitoraggio della biodiversità in Alto Adige: sono tre le nuove specie di cavallette rinvenute in provincia di Bolzano. Ecco tutti i dettagli del monitoraggio (e le altre scoperte degli esperti)

Nuove specie di cavallette in Alto Adige: “Arrivate con il vento o in treno

BOLZANO. Si chiamano, in termini scientifici, Metrioptera bicolor, Euchorthippus declivus e Pezotettix giornae le tre nuove specie di cavallette scoperte in Alto Adige dagli esperti di Eurac, impegnati nel monitoraggio della biodiversità presente sul territorio della Provincia di Bolzano. Diversi i fattori che, secondo i ricercatori, hanno portato alle nuove scoperte riportate nel monitoraggio: “Da un lato – si legge nel report – le specie animali e vegetali dell'Alto Adige non erano mai state censite in modo così sistematico. Dall'altro lato, sempre più specie amanti del caldo stanno trovando un habitat adatto a causa dei cambiamenti climatici. Inoltre, nuove specie vengono introdotte anche attraverso il trasporto di merci e persone”. Con tutti i potenziali rischi del caso.

Per quanto riguarda le nuove specie di cavallette scoperte, secondo gli esperti le prime due (Metrioptera e Euchorthippus) potrebbero essere arrivate sul territorio provinciale volando, visto che sono in grado di percorrere lunghe distanze con l'aiuto del vento: al contrario invece la Pezotettix, dotata di ali piuttosto corte, è probabilmente arrivata in Alto Adige come ospite 'indesiderato' a bordo di un convoglio ferroviario (la specie, tra l'altro, è stata trovata per la prima volta nella Bassa Atesina, a 600 metri dalla linea ferroviaria del Brennero).

“La Pezotettix – scrivono i ricercatori – è comune nella regione mediterranea ma, nonostante un'intensa mappatura delle cavallette, non era mai stata osservata in Alto Adige precedentemente al 2022, quando avvenne il primo ritrovamento. In questo caso – precisa Andrea Hilpold, biologo di Eurac – sospettiamo che la specie sia immigrata nella zona solo di recente”. Le cavallette sono oggetto di attenzione nei programmi di monitoraggio perché sono rumorose e numerose e quindi facili da rilevare. Inoltre, colonizzano quasi tutti gli habitat: prati, boschi, vigneti e frutteti. Tuttavia, le singole specie di cavallette sono fortemente legate al loro habitat specifico, quindi dicono molto sulla qualità di un ambiente, come chiarisce Hilpold.

 

“In un prato magro, ad esempio a Fleres o in Passiria – dice – troviamo fino a 14 specie, nei vigneti ce ne sono di solito circa tre. Nei frutteti spesso solo una, se non nessuna. Più un'area è utilizzata in modo intensivo, più diventa silenziosa”. Le cavallette costituiscono poi la più grande biomassa di invertebrati sulla superficie del suolo nella regione alpina, un fattore che le rende un importante anello della catena alimentare per uccelli e piccoli roditori, ma anche martore, volpi e cinghiali. Insieme a molti altri insetti, sono quindi indispensabili per il funzionamento di importanti ecosistemi a rischio in tutta Europa.

 

Proprio per queste ragioni il monitoraggio effettuato da Eurac (che viene condotto in diversi habitat in 320 siti terrestri e 120 torrenti) sul territorio altoatesino è di fondamentale importanza in un'epoca di intensi cambiamenti climatici: “Questo monitoraggio – dice Hilpold – è una sorta di sistema di allerta precoce che ci permette di garantire anche in futuro la nostra responsabilità di preservare la biodiversità”. I dati raccolti sono infatti alla base delle politiche di conservazione della natura, del paesaggio e degli insediamenti.

 

Proprio a causa della mancanza di un precedente esame approfondito e sistematico della biodiversità altoatesina però, oltre alle tre specie di cavallette appena rinvenute il team di ricerca è riuscito a registrare una serie di nuove scoperte: il Geocoris erythrocephalus (un insetto benefico che si nutre di afidi), la nottola gigante (il più grande e raro pipistrello d’Europa), la larva di plecottero Amphinemura triangularis, l’Ephemerum recurvifolium e la deutzia crenata, più conosciuta come maggiociondolo, che è arrivata in Europa attraverso i vivai e poi si è riprodotta in maniera spontanea. La diffusione di nuove specie però, conclude Hilpod, non è certo sempre un fattore positivo, ma può portare a gravi conseguenze: “Può accadere, per esempio, che alcune specie vengano soppiantate da quelle nuove”.

 

A partire dal 2024, i ricercatori effettueranno una seconda indagine nei 320 siti. A quel punto la prima serie temporale sarà disponibile per un confronto.

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