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Bolzano
04 settembre | 11:55

Vette più verdi, ma scompare la flora d'alta montagna: ecco i risultati del cambiamento climatico sulle montagne altoatesine

Una ricerca internazionale evidenzia i cambiamenti della flora sulle vette in Alto Adige. Le specie d'alta montagna perdono spazio in favore di arbusti e altre piante adatte al caldo

Vette più verdi, ma scompare la flora d'alta montagna: ecco i risultati del cambiamento climatico sulle montagne altoatesine

ALTO ADIGE. A rischio la vegetazione in alta quota. Uno studio internazionale lancia l’allarme: le specie tipiche dell’alta montagna hanno sempre meno spazio, mentre specie più competitive e arbusti nani ne conquistano sempre di più.

 

La ricerca – a cui partecipa il biologo Andreas Hilpold di Eurac Research – coinvolge 62 vette europee, tra cui 8 altoatesine: 3 nel Latemar, 1 sul massiccio del Sella e 4 nel gruppo di Tessa. Il monitoraggio va avanti da ormai 25 anni, osservando i cambiamenti della vegetazione in alta quota.

 

I risultati possono sembrare contraddittori, almeno a primo impatto: si registra un aumento della vegetazione sulle vette delle nostre montagne. Il problema, però, non sta nel numero, bensì nel tipo di specie che si sta diffondendo. Infatti, a guadagnare terreno non sono le specie autoctone, ma piante che amano il caldo e che, con l’aumentare delle temperature, trovano condizioni ideali ad altitudini sempre maggiori. 

 

“Le specie adattate al freddo stanno diminuendo e in parte stanno già scomparendo. La flora alpina d’alta quota viene sempre più soppiantata”, spiega Hilpold.

 

Di rilevazione in rilevazione si è constatata una diminuzione delle specie d’alta montagna, che, a partire dalle zone più basse e calde, si spostano sempre più in alto. Ma a un certo punto arriva la vetta, lo spazio finisce e queste specie finiscono per sparire. In Alto Adige il fenomeno riguarda particolarmente la saxifraga di Facchini, la selaginella alpina, l’anemone del Monte Baldo e la carice delle creste.

 

Al contempo si diffondono, invece, specie più competitive come arbusti nani, mirtillo ed erica, che si espandono sempre più in alto. “Di norma, la presenza di molti arbusti significa che poco altro può crescere”, sintetizza Hilpold. Potremmo quindi trovarci di fronte a una sorta di punto di non ritorno: una volta che le aree aperte sono ricoperte da arbusti nani, scompaiono quelle piante che dipendono proprio da questi habitat. E questo cambiamento avviene rapidamente. "Se si pensa che il progetto esiste da appena 30 anni, si notano già differenze molto marcate", afferma Hilpold.

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