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| 14 giu 2023 | 19:14

Rapporto uomo-orso: ''Sull'Appennino atteggiamento dei cittadini estremamente positivo ed elevata tolleranza. Promuovere ora senso di responsabilità collettiva''

Un nuovo studio presenta come orsi bruni marsicani causa la scarsissima variabilità genetica restino soggetti a elevato rischio di estinzione. Raggiunti i livelli di coesistenza attuali che sono tra i più alti d'Europa (una situazione diametralmente opposta, purtroppo, a quel che succede in Trentino in questo momento) si pensa a non lasciare più solo alle istituzioni la ''difesa'' della specie ma di passare il testimone direttamente alla collettività cosicché comportamenti rischiosi per i plantigradi (velocità eccessiva sulle strade, utilizzo di veleno, pratiche zootecniche proibite) vengano considerati moralmente inaccettabili

Rapporto uomo-orso: Sull'Appennino atteggiamento dei cittadini estremamente positivo ed elevata tolleranza

L'AQUILA. In Abruzzo sull'orso sta succedendo esattamente l'opposto di quanto sta accadendo in Trentino. Mentre in Provincia di Trento le pessime politiche della Giunta Fugatti nella gestione del fenomeno (di fatto inesistenti se non ad ogni incidente ripetere di abbattere ed eliminare soffiando su paure e preoccupazioni) hanno portato la popolazione a sentirsi sempre più minacciata dalla presenza dei plantigradi e non a sentirsi parte attiva del progetto di convivenza tra specie in Abruzzo si pensa proprio di responsabilizzare la collettività. Una nuova ricerca condotta da Sapienza Università di Roma in collaborazione con l'Istituto spagnolo di studi sociali avanzati e con il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise (PNALM) e pubblicata sulla rivista scientifica Journal for Nature Conservation, ha analizzato gli elementi che rendono possibile la coesistenza funzionale di uomini e orsi per la realizzazione sostenibile delle necessità di entrambe le parti. E Paolo Ciucci della Sapienza, coordinatore dello studio, spiega chiaramente che ''in virtù del lunghissimo periodo di coabitazione, dell'elevata tolleranza e dell'atteggiamento positivo nei confronti dell'orso, i tempi sono maturi per promuovere un senso di responsabilità collettiva nei confronti della specie che non può più essere vista come una prerogativa esclusivamente istituzionale e un vincolo per le comunità locali''. 

 

''Attraverso i suoi rappresentanti - prosegue Ciucci - l'intera comunità deve poter essere coinvolta nella gestione e condividere l'orgoglio e la soddisfazione di una conservazione di successo di una specie localmente considerata di elevato valore. Solo attraverso una responsabilità socialmente condivisa i comportamenti individuali che mettono a rischio l'incolumità dell'orso (velocità eccessive sulle strade, pratiche zootecniche incompatibili, l'uso illegale del veleno) verrebbero considerati moralmente inaccettabili". Nel 2023, infatti, la buona riuscita dei progetti di tutela di qualsiasi specie animale, di fatto, dipende dall'essere umano che ha certamente la possibilità di sterminare e distruggere in pochi attimi qualsiasi cosa si frapponga tra lui e il suo immediato benessere ma che ha anche capito che, perché si conservino le caratteristiche ambientali per far proseguire la sua presenza su questo Pianeta deve in qualche modo preservarlo il più possibile.

 

Salvare una specie ''ombrello'' per l'habitat nel quale viviamo, qual è l'orso, vale certamente di più di tante iniziative a spot sulla ''sostenibilità'' o di mero ''greenwashing'' di cui tanto si parla in ogni contesto. In Abruzzo questo messaggio è passato forte e chiaro. In Trentino no per colpa di una politica che non ha lavorato assolutamente a costruire una convivenza ma ha anzi sempre strumentalizzato problemi e dolori. E d'altronde l'Ispra nel suo  ''Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali' del 2000 spiegava chiaramente che quello dell'orso in Trentino era ''il più ambizioso intervento di conservazione mai tentato in Italia'' e aggiungeva che ''l'eventuale insuccesso dell'intervento comporta rischi non solo per la conservazione della specie ma, soprattutto, per il potenziale impatto sull'opinione pubblica, in quanto tenderebbe a promuovere un'immagine negativa delle iniziative di conservazione in generale e ad alimentare una sfiducia nelle istituzioni ed in particolare nella professionalità e capacità operativa degli enti preposti alla gestione faunistica''. 

 

''Le comunità locali dell'Appennino centrale - spiega invece il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise - coabitano da millenni con una preziosissima quanto unica popolazione di orso bruno marsicano. Studi precedenti avevano già messo in luce come i residenti del Parco, la storica roccaforte di questa particolare specie di orso, mostrino un atteggiamento molto positivo nei confronti del plantigrado e una tolleranza nei suoi confronti che non ha pari, né in Italia né altrove in Europa. Una nuova ricerca condotta da Sapienza Università di Roma ha analizzato gli elementi che rendono possibile la coesistenza funzionale di uomini e orsi per la realizzazione sostenibile delle necessità di entrambe le parti''.

 

Tra i problemi emersi vi è che l'orso bruno marsicano soffre di scarsissima variabilità genetica ed è soggetto a elevato rischio di estinzione. Per questo motivo è fondamentale ridurre al minimo qualsiasi fonte di impatto con l’uomo, a partire dai livelli di mortalità accidentale e illegale, che sono incompatibili per una così esigua popolazione di orso. Dall’altra parte ci sono gli interessi dei principali attori sociali come forestali, guardia parco, allevatori e cacciatori e altre categorie che insistono sul territorio. ''La divergenza di vedute - spiega Jenny Anne Glikman, ricercatrice presso l'Istituto di studi sociali avanzati del Consiglio Superiore di Ricerca Spagnolo (Iesa-Csic) - aumenta in relazione alla percezione di come i costi e i benefici della coesistenza con l'orso siano distribuiti tra categorie sociali, nonostante tutte sostengono la causa della sua conservazione”.

 

È proprio su questo fronte, suggeriscono gli autori, che bisogna focalizzare la futura attenzione gestionale. "Nonostante il Parco abbia una lunga storia alle spalle di interventi per la conservazione dell'orso bruno marsicano - sottolinea Daniela D'Amico, responsabile dell'Ufficio Promozione e Comunicazione del Panlm e coautrice dello studio - quello che ci interessava in modo particolare era capire come migliorare ulteriormente le condizioni di coesistenza tra uomo e orso, alla luce dei cambiamenti sociali ed economici in atto e tenendo conto dei diversi punti di vista delle persone che condividono quotidianamente il territorio con l'orso".

 

Tra le implicazioni pratiche dello studio gli autori sottolineano la necessità di ricorrere a forme di collaborazione, pianificazione e condivisione gestionale più strette con i vari portatori di interesse, al fine di promuovere maggiore coinvolgimento e senso di responsabilità sociale.

 

"In virtù del lunghissimo periodo di coabitazione, dell'elevata tolleranza e dell'atteggiamento positivo nei confronti dell'orso, i tempi sono maturi per promuovere un senso di responsabilità collettiva nei confronti della specie che non può più essere vista come una prerogativa esclusivamente istituzionale e un vincolo per le comunità locali - sottolinea  Paolo Ciucci della Sapienza, coordinatore dello studio -. Attraverso i suoi rappresentanti, l'intera comunità deve poter essere coinvolta nella gestione e condividere l'orgoglio e la soddisfazione di una conservazione di successo di una specie localmente considerata di elevato valore. Solo attraverso una responsabilità socialmente condivisa i comportamenti individuali che mettono a rischio l'incolumità dell'orso (velocità eccessive sulle strade, pratiche zootecniche incompatibili, l'uso illegale del veleno) verrebbero considerati moralmente inaccettabili".

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