Contenuto sponsorizzato
Trento
09 marzo | 09:56

"Un patto sociale con le genti che vivono nella terra dell'orso", Ferrazza sui plantigradi in Trentino: "Necessario individuare una soglia numerica tollerabile"

"Per una accettazione nel medio-lungo termine della presenza dell'orso è necessario l'avvio di un programma finalizzato all'individuazione di una soglia numerica di orsi tollerabile sul territorio, che possa rappresentare una sorta di patto sociale con le genti che vivono nella terra dell'orso"

TRENTO. La gestione dei grandi carnivori in Trentino continua a far discutere. Ad intervenire nei scorsi giorni, attraverso un lungo post pubblicato sui social, è stato Walter Ferrazza, presidente del Parco naturale Adamello Brenta, che dopo aver 'raccontato' la nascita del progetto Life Ursus ha dichiarato: "Per una accettazione nel medio-lungo termine della presenza dell'orso, è necessario l'avvio di un programma di carattere tecnico-scientifico e socio-economico finalizzato alla individuazione di una soglia numerica di orsi tollerabile sul territorio". 

 

La riflessione di Ferrazza, per l'appunto, parte dalla reintroduzione dell'orso in Trentino, avvenuta fra il 1996 e il 2004 attraverso il progetto Life Ursus, in merito al quale "ogni giorno sono costretto a leggere inesattezze: per questo, voglio (ancora una volta) delineare gli elementi reali dell'iniziativa e le possibili prospettive di gestione degli orsi. Troppe sono ancora le opinioni che qualcuno spaccia per racconti reali". 

 

Come detto, la reintroduzione è avvenuta "con il supporto Life dell'Unione europea, con in prima fila il Parco Naturale Adamello Brenta e in stretta collaborazione con la Provincia di Trento e Ispra - spiega il presidente del Parco -. Il progetto ha preso vita dalla giunta esecutiva del Parco (parliamo degli anni '90) e successivamente dal comitato di gestione, organismi costituiti da rappresentanti dei nostri comuni. Successivamente è stato approvato dall’osservatorio faunistico e dal comitato faunistico provinciale, organismo nel quale erano presenti i rappresentanti delle associazioni interessate alla fauna e rappresentative del territorio trentino".

 

E specifica: "Il progetto è stato inoltre basato sul parere di un Comitato Progetto Orso, assemblea nella quale erano presenti i responsabili di tutte le categorie sociali interessate dal progetto. Prima del rilascio sono stati poi ottenuti i permessi di tre ministeri e alcune commissioni correlate alla loro attività. Dal 2004, poiché l'orso aveva occupato zone al di fuori del Parco e poiché la gestione della fauna selvatica è gestita dalla Provincia, la stessa è stata presa in capo dal Servizio faunistico della Provincia di Trento".

 

La fase preparatoria del progetto aveva previsto anche un sondaggio di opinione "che aveva coinvolto più di 1500 abitanti dell’area del Parco. I risultati erano stati sorprendenti: più del 70% aveva dichiarato di essere a favore del rilascio di orsi nell’area - fa sapere Ferrazza -. La fase operativa del progetto è iniziata nel 1999, con la liberazione dei primi due esemplari: Masun e Kirka. Tra il 2000 e il 2002 sono stati liberati altri 8 individui, per un totale di 10 complessivi. Fin dall'inizio del progetto di reintroduzione era chiaro (ed era anche scritto) che gli orsi si sarebbero dovuti adeguare alla nostra presenza sul territorio. Per fare questo era ed è necessaria una loro attenta gestione. Secondo il Parco gli orsi problematici devono essere sottratti alla vita libera". 

 

Da allora, sono passati diversi anni e di recente la gestione dei grandi carnivori in Trentino ha creato un dibattito più che mai polarizzato, soprattutto per quanto concerne quegli esemplari considerati 'confidenti' o 'problematici': "Da un punto di vista pratico - spiega il direttore del Parco Adamello Brenta facendo alcune considerazioni - l’abbattimento appare come la soluzione migliore per la sicurezza del personale addetto alle eventuali catture, per la rapidità dell’esecuzione rispetto ai tentativi di cattura, per i costi più bassi legati anche al mantenimento successivo degli orsi in recinto e per il fatto che non sono disponibili recinti a sufficienza per detenere tutti gli orsi problematici che si dovessero riscontrare sul territorio nei prossimi decenni".

 

Ma aggiunge: "Leggo ogni giorno la mancanza di rispetto per un popolo che da solo si è assunto allora la responsabilità di reintrodurre sull'arco Alpino una specie difficile ed estinta e che (solo in Trentino perché dal resto del territorio italiano era sparito) contava pochissimi esemplari. Questo dovrebbe far riflettere quanti oggi tanto ci criticano. Una terra che grazie alle scelte operate dalle genti trentine ha 1/3 del territorio sotto tutela, dove trovano spazio 3274 specie tra animali e vegetali. Parlare di Trentino significa quindi parlare di un popolo che senza dubbio fa la sua parte (certo fortunatamente non siamo i soli) per difendere la biodiversità per tutti". 

 

E conclude, facendo un passo indietro (di 10 anni): "Nel 2014 vi fu una mia richiesta di intervento riguardante un'orsa pericolosa. Allora auspicavo e proponevo alla politica la definizione di un protocollo chiaro ed immediato per la gestione delle situazioni critiche create da un orso confidente. Sono passati 10 anni e oggi più che mai quella speranza è utile e attuale e quanto mai necessaria. Allora non fui ascoltato ma non passa giorno in cui non mi chiedo cosa sarebbe successo se lo avessero fatto: saremmo in questa situazione difficile per l'uomo e per l'orso?". 

 

"Infine rilancio una necessità che, se ritenete, può essere nuovamente ignorata: per una accettazione nel medio-lungo termine della presenza dell'orso, è necessario l’avvio di un programma di carattere tecnico-scientifico e socio-economico finalizzato alla individuazione di una soglia numerica di orsi tollerabile sul territorio che, tenendo conto sia delle esigenze biologiche della specie sia di quelle sociopolitiche dell’uomo, possa rappresentare una sorta di patto sociale con le genti che vivono nella terra dell’orso". 

 

"Poiché l’applicazione di una Social Carrying Capacity non può prescindere dalla possibilità di esercitare un prelievo sulla popolazione di orsi finalizzato a controllarne la crescita, non solo limitato alla rimozione di orsi problematici, un programma per la definizione e l’applicazione di una soglia massima tollerabile deve necessariamente accompagnarsi ad iniziative di medio termine mirate a modificare l'attuale quadro legale".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 12 maggio | 13:29
Dopo la chiamata d'emergenza è scattata la macchina dei soccorsi, sul posto è atterrato anche l'elicottero
Cronaca
| 12 maggio | 11:59
E' successo a Levico, dove dopo la segnalazione – anche sui social – per la presenza di pesci morti nel Brenta, proprio a ridosso della zona [...]
Cronaca
| 12 maggio | 12:49
Dopo la chiamata d'emergenza è scattata la macchina dei soccorsi, sul posto anche la polizia stradale: code e rallentamenti in direzione est
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato