"Orsa con cuccioli alle mangiatoie per gli ungulati, fenomeno preoccupante", il Wwf: "Ora basta: proponiamo il divieto assoluto di foraggiamento in tutto il Trentino"
"Alla luce delle evidenze locali e della letteratura più recente che attestano la stretta correlazione tra la presenza di fonti alimentari di origine antropica facilmente accessibili e il manifestarsi di comportamenti abituati/confidenti da parte dei grandi carnivori - scrive il Wwf regionale - proponiamo di applicare in modo stringente un divieto assoluto di foraggiamento a tutto il Trentino a causa degli effetti deleteri sistemici su tutta la fauna"

TRENTO. Il foraggiamento degli ungulati selvatici può influenzare il comportamento dei grandi carnivori e, di conseguenza, può dare atto a situazioni di rischio attraverso l’avvicinamento di questi agli insediamenti umani.
Parte da questa considerazione il dettagliato dossier del Wwf Trentino Alto Adige-Sudtirol con cui l'associazione presenta evidenze, dati e studi che dimostrano come "il foraggiamento artificiale, nato per sostenere o concentrare fauna selvatica, può alterare i comportamenti di erbivori e di conseguenza dei predatori, facendo crescere i rischi di conflitto dovuti all’abituazione degli animali alla ricerca di fonti alimentari gestite (o non gestite) dall’uomo".
In Trentino la pratica del foraggiamento artificiale è consentita e regolata: "Ma oggi - evidenzia il Wwf - disponiamo di studi locali e internazionali aggiornati che possono aiutare a correggere la rotta per tutelare la sicurezza pubblica e la coesistenza con la fauna selvatica.
"Già nel 2022 il Muse e l'Associazione cacciatori trentini (Act) avevano condotto uno studio su 14 mangiatoie. I ricercatori avevano quindi rilevato come il lupo frequentasse molto di più (circa il doppio) le mangiatoie rispetto ad altri siti monitorati, a testimonianza che queste aree fossero di particolare attrazione per il predatore. Uno studio pubblicato su Ecosphere nel 2025 condotto nell’area della Provincia Autonoma di Trento, irrobustisce e conferma questa evidenza: lo studio ha infatti verificato con la tecnica del fototrappolaggio sistematico che la probabilità di trovare gli ungulati è via via maggiore a distanze via via più brevi dai siti di foraggiamento, e che la presenza del lupo aumenta proprio in prossimità delle mangiatoie. In conseguenza di ciò e al fine di non alterare ulteriormente le dinamiche ecologiche degli animali selvatici, gli autori suggeriscono di limitare il foraggiamento almeno laddove ungulati, grandi carnivori e persone coesistono a stretto contatto".
Per gli orsi però, evidenzia l'associazione, le mangiatoie non sono soltanto “calamite”: l’accesso a cereali, frutta e fieno ripetuto nel tempo può accorciare gli spostamenti necessari alla ricerca di cibo e di conseguenza ridurre l’ampiezza dei territori, spostare l’attività verso zone più antropizzate e aumentare la confidenza agli spazi occupati dall’uomo. "La letteratura recente indica che fonti stabili e prevedibili di cibo possono cambiare i pattern di movimento e favorire comportamenti pericolosi per la convivenza. Questa è la cornice che rende particolarmente preoccupanti immagini come quelle che presentiamo al termine di questo report (foto in alto, ndr). Le immagini, provenienti da fototrappola, mostrano un’orsa con i suoi cuccioli in alimentazione presso due mangiatoie localizzate in Trentino. In questo specifico caso si tratta di un fenomeno 'doppiamente' problematico, sia perché rischia di innescare il processo di abituazione per la madre alla fonte alimentare antropogenica, sia per la possibilità di trasmissione culturale di tale comportamento ai cuccioli".
"Alla luce delle evidenze locali e della letteratura più recente che attestano la stretta correlazione tra la presenza di fonti alimentari di origine antropica facilmente accessibili e il manifestarsi di comportamenti abituati/confidenti da parte dei grandi carnivori, proponiamo di applicare in modo stringente un divieto assoluto di foraggiamento ampliandolo almeno a tutte le aree frequentate da orsi: idealmente quindi tale divieto dovrebbe essere applicato almeno a tutto il Trentino Occidentale, se non direttamente a tutto il Trentino a causa degli effetti deleteri sistemici su tutta la fauna. A questa azione deve seguire un rigoroso monitoraggio degli effetti del cessato foraggiamento, volta sia a determinare l’impatto sulla demografia delle popolazioni di ungulati (ai fini di regolare di conseguenza il prelievo venatorio) sia l’eventuale espansione del divieto ad aree non stabilmente frequentate dall’orso, per prevenire analoghe problematiche in aree di presenza del lupo".
"Auspichiamo che tali considerazioni e richiesta - conclude il Wwf - vengano condivise anche dall’Associazione cacciatori trentini. Un approccio tecnico alla gestione venatoria e responsabile verso la sicurezza dei cittadini deve tenere conto dei rischi della pratica del foraggiamento per tutti gli elementi descritti".












