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Trento
28 agosto | 13:20

Le mangiatoie dei cacciatori per cervi e caprioli "attirano" i lupi: i risultati della ricerca sugli effetti del foraggiamento artificiale sulla fauna selvatica

Una ricerca condotta dal Muse e dall'associazione dei cacciatori trentini ha indagato gli effetti del foraggiamento artificiale sulla fauna selvatica: "Vicino alle mangiatoie più aggregazioni di ungulati e più passaggi di lupo"

di Redazione

TRENTO. La presenza di mangiatoie potrebbe influenzare le relazioni tra gli ungulati, portando ad aggregazioni ‘non naturali’? Questo potrebbe avere anche delle conseguenze sui loro predatori, modificandone l’uso dello spazio e il comportamento?

 

Partiva da queste domande lo studio condotto da Muse (Museo delle Scienze) e Act (Associazione Cacciatori Trentini), con la collaborazione della Fondazione Edmund Mach, da poco pubblicato sulla rivista scientifica Ecosphere, ha studiato gli effetti del foraggiamento artificiale tramite mangiatoie sugli ungulati a cui sono destinate e sui loro predatori naturali.

 

La ricerca è stata svolta in val di Fassa, nel Trentino orientale, negli inverni del 2022 e 2023, in un'area caratterizzata da un'alta densità di mangiatoie (2,6 per 10 chilometri quadri); 54 sono stati i siti studiati, 14 mila le sequenze fotografiche analizzate.

 

La pratica del foraggiamento artificiale degli ungulati è molto diffusa in tutta Europa, specialmente a fini venatori per aumentare la sopravvivenza invernale delle specie cacciate. Diverse ricerche recenti però hanno messo in luce anche molti effetti collaterali di questa pratica, che possono potenzialmente avere ricadute negative sia sulle specie target che sull’intera comunità di specie.

 

Marco Salvatori, ricercatore Muse e primo autore dello studio, spiega: “Il nostro obiettivo era testare l’ipotesi che le mangiatoie creassero aggregazioni di ungulati, attratti da cibo concentrato e facilmente disponibile, che a loro volta potessero influenzare il movimento e il comportamento dei lupi, loro predatori naturali. Ci si aspetta infatti che gli erbivori massimizzino l’acquisizione ‘facile’ di cibo alle mangiatoie, e che i predatori ottimizzino predazione e dispendio energetico, selezionando le aree in prossimità delle mangiatoie per via della loro attrattività sugli erbivori. E i dati sembrano supportare le nostre ipotesi”.

 

Dallo studio emerge infatti che la variabile che più influenza la distribuzione degli ungulati è la vicinanza alle mangiatoie: la probabilità di presenza degli ungulati era massima vicino alle mangiatoie, e si azzerava in siti a 3 chilometri di distanza dalla mangiatoia più vicina. La loro attività, invece, risulta più sensibile alla presenza umana: più un sentiero è frequentato, meno attivi risultano gli ungulati nelle aree circostanti. Anche l’attività dei lupi è risultata correlata alla vicinanza alle mangiatoie per ungulati: i siti di campionamento più vicini alle mangiatoie erano usati il doppio rispetto a quelli a un chilometro di distanza.

 

“Grazie alle fototrappole - sottolinea Giulia Bombieri, ricercatrice Muse e coordinatrice dello studio - abbiamo potuto osservare quali specie visitano le mangiatoie e con quale frequenza. Il cervo è risultato il frequentatore più assiduo, con il 49% delle sequenze rilevate alle mangiatoie, seguito dal capriolo (27%) e dal muflone (15%), quest’ultima è per altro una specie alloctona per la quale è raccomandato il contenimento. Lo studio ha inoltre evidenziato potenziali dinamiche di competizione fra i due ungulati più presenti: il capriolo tende infatti ad evitare le mangiatoie quando il cervo, di maggiori dimensioni, è presente. Non solo ungulati: anche volpi, lepri, e perfino gatti domestici hanno visitato i punti di alimentazione, con possibili effetti sull’intera comunità di specie. Ulteriori studi sono necessari per verificare a fondo tali conseguenze”.

 

Lo studio è frutto della collaborazione tra Muse e Associazione Cacciatori Trentini, avviata nell’ambito del Programma di Stewardship del progetto Life WolfAlps Eu, che promuove la co-progettazione e la realizzazione di azioni concrete di conservazione e gestione del lupo insieme ai portatori di interesse. Preziosa anche la collaborazione con i guardiacaccia Act, il personale del Corpo Forestale e i custodi forestali dell'area della Val di Fassa per il supporto nella raccolta dati.

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