"Orso in Trentino, la Commissione europea richiama l'Italia e la Provincia di Trento: agire proattivamente per la tutela della specie e la sicurezza delle persone"
La commissaria europea all'ambiente Jessika Roswall ha risposto alla lettera dell'europarlamentare Cristina Guarda: ''Roswall ha ricordato che la Commissione europea ha fornito agli Stati membri strumenti e linee guida specifiche per affrontare le sfide legate alla gestione della fauna selvatica. Non ci sono più scuse: le autorità italiane dispongono delle informazioni necessarie per agire in conformità con la Direttiva Habitat"

BRUXELLES. Il Trentino osservato speciale in sede europea per la gestione (assolutamente in ritardo) degli orsi. La conferma arriva dalla risposta data all'eurodeputata del Gruppo dei Verdi/Ale al Parlamento europeo (che aveva scritto una lettera alla commissione europea) dalla commissaria europea all'Ambiente Jessika Roswall.
"La risposta della Commissaria europea all'Ambiente, Jessika Roswall, conferma quanto da tempo denunciamo: le autorità italiane, e in particolare la Provincia Autonoma di Trento, devono adottare misure preventive e proattive per garantire la tutela dell'orso bruno, una specie rigorosamente protetta, e la coabitazione sicura con gli esseri umani", spiega Cristina Guarda.
"Roswall - prosegue l'europarlamentare italiana - ha ricordato che la Commissione europea ha fornito agli Stati membri strumenti e linee guida specifiche per affrontare le sfide legate alla gestione della fauna selvatica. Tra questi, un documento di orientamento giuridico del 2021 e il rapporto 'Definire, prevenire e rispondere ai comportamenti problematici degli orsi in Europa', che offrono indicazioni chiare su come prevenire e gestire situazioni critiche. Non ci sono più scuse: le autorità italiane dispongono delle informazioni necessarie per agire in conformità con la Direttiva Habitat".
Ed effettivamente ormai si sa molto, moltissimo, al riguardo. Si sa che la Provincia di Trento con l'arrivo della Lega e dell'amministrazione Fugatti ha praticamente abbandonato la questione (dopo aver passato gli anni di opposizione tuonando contro i grandi carnivori e promettendo di risolvere ogni problema) ignorando il tema fino alla tragedia di Andrea Papi. Da quel momento è stato necessario riprendere il percorso che la giunta Rossi con l'assessore Dallapiccola aveva cominciato ad intraprendere, dotando gli allevatori degli strumenti di difesa passiva (recinti elettrificati), lavorando fortemente sulla comunicazione e l'informazione della popolazione, sostituendo i bidoni della spazzatura con quelli antiorso. Il tutto, però con 5 anni di ritardo e la popolazione dei plantigradi cresciuta a oltre 100 esemplari. Sembra incredibile, infatti, ma a 20 anni dall'avvio del progetto di reinserimento degli orsi in Trentino i bidoni (prima causa a rendere confidenti i plantigradi attirandoli vicino ai centri abitati) non sono ancora stati tutti sostituiti.
"La denuncia presentata dalla Lega Anti Vivisezione (LAV) sul mancato recepimento dell'Articolo 12 della Direttiva Habitat da parte della Provincia di Trento è attualmente in fase di valutazione da parte della Commissione. Ciò conferma che l'Europa sta monitorando da vicino la situazione", aggiunge l'eurodeputata.
"Chiediamo con forza che la Provincia di Trento metta in atto misure concrete per prevenire conflitti tra orsi e persone, come l'educazione dei cittadini alla gestione degli incontri e la rimozione delle fonti alimentari antropiche. Solo così sarà possibile garantire la sicurezza delle persone e la conservazione di una specie simbolo della biodiversità europea", conclude Guarda.












