"Per gli allevatori non sono i lupi il vero problema". Lo studio della rivista scientifica: "Alla base delle difficoltà non solo le predazioni, ma fattori economici e politici"
L'autorevole rivista scientifica Mdpi ha analizzato le sfide affrontate dagli allevatori nelle aree rurali della Grecia nord-occidentale mettendo in discussione la narrazione dominante secondo cui i lupi sarebbero la principale causa delle difficoltà del settore zootecnico: come in Grecia, anche in Italia si riscontra una carenza di supporto generalizzata per l’adozione di misure preventive contro le predazioni e un insufficiente accesso a formazione e risorse tecnologiche

TRENTO. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Mdpi ha analizzato le sfide affrontate dagli allevatori nelle aree rurali della Grecia nord-occidentale: contrariamente alla percezione comune, incentivata - dicono le associazioni - dalla disinformazione che individua nei lupi la principale causa delle difficoltà dell’allevamento, la ricerca mette in luce come i problemi siano molto più complessi e radicati, derivando spesso da fattori economici, strutturali e politici.
La ricerca, come riportato da Io non ho paura del lupo, si è concentrata su una regione dove la convivenza con i lupi è un tema delicato e spesso controverso: l’obiettivo principale era comprendere se e in che misura i lupi rappresentino una minaccia concreta per la sostenibilità delle aziende zootecniche e quali altri fattori contribuiscano alle difficoltà degli allevatori. Per ottenere questi risultati, sono stati raccolti dati sia quantitativi che qualitativi attraverso interviste agli allevatori, analisi economiche e valutazioni sull’efficacia delle misure di prevenzione contro la predazione.
Questi risultati arrivano da un contesto molto simile all’Italia: come in Grecia, anche qui nel Belpaese, la predazione da parte di lupi e altri carnivori, sebbene presente, rappresenta solo una parte dei problemi complessivi delle aziende agricole.
Lo studio ha confermato che, sebbene i lupi rappresentino una fonte di preoccupazione per gli allevatori, la loro incidenza sui problemi complessivi è spesso sovrastimata. La predazione del bestiame da parte dei lupi, pur essendo un evento concreto, risulta gestibile attraverso strategie mirate, come l’utilizzo di recinzioni elettrificate e cani da guardiania. Tuttavia, ciò che emerge è che molti allevatori non hanno le risorse economiche per adottare tali misure.
Inoltre, la percezione del lupo come “nemico principale” è spesso amplificata dai media e da narrazioni locali che semplificano un problema ben più ampio. Questo atteggiamento rischia di distogliere l’attenzione da altre questioni strutturali più urgenti, che compromettono la sostenibilità delle attività agricole.
Dallo studio emergono diverse problematiche che hanno un impatto ben più significativo rispetto alla presenza dei lupi:
1. Problemi economici e di mercato:
Gli allevatori sono soggetti a oscillazioni imprevedibili dei prezzi dei prodotti agricoli e zootecnici, che riducono la redditività delle loro attività. Inoltre, i costi di produzione – tra cui il foraggio, i medicinali veterinari e la manutenzione delle strutture – continuano a crescere, rendendo difficile mantenere un margine di profitto adeguato.
2. Politiche agricole e burocrazia:
Le normative agricole sono spesso complesse e poco flessibili, imponendo agli allevatori adempimenti burocratici che richiedono tempo e risorse. In molti casi, i sussidi governativi destinati all’agricoltura arrivano in ritardo o non coprono adeguatamente le necessità degli allevatori.
3. Scarso accesso alle misure preventive:
Sebbene esistano soluzioni tecnologiche ed ecologiche per prevenire le predazioni (come le recinzioni elettrificate), la loro diffusione è limitata a causa dei costi elevati e della mancanza di supporto economico da parte delle istituzioni. La formazione degli allevatori su queste pratiche è inoltre carente, limitando l’efficacia di tali misure.
4. Isolamento e pressioni psicologiche:
Gli allevatori, soprattutto quelli che operano in aree rurali remote, soffrono spesso di isolamento sociale e mancanza di supporto psicologico. Lo stress legato alla gestione delle loro attività, combinato con le incertezze economiche e ambientali, contribuisce a un senso di vulnerabilità che non è direttamente riconducibile alla presenza dei lupi.
Lo studio sottolinea la necessità di abbandonare un approccio che si concentri esclusivamente sulla gestione del conflitto con i lupi. Per garantire la sostenibilità delle attività di allevamento in aree rurali, è fondamentale adottare una prospettiva più ampia, che affronti le problematiche sistemiche.
Tra le raccomandazioni degli autori vi sono: supporto economico mirato, con investimenti nelle infrastrutture per la prevenzione delle predazioni, accompagnati da sussidi adeguati e facilmente accessibili per gli allevatori; formazione e sensibilizzazione, attraverso programmi educativi per aiutare gli allevatori a implementare misure preventive e per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle reali sfide dell’allevamento; politiche agricole inclusive, tramite la semplificazione della burocrazia, riduzione dei costi di produzione e sostegno a lungo termine per le comunità rurali; collaborazione tra stakeholder, cioè il coinvolgimento di allevatori, ambientalisti, ricercatori e istituzioni in un dialogo costruttivo per promuovere la coesistenza con il lupo senza penalizzare l’economia locale.
Come in Grecia, anche in Italia si riscontra una carenza di supporto generalizzata per l’adozione di misure preventive contro le predazioni e un insufficiente accesso a formazione e risorse tecnologiche. Infine, il senso di isolamento sociale e la mancanza di valorizzazione del ruolo dell’allevatore contribuiscono ad alimentare un clima di insicurezza e difficoltà, evidenziando la necessità di strategie integrate per supportare queste comunità.
Gli allevatori italiani devono far fronte a sfide economiche legate all’aumento dei costi di produzione, alla volatilità dei prezzi del mercato e alla concorrenza dei prodotti importati, che spesso penalizzano le produzioni locali. Inoltre, la burocrazia agricola sembrerebbe percepita come eccessivamente complessa e poco funzionale, con ritardi nell’erogazione dei sussidi e normative che non sempre tengono conto delle esigenze specifiche delle aziende rurali.
Concludendo, i risultati dello studio condotto in Grecia dimostrano che i lupi non sono il vero problema per gli allevatori, ma rappresentano solo una componente di un quadro più ampio e complesso.
Per migliorare la sostenibilità dell’allevamento in aree rurali, è necessario affrontare le sfide economiche, sociali e politiche che incidono profondamente sulle attività degli allevatori. Solo attraverso un approccio integrato e collaborativo sarà possibile promuovere una convivenza equilibrata tra l’uomo e la fauna selvatica, preservando al contempo la vitalità delle comunità rurali.












