Quattro cani muoiono tra atroci sofferenze: "In quota zone disseminate di bocconi 'killer' per uccidere con crudeltà. Necessario denunciare questi atti vigliacchi"
Sono attualmente in corso le indagini per tentare di individuare i responsabili, mentre le perlustrazioni proseguono su un territorio vasto

L'AQUILA. "La scorsa settimana, nel Comune di Ortucchio (L'Aquila) sono state rinvenute le carcasse di tre cani di proprietà di un pensionato del posto. Il responsabile? Un killer subdolo e silenzioso che continua a infestare i nostri territori: il veleno".
A parlare sono i referenti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che negli scorsi giorni hanno dato la tremenda notizia: "Bocconi, disseminati con crudeltà che hanno strappato la vita a questi animali".
L’area colpita è una zona periferica del paese marsicano, anche frequentata episodicamente da orsi e lupi. "In questa zona del Fucino il conflitto tra uomo e grandi carnivori non è certo quotidiano. Quindi, è più probabile che il veleno fosse destinato a cani da caccia o da tartufo. Un accadimento che diffonde un segnale inquietante: il problema è trasversale, radicato e purtroppo ancora molto diffuso".
"Questa volta sono morti 'solo' dei cani - proseguono dal Parco -. Ma è stato solo un caso: ricordiamo ancora il tragico episodio del 2023, quando all’Olmo di Bobbi, un intero branco di lupi – nove esemplari – fu sterminato dal veleno. Una ferita profonda, che dovrebbe provocare vergogna all’intero territorio".
Le Unità cinofile Antiveleno del Parco e dei carabinieri forestali di Assergi sono intervenute ad Ortucchio, rinvenendo altre esche avvelenate, sequestrate dai Forestali di Collelongo, anch’essi presenti sul posto.
Sono attualmente in corso le indagini per tentare di individuare i responsabili, mentre le perlustrazioni proseguono su un territorio vasto. Purtroppo, negli scorsi giorni, "un altro cane è stato trovato morto nella stessa zona".
"La lotta contro le esche avvelenate non può essere lasciata solo alle Unità Cinofile Antiveleno, il cui lavoro resta fondamentale e per questo occorre implementare la diffusione e la specializzazione - concludono -. Serve attenzione, rispetto, responsabilità. Serve denunciare chi compie questi atti vigliacchi, troppo spesso protetti da un silenzio complice. Serve, l’impegno di tutti e di una società civile che non chiude gli occhi di fronte a questa barbarie".












