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Trento
31 gennaio | 15:53

Lupi avvelenati a Levico: “Un anno dopo, ancora nessuna risposta. Il silenzio sull'esito delle indagini un segnale allarmante”

L'intervento di Wwf, Enpa e Io non ho paura del lupo: “E' necessario fare piena luce su quanto accaduto, individuare i responsabili e comunicare pubblicamente gli sviluppi”

TRENTO. “Chiediamo ancora una volta che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto a Levico Terme. Non si tratta di una rivendicazione polemica, ma di una questione di legalità e di tutela della biodiversità, un patrimonio per l'intera comunità trentina: la convivenza con i grandi carnivori non può essere gestita da chi compie atti criminali”.

 

Sono queste le parole di Wwf Trentino Alto Adige, Enpa del Trentino (sezione di Rovereto) e dell'associazione Io non ho paura del lupo nel lanciare un appello, a un anno esatto dall'avvelenamento di quattro lupi nel territorio di Levico Terme, affinché venga fatta chiarezza su quello che gli ambientalisti definiscono “uno degli atti di bracconaggio più gravi degli ultimi anni in Trentino”.

 

Le carcasse degli animali erano state rinvenute nella tarda mattinata del 1 febbraio scorso, poco distante dalla pista ciclabile a nord di Barco di Levico, in destra orografica del fiume Brenta. Fin da subito gli esperti avevano ipotizzato si fosse trattato di un avvelenamento, fatto per il quale la Provincia autonoma di Trento aveva annunciato una denuncia contro ignoti.

 

“A un anno dall'avvelenamento di quattro lupi nel territorio di Levico Terme – scrivono oggi Wwf, Enpa e Io non paura del lupo – le associazioni ambientaliste evidenziano l'assenza totale di informazioni ufficiali sull'andamento delle indagini e chiedono alle autorità competenti piena trasparenza su un caso che aveva avuto, doverosamente, un'ampia risonanza mediatica, in Italia ma anche a livello internazionale”. A dodici mesi di distanza, aggiungono: “Non è stata resa nota alcuna comunicazione ufficiale sull'esito degli accertamenti, sullo stato del procedimento giudiziario o sull'individuazione di eventuali responsabilità”.

 

“L'avvelenamento della fauna selvatica – continuano le associazioni – non è soltanto un reato ambientale: è un pericolo concreto per l'intero ecosistema e per la sicurezza pubblica. I bocconi avvelenati non fanno distinzioni e colpiscono indiscriminatamente animali selvatici e domestici, come purtroppo dimostra la cronaca. Si tratta di una pratica criminale che deve essere contrastata con la massima determinazione e a qualsiasi livello”.

 

Per il caso di Levico in particolare: “Dopo un anno, il silenzio e l'assenza di informazioni sull'esito delle indagini rappresentano un segnale allarmante. Per questo rivolgiamo un appello alle autorità competenti e alla magistratura per avere risposte. È necessario fare piena luce su quanto accaduto, individuare i responsabili e comunicare pubblicamente gli sviluppi”.

 

Il caso di Levico Terme, concludono gli ambientalisti: “Non è un episodio isolato. L'ombra del bracconaggio potrebbe essere presente anche nel caso dei due orsi rinvenuti morti nel comune di Caldes durante gli scorsi mesi, ma anche qui non esistono notizie ufficiali che aiutino a fare chiarezza. Le associazioni ribadiscono la necessità di interventi concreti e tempestivi: servono indagini celeri e coordinate tra le forze dell'ordine competenti, una comunicazione pubblica trasparente sugli sviluppi dei procedimenti e il rafforzamento dei controlli sul territorio nel contrasto ai crimini contro la fauna”.

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