Il ritorno del gatto selvatico europeo (FOTO): "Una specie che non sta più solo nei boschi di montagna ma che ormai popola anche la pianura"
Gatto selvatico europeo, sciacallo dorato e in prospettiva, con buone probabilità, anche la lontra, sono specie che eravamo abituati ad osservare nei boschi montani, ma che progressivamente stanno popolando sempre con maggiore frequenza anche le pianure del Friuli Venezia Giulia. Il direttore dell'area protetta: “Ormai questi animali arrivano fino al mare”

ISOLA DELLA CONA. "Nel periodo del Covid, in cui la riserva naturale era chiusa al pubblico, abbiamo individuato il primo esemplare maschio di gatto selvatico europeo, e negli anni seguenti abbiamo constatato come questa specie non sia più esclusiva dei boschi di montagna, ma si sia consolidata anche in pianura, anche dentro la Cona. Ormai è giunto sino al mare".
Con queste parole il direttore della Riserva naturale regionale Foce dell'Isonzo, Matteo de Luca, raggiunto da Il Dolomiti, ha tracciato un bilancio sulla presenza e diffusione del gatto selvatico europeo in pianura, a seguito di un video, pubblicato dallo stesso de Luca sui profili social della riserva che ritrae il felino aggirarsi in un'area non distante dalla costa.

In effetti, fino a poco tempo fa, osservare l'enigmatico gatto selvatico era considerato un evento eccezionale, non a caso l'animale si è guadagnato il soprannome de “il fantasma dei boschi”, ma oggi è sempre più frequente anche grazie all'abbondanza di prede, come ha spiegato il direttore della riserva: “Il gatto selvatico vive nel bosco, ma probabilmente, rispetto ad altri animali, sopporta di meno la neve. Negli anni è verosimile che si sia spostato in pianura seguendo il corso dei fiumi come il Tagliamento, il Natisone o l'Isonzo, quando, qualche anno fa, vi fu una vera e propria pullulazione di arvicole in tutto il Friuli che può aver contribuito ad accrescerne il numero. Oggi il suo areale si estende anche nella nostra riserva e si sovrappone a quello di un altro carnivoro che da diverso tempo è tornato a proliferare: lo sciacallo”.
E in effetti dello sciacallo nel basso Friuli, come un po' in tutta Italia, da anni è presente in sovrapposizione ad altri carnivori come ad esempio le volpi, una convivenza che, secondo Matteo de Luca, non è ancora stata pienamente compresa ed è oggetto di studio da parte della scienza. “A differenza di quanto accade con il lupo – sostiene de Luca – che è un predatore e tende a dominare e a scacciare anche i suoi cugini più piccoli, lo sciacallo e la volpe, anche nella nostra riserva coprono la stessa area e hanno abitudini simili, stiamo ancora cercando di capire se l'aumento di densità dell'uno determini la diminuzione dell'altro, o se invece esiste una sorta di convivenza dovuta, magari, dal fatto che sono specie relativamente simili anche per dimensioni, è una dinamica nuova che va studiata”.

La Riserva naturale delle Foci dell'Isonzo è un'area protetta ricca di biodiversità, situata a pochi chilometri dalle città di Grado e Monfalcone, composta dal delta dell'Isonzo e l'Isola della Cona, grandi spazi aperti caratterizzati da acque salmastre e sabbie affioranti, un paradiso per oltre 340 specie di uccelli, tra migratori, stanziali e altri ancora, di cui ben 98 sono specie protette.
Proprio in questi giorni nei pressi della riserva sono ritornati i fenicotteri, ma tra specie più consuete e arrivi più recenti viene da chiedersi quali siano le prospettive future riguardo ad un possibile ulteriore aumento delle specie animali, e in tal senso Matteo de Luca non ha dubbi, una risposta importante potrebbe arrivare proprio dal fiume Isonzo. “Negli ultimi anni abbiamo avuto un'evoluzione positiva per quanto riguarda la presenza delle specie, ci aspettiamo che prosegua anche nei prossimi anni. Nel 2023 abbiamo avuto anche il primo dato sul ritorno della lontra nel fiume Isonzo, dentro l'area protetta, poco a monte dell'isola della Cona. Un animale che da queste zone era completamente sparito ma del quale poterne constatare un ritorno in pianta stabile sarebbe un segnale estremamente positivo per la salute degli ambienti fluviali".












