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Trento
09 ottobre | 09:11

"L'orso che attraversa il paese di notte e sparisce alla vista di due persone? Una vicenda raccontata in maniera grottesca: così si alimenta soltanto il malcontento"

Le associazioni ambientaliste: "La ricostruzione della sindaca di Ossana? Grottesca. Comprendiamo che un incontro inatteso possa provocare paura, ma trasformare le persone coinvolte in vittime è sproporzionato. Esprimere 'vicinanza' ai cittadini solo perché hanno visto un animale selvatico, è una reazione che sfocia nel ridicolo"

L'orso che attraversa il paese di notte e sparisce alla vista di due persone?

TRENTO. "Come Io non ho paura del lupo aps e Wwf Trentino Alto Adige Südtirol, esprimiamo la nostra preoccupazione per i toni del comunicato diffuso dalla sindaca di Ossana, Laura Marinelli, dopo il passaggio di un orso nell’abitato".

 

Le parole sono quelle di due associazioni ambientaliste, che intervengono a seguito di un comunicato diffuso nella giornata di ieri, 8 ottobre (LO RACCONTAVAMO QUI). Nel testo veniva spiegato quanto accaduto nella notte di venerdì scorso (2 ottobre) quando, intorno alle 23, un esemplare di orso è stato avvistato nel cuore di Ossana – nel parcheggio sotto il municipio e, subito dopo, in via del Molino.

 

Nell'occasione, come spiegava la stessa sindaca, l'animale aveva incrociato alcuni cittadini che rientravano a piedi da un evento di cineforum: "Prima di tutto – riportava Marinelli – vorrei esprimere vicinanza ai cittadini che lo hanno incontrato e ringraziarli per aver prontamente avvertito la stazione forestale, che ha schedato formalmente l'avvistamento. Comprendo perfettamente il senso di insicurezza e la forte limitazione della libertà che questo episodio ha generato nella nostra comunità".

 

Dopo quanto accaduto, ma in particolare in seguito alle parole espresse dalla prima cittadina, le associazioni Io non ho paura del lupo aps e Wwf Trentino Alto Adige Südtirol hanno voluto dire la propria: "La stessa sindaca riferisce che l’animale è fuggito non appena ha incontrato due persone: eppure, dalla sua ricostruzione nasce una rappresentazione da 'comunità sotto assedio'".

 

"Un orso nei pressi di un piccolo centro abitato merita attenzione - proseguono le associazioni - ma un animale che transita in piena notte e fugge alla vista delle persone non può diventare il protagonista di una scenografia da emergenza. Nessuno ha incontrato l’orco cattivo delle favole: per questo chiediamo che la comunicazione istituzionale parta dai fatti e smetta di alimentare questa rappresentazione".

 

E ancora: "Ossana è un piccolo paese di fondovalle ai margini del Parco nazionale dello Stelvio, in un territorio in cui boschi, fauna selvatica e abitazioni sono adiacenti. Raccontare il passaggio notturno di un animale selvatico come un’irruzione inconcepibile significa perdere il contatto con il territorio che si amministra". 

 

"Comprendiamo - aggiungono Wwf ed Io non ho paura del lupo - che un incontro inatteso possa provocare paura, e ringraziamo chi ha avvisato la forestale. Trasformare però le persone coinvolte in vittime, quando lo stesso comunicato descrive la fuga immediata dell’animale, è sproporzionato. Chi amministra ha il dovere di ascoltare la paura, spiegarla e ricondurla ai fatti, tuttavia esprimere 'vicinanza' ai cittadini solo perché hanno visto un animale selvatico, è una reazione che sfocia nel ridicolo". 

 

 

RIPORTIAMO DI SEGUITO IL TESTO COMPLETO DELLE ASSOCIAZIONI:
 

Quale libertà sarebbe stata tolta?
La sindaca denuncia una «forte limitazione delle libertà». Come associazioni ci chiediamo quale libertà sia stata concretamente sottratta e su quali elementi si fondi una dichiarazione tanto pesante. Presentare ogni avvistamento come una minaccia collettiva alimenta proprio l’insicurezza che si dichiara di voler combattere. Da anni gruppi e posizioni estremiste soffiano sul fuoco, ostacolando un dibattito serio e rendendo sempre più difficile, anche per gli amministratori disponibili, proporre soluzioni concrete di convivenza. La comunità ha diritto a informazioni affidabili e alla possibilità di discutere senza che ogni proposta nella direzione della convivenza venga schiacciata dalla contrapposizione ideologica. 

 

In questi anni che cosa hanno fatto i Comuni?
Come associazioni ci chiediamo che cosa abbiano fatto concretamente i Comuni della Val di Sole per aiutare la comunità a comprendere la presenza dei grandi carnivori e ad affrontarla con maggiore consapevolezza. Quali percorsi continuativi di informazione e confronto hanno promosso? Quali incontri con tecnici ed esperti hanno organizzato? Quali iniziative hanno messo in campo per spiegare i comportamenti degli animali? A parte il pregevole, ma tardivo, intervento sui cassonetti anti-orso, finanziato attraverso apposite misure provinciali, assolutamente nulla.

 

Hanno invece sostenuto consultazioni che riteniamo inutili e ridicole: tali iniziative non aiutano a comprendere il fenomeno, non offrono strumenti concreti alla popolazione e non costruiscono sicurezza. Servono, semmai, a raccogliere consenso facendo leva sulla paura. Invitare la comunità a esprimersi contro l’orso non significa aiutarla a vivere in un territorio in cui l’orso è presente: significa assecondare il malcontento senza assumersi la responsabilità di affrontarne le cause. Si alimenta così l’illusione di una soluzione semplice e immediata — la rimozione di tutti gli orsi, compresi quelli che non rappresentano alcun pericolo — senza mai dichiarare apertamente che è questa la prospettiva suggerita. Quando poi questa promessa implicita si scontra con la realtà, si finisce puntualmente per dare la colpa alla Provincia e all’Europa, senza aiutare le persone a comprendere il mondo in cui viviamo, le regole che lo governano e le responsabilità che spettano a ciascuno. 

 

«Mani legate»: per fare che cosa?
La sindaca lamenta di non poter «intervenire immediatamente per risolvere il problema» e di avere «le mani completamente legate». Intervenire come? Su quale base tecnica? 

 

È grottesco trasformare la ripartizione delle competenze in una commedia dell’impotenza, invocando azioni di cui non si chiariscono né le ragioni né gli obiettivi. La retorica delle «mani legate» rischia inoltre di alimentare inconsapevolmente l’idea che qualcuno debba farsi giustizia da sé, presentando le istituzioni come incapaci di agire. È un messaggio particolarmente irresponsabile in un territorio già segnato da gravissimi episodi di bracconaggio, come l’uccisione a fucilate di due orse a Caldes. Informare correttamente, collaborare con i tecnici e sostenere la prevenzione: queste sono azioni concrete che il Comune può fare da ora. Hanno il vantaggio di essere efficaci, ma forse sono meno rumorose delle lamentele sul tema, cosa che per certi sindaci pare essere un difetto.

 

Un appello al Comune
La Val di Sole non ha perso nessuna libertà perché un orso attraversa un paese di notte e sparisce alla vista delle persone. Vivere in montagna, come in qualsiasi altro luogo, richiede conoscenza e informazioni affidabili basate sulla realtà e non sulle favole. 

 

Alla sindaca chiediamo tono istituzionale, chiarezza e rispetto dei fatti: la sicurezza dei cittadini si difende con la prevenzione, con l’informazione sui grandi carnivori e con le valutazioni degli organi competenti, non descrivendo come una comunità sotto assedio un piccolo paese alpino circondato da foreste da cui l'orso è fuggito a gambe levate, in piena notte, dopo aver visto due persone. 

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