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Il ministro vuole impedire di sparare ai lupi almeno per 2 anni. Il Trentino non ci sta. "Permettiamo il prelievo del 5% degli esemplari"

Galletti ha espresso la sua volontà di andare in deroga alla norma sulla gestione del lupo che tanto piaceva al Trentino. Ma a fare i conti anche se si introducesse la regola del 5% avendo poco più di 20 esemplari sul territorio si farebbe lo stesso fatica a sparare anche solo a un esemplare

Di Luca Pianesi - 22 settembre 2017 - 16:59

TRENTO. "Abbiamo espresso la nostra piena contrarietà. Il lupo non è più un animale a rischio estinzione quanto una specie in continua espansione". E' un momento di stallo assoluto per quanto riguarda la disciplina che riguarda la gestione del lupo. Da un lato ci sono territori che chiedono di abbatterli, dall'altro ce ne sono altri che si oppongono strenuamente. Il 14 settembre scorso, in Sardegna, si è tenuta una commissione ambiente ed energia congiunta a quella della politiche agricole durante la quale il ministro Galletti ha spiegato che il futuro provvedimento per la gestione del lupo a livello nazionale, che avrebbe dovuto prevedere la possibilità di abbattere fino al 5% della popolazione degli animali, in caso di necessità, non andrebbe attuato almeno per due anni.

 

"Abbiamo espresso la nostra netta contrarietà - ha spiegato l'assessore Dallapiccola - a questa decisione. E lo abbiamo fatto in forma scritta, scrivendo direttamente al ministro. La situazione della presenza del lupo sulle nostre montagne sta attraversando una fase particolarmente dinamica; l'animale sta dimostrando notevoli capacità riproduttive e velocità nella dispersione sul territorio. Nella nostra provincia e nelle aree confinanti, spiega Dallapiccola, nell'arco dell'ultimo biennio si è assistito ad un considerevole aumento del numero di branchi e di coppie".

 

Ed è così che, ad oggi, in Trentino i lupi sono diventati poco più di una ventina. Vi è un branco nella Lessinia (che fino a questa primavera era composto da 10-12 esemplari dei quali 6 cuccioli e tra i 4 e i 6 adulti) il quale in base alle ultime evidenze del monitoraggio si sarebbe riprodotto anche nel corso del 2017. Vi è poi un ulteriore branco sull’altipiano di Asiago in provincia di Vicenza (che sporadicamente sconfina sul settore trentino dell’altipiano stesso). Infine vi è una coppia in alta val di Non, un’ulteriore coppia nell’alta val di Fassa e nella confinante val Badia e una terza coppia nella zona di Folgaria. Insomma a farla grossa e a voler attuare davvero la regola dell'abbattimento del 5% della popolazione, sul nostro territorio si arriverebbe, comunque, a stento a sparare anche a solo un lupo.

 

Ma la battaglia è prima di tutto politica. La documentazione che sta alla base della decisione della Commissione, si evidenza nella nota scritta a Galletti dall'assessore Dallapiccola, si basa su un quadro ormai troppo lontano dalla situazione attuale. In sostanza si chiede al Ministero più flessibilità nel regime di protezione del lupo e decisioni che si basino sui più aggiornati dati relativi alla sua presenza, che tengano conto dell'incremento numerico della specie e della sua capacità di diffondersi nell'arco alpino. La nota inviata al Ministro si conclude ribadendo la disponibilità della Provincia ad affrontare in maniera costruttiva, prospettica e sinergica la questione. Intanto l'11 ottobre i rappresentanti di Alto Adige e Trentino e probabilmente del Tirolo si riuniranno a Bruxelles per portare la questione al commissario europeo.

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